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Messina - Barcellona: spallata al clan, manette per 35 mafiosi
di Redazione

Operazione di Carabinieri e Polizia: stroncate le “nuove leve”

Tags: Barcellona Pozzo Di Gotto, Mafia



MESSINA - I Carabinieri insieme alla Polizia hanno eseguito in città e in provincia un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Messina su richiesta della Dda locale, nei confronti di 35 persone indagate per associazione mafiosa, omicidio, estorsione, rapina, detenzione illegale di armi e altri delitti aggravati dalle modalità mafiose. L'operazione ha permesso di arrestare le nuove leve del clan di Barcellona Pozzo di Gotto che dopo l'arresto dei boss avevano preso il sopravvento. Tra i nuovi capi del clan barcellonese, sono stati individuati Francesco Aliberti e Giuseppe Treccarichi già legati ai precedenti capi Tindaro Calabrese, Carmelo D'amico e all'imprenditore Antonino Mazzeo, detto “Piritta”.

Dall'indagine - dicono gli inquirenti - è emerso un contesto di marcata instabilità degli equilibri criminali, nel cui ambito secondo gli inquirenti si inseriscono i recenti omicidi di Giovanni Isgrò e di Giovanni Perdichizzi e quello di Ignazio Artino. Le indagini hanno messo in luce, anche l'operatività nel settore delle estorsioni nell'area della cittadina del Longano, del gruppo criminale con un ruolo di primo piano svolto da Domenico Chiofalo. Il questore di Messina Carmelo Gugliotta ha espresso il suo compiacimento per brillante operazione spiegando: “Con Gotha 4 si è dato una grande spallata al clan di Barcellona e sono felice che un territorio come quello della città del Logano stia reagendo. Fondamentali infatti la collaborazione di commercianti e cittadini.
Dopo anni di indagine possiamo dire di conoscere e seguire bene l’evoluzione di questo clan". Soddisfatto anche il procuratore capo di Messina, Guido lo Forte, che ha affermato: “Questa è l'evoluzione di tutte le operazioni precedenti sul gruppo criminale da anni egemone ed in collegamento con le famiglie mafiose della provincia Catania, Palermo, Caltanissetta, e Enna. Dalle intercettazioni emerge come molti esponenti della famiglia mafiosa cercavano di assistere con denaro i detenuti proprio per evitare i pentiti”.

Articolo pubblicato il 11 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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