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Marco Borradori: "Uno sguardo al futuro con i grandi progetti"
di Valerio Barghini

Forum con Marco Borradori, sindaco della città di Lugano

Tags: Marco Borradori, Lugano



Da quanto tempo è sindaco di Lugano?
“Sono stato eletto il 14 aprile 2013, dunque da qualche mese. Il mandato in corso durerà tre anni, nonostante la durata della carica a sindaco sia di quattro. Il mio predecessore, Giorgio Giudici, sindaco dal 1984, nell’ultimo mandato ha guidato la città per cinque anni (con la proroga di un anno) per un discorso legato al processo di aggregazione della Grande Lugano”.

Quanti abitanti conta ora la città?
“Siamo passati da circa 27-28 mila abitanti nel 2004 (anno in cui è iniziato il processo di aggregazione) agli oltre 63 mila attuali. Oggi Lugano è la seconda città svizzera per superficie, con tutto quel che comporta dal punto di vista della manutenzione, del controllo e dell’erogazione dei servizi. Senza trascurare, naturalmente, l’aspetto ‘psicologico’: non tutti i cittadini hanno vissuto bene questo passaggio. Ma compito dell’amministrazione è anche quello di far sentire questi ultimi parte integrante della città, creando una cinghia di trasmissione tra il centro e la periferia”.

Cosa prevede il suo Piano?
“Il mio mandato prevede di portare avanti dei grandi progetti che avranno un grosso influsso positivo sulla Lugano di domani. Prima di tutto la stazione ferroviaria. Lugano è uno snodo importante per l’alta velocità europea e delle trasversali alpine. La stazione, che rimarrà dov’è essendo già concepita per l’alta velocità, verrà potenziata e resa più accessibile ed efficiente. Lo sarà maggiormente quando sarà completato il nuovo tunnel del Gottardo, il traforo più lungo al mondo con i suoi 57 chilometri. Poi c’è un progetto che noi chiamiamo ‘polo sportivo’, molto importante sotto il profilo finanziario (parliamo di un importo di un centinaio di milioni di euro): la realizzazione di un nuovo stadio e di un palazzetto dello sport nella zona di Cornaredo. Ancora, un progetto che possiamo definire ‘fieristico-alberghiero’. Lugano, oltre che una città turistica, vuole essere anche congressuale. L’attuale Palazzo dei Congressi può ospitare poco più di mille persone e, se considera che di recente si è tenuto un congresso con oltre tremila partecipanti, i problemi di capienza, anche a livello di strutture alberghiere, sono di tutta evidenza. Inoltre, a Nord della città, stiamo realizzando il nuovo quartiere Cornaredo, che ha comportato per il momento l’apertura di una nuova galleria, dunque di un rinnovato sistema viario. Questo per quanto riguarda i grandi progetti. Poi ci sono altri programmi, ad esempio di recupero naturalistico per rendere più vivibile la città o di routine, legati alla mobilità, ai trasporti, ai servizi che sicuramente vanno potenziati. E perché un cittadino di Lugano si senta abitante di una bella città, in cui si può vivere bene, potenziamento deve per forza far rima con investimento”.

Qual è la provenienza dei finanziamenti di tutte queste opere?
“Ci sono vari livelli. In genere, però, il finanziamento di una grande opera come la stazione, avviene con fondi sia comunali che cantonali che confederali”.

Per voi, che siete un Cantone di frontiera, al di là del confine ci sono tante opportunità.
“Assolutamente sì. Per la città di Lugano, ma pure per tutto il Cantone, è importante lavorare e collaborare con le zone vicine di frontiera e anche con Milano, che per noi è un polo assolutamente importante per il presente e per il futuro”.

Cosa pensa di poter ragionevolmente condurre in porto in questi tre anni?
“Si tratta di programmi di lunga gittata, motivo per cui difficilmente li condurremo in porto nel giro di una sola legislatura, ovviamente anche per questioni finanziarie. Forse l’unico sarà il progetto della stazione, che abbiamo già trovato in corso d’opera e che potrebbe essere l’unico che verrà completato nel corso del presente mandato. Per gli altri ci vorranno almeno due legislature, questo triennio e il successivo quadriennio. Ovviamente per portare avanti questi progetti ci vogliono risorse, fissando pure delle priorità. Tuttavia il cittadino deve avere la percezione, non solo psicologica, che le cose stanno andando avanti”.
 
Da quanti dipendenti è composto il Comune di Lugano?
“Circa 1.600, di cui circa 180 addetti alla polizia municipale”.

E la macchina amministrativa del Comune?
“Oltre a me, ci sono altre sei persone che formano il Municipio e che sono gli omologhi dei vostri assessori. Solo che non sono nominati dal sindaco ma eletti dal popolo”.

Quanto tempo dedicate all’attività municipale?
“Una mattina e mezzo pomeriggio la settimana per il lavoro in collegio municipale. Fra poco avremo una seduta detta “di clausura”: due giorni in cui io e i miei sei colleghi ci riuniamo, prendiamo atto della situazione finanziaria, parliamo di un Piano di investimenti e redigiamo un Programma di Legislatura. Tre aspetti che a Lugano erano un po’ carenti, sebbene non certo per volontà: cambiano i tempi, le situazioni finanziarie e, con essi, il modo di amministrare una città. Bisogna impostare l’attività amministrativa nell’ottica della razionalizzazione delle risorse. Anche una città che è sempre stata ricca come Lugano deve scontrarsi con il problema della disoccupazione - attualmente attorno al 4,9 per cento - che investe soprattutto i giovani e gli over 50”.

A quanto ammonta il bilancio comunale?
“Ammonta a 440 milioni di franchi”.

Qual è il rapporto tra uscite correnti e uscite per investimenti?
“Negli ultimi tre anni a Lugano è stata investita una somma attorno agli 85 milioni di franchi, circa 70 milioni di euro. Per avere delle finanze sane, dunque investire ma senza sforare e spendere troppo, il livello ottimale degli investimenti deve essere attorno ai 65 milioni di franchi”.

Cosa pensa del possibile accordo circa lo scambio di informazioni con l’Italia? Claudio Generali, Presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese, esprime preoccupazione. A suo parere sarebbero a rischio tra i 4 e i 5mila posti di lavoro nel settore del credito.
“Diciamo che il mondo bancario e la piazza finanziaria stanno vivendo, se non proprio un momento di disorientamento, quanto meno di profondo cambiamento”.

La sensazione è che Berna, su questo versante, abbia cominciato a “cedere”.
“Non solo Berna. Una degli aspetti importanti legato al mondo svizzero era il segreto bancario che sta inesorabilmente perdendo forza”.

Parliamo di un’altra peculiarità tipicamente svizzera: la pulizia. Dunque di rifiuti. Voi accedete al sito del termovalorizzatore di Giubiasco.
“È il nostro fiore all’occhiello e serve tutto il Cantone. Una struttura all’avanguardia, che dà lavoro a oltre cento dipendenti, costata relativamente poco e che consente di risparmiare cifre molto importanti, dato che il prezzo dello smaltimento è relativamente basso: siamo intorno ai 170 franchi a tonnellata. Lo scorso mese di ottobre, poi, è stata inaugurata la rete di teleriscaldamento”.

La raccolta differenziata?
“La facciamo e, a livello cantonale, si avvicina al 50 per cento: siamo in media svizzera”.

Che fine hanno fatto le discariche?
“In Svizzera erano gestite dai Cantoni oppure dalle associazioni che si occupavano dello smaltimento (ma sempre sotto la sorveglianza del Cantone) e dal 2000 sono vietate per legge, anche se il Ticino aveva ricevuto una proroga. Oggi alcune di esse sono state bonificate e sono diventate dei parchi”.

Articolo pubblicato il 12 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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