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Paolo Beltraminelli: "Politici professionisti e un Consiglio autonomo"
di Valerio Barghini

Forum con Paolo Beltraminelli, presidente  del Consiglio di Stato del Canton Ticino

Tags: Paolo Beltraminelli, Canton Ticino



Presidente Beltraminelli, quando è nata la Confederazione Elvetica?
“La Svizzera moderna è nata nel 1848, con il varo della nuova Costituzione”.

Che cosa è il Consiglio di Stato?
“È l’organo esecutivo, composto da cinque membri che svolgono attività politica in maniera professionale. Viene eletto ogni quattro anni. Essendo professionisti, i cinque consiglieri di Stato devono rinunciare ai propri incarichi professionali pregressi. Ad esempio io, che sono ingegnere, ho dovuto lasciare il mio studio. Chi è consigliere di Stato non può avere partecipazioni, né attività proprie e collaterali: deve rinunciare a tutto e dedicarsi a tempo pieno alla propria attività politica. Ovviamente per fare ciò ha un’indennità fissa, una sorta di stipendio”.

Come si diventa Presidente del Consiglio di Stato?
“Il Presidente lo fa a rotazione annuale ciascuno dei cinque componenti”.

E l’organo legislativo?
“Si chiama Gran Consiglio ed è un organo più di ‘milizia’, composto da novanta membri che, però, non esercitano la politica come mestiere ma vengono retribuiti in base a gettoni presenza, a parte il presidente e il vice presidente che percepiscano circa 3.000 franchi all’anno. La modalità di elezione è analoga per entrambi gli organismi. Il Governo ticinese è l’unico in Svizzera eletto attraverso il sistema proporzionale (mentre il legislativo viene eletto con questo metodo in tutta la Svizzera). C’è una quota di sbarramento che è pari a 100 diviso 6, dunque il 16,6 per cento. In pratica chi supera il quorum viene eletto. Se uno non raggiunge il quorum, il seggio viene assegnato a chi prende più voti”.
 
Quali sono le competenze del Consiglio di Stato?
“Sono le più varie: vanno dalla scuola, alle università, all’ambiente, all’energia, alla sanità, al fisco. Il tutto, però, incentrato su un vocabolo che in Svizzera è una sorta di ‘parola chiave’: autonomia. Giudiziaria, ad esempio: i tribunali sono cantonali, tranne il Tribunale Federale, una sorta di Corte d’Appello, che si occupa dei procedimenti in seconda istanza. Ancora, autonomia in materia di sicurezza, con la polizia cantonale. O, ancora, in tema fiscale: ogni Cantone ha una propria legge tributaria attraverso la quale viene definito quanto si vuole prelevare per il mezzo delle imposte. I principali cespiti sono le imposte sulle persone fisiche e giuridiche, sui frontalieri, le tasse di registro fondiario, la tassa di successione (anche se quest’ultima è stata abolita per i discendenti e ascendenti diretti). Il Cantone raccoglie per il tramite delle imposte una certa cifra, attualmente attorno al miliardo e 300 milioni di franchi. Analogamente fanno i Comuni attraverso un moltiplicatore su base cantonale. Infine ci sono le imposte federali, divise tra dirette ed indirette. Le prime sono le uniche uguali per tutti i Cantoni. Tra le seconde c’è l’Iva, attualmente all’8 per cento. Relativamente alle imposte sul reddito, in Svizzera abbiamo un sistema di deduzioni molto forte. Fatta base 100, attraverso le deduzioni che abbattono l’imponibile (ad esempio per l’Avs, la contribuzione al sistema sanitario eccetera) si arriva ad un reddito di 60: su quel 60 i cittadini svizzeri pagano un’aliquota massima del 42 per cento”.

Altri temi?
“Riguardano la cultura o in materia paesaggistica. Anche se riguardo a quest’ultimo aspetto un ruolo preminente ce l’hanno i patriziati”.

I patriziati?
“Sì. Il termine fa riferimento alle famiglie patrizie originarie di un determinato Comune. Sono corporazioni di diritto pubblico (come le parrocchie) regolate da una legge. Ad esempio ci sono patriziati che posseggono Golf Club come quello di Ascona o di Losone”.

Svizzera è stato sinonimo anche di segreto bancario. Cosa pensa del possibile scambio di informazioni con l’Italia?
“Ritengo che sia una questione di privacy ma anche storica. Non dimentichiamoci che il segreto bancario è nato per proteggere gli ebrei e i loro beni durante la guerra”.
 
Quanti dipendenti ha il Canton Ticino?
“Circa 4.600 e altrettanti docenti”.

Com’è strutturato il sistema scolastico?
“Abbiamo la scuola dell’infanzia da 3 a 6 anni la cui frequenza non è obbligatoria ma è obbligatorio che ogni comune la organizzi. Poi i cinque anni di scuola elementare. I docenti di questi due cicli sono di nomina comunale ma con controllo e partecipazione finanziaria del Cantone: in pratica un comune povero attinge maggiormente alle finanze cantonali rispetto ad un comune ricco che è più autonomo. A seguire ci sono quattro anni di scuola media, i cui docenti sono collaboratori del Cantone e le superiori, che si dividono in licei, istituti tecnici e professionali, per i quali è previsto un sistema duale scuola-lavoro. Infine ci sono le università, che sono pubbliche, finanziate dal Cantone ma amministrativamente autonome”.

Gli studenti, dunque, entrano in contatto col mondo del lavoro.
“Certo. E devono pure obbligatoriamente assicurarsi al fine di garantirsi la pensione. In Svizzera il sistema pensionistico si basa su due pilastri: l’Avs, statale, obbligatoria per tutti e che garantisce una rendita fissa nel momento in cui una persona si ritira dal lavoro, ma solo se sono stati pagati regolarmente tutti gli anni, e la Cassa Pensioni, fondi di categoria privati che amministrano circa 700 miliardi di franchi. All’Avs ci si iscrive già a 18-20 anni, ovviamente con un versamento minimo di 300-400 franchi annui: a pagarlo saranno i genitori che poi porteranno in deduzione dal reddito”.
 
A quanto ammonta il bilancio cantonale?
“Nel suo insieme, tra entrate e uscite, tre miliardi e 400 milioni di franchi”.

E il coefficiente tra spesa corrente e spesa per investimenti?
“Tre miliardi e 400 milioni di franchi sono tutte le spese correnti e al loro interno ci sono anche 200 milioni di ammortamenti. Gli investimenti, che ammontano a circa 350 milioni, sono contabilizzati a parte”.

Qual è la voce di spesa più importante?
“A livello cantonale, la viabilità costituisce sicuramente una spesa d'investimento tra le più importanti. Ci sono 1.600 chilometri di strade a carico del Cantone e altrettanti a carico dei Comuni. Poi c’è la rete autostradale, che però è a carico della Confederazione”.

Lei è presidente del Consiglio di Stato ma pure direttore del Dipartimento Sanità.
“Sì, proprio perché l’incarico di presidente è a rotazione, ciascuno di noi comunque mantiene la direzione, equiparabile agli assessorati in Italia, del settore che gli è stato assegnato. Io, per esempio, seguo la sanità”.

Come funziona il sistema sanitario?
“Le spese ospedaliere sono pagate per il 55 per cento dal Cantone e per il 45 per cento dall’assicurazione malattie, da qualche anno obbligatoria per legge. Un’assicurazione, per la verità, piuttosto onerosa, perché ammonta a 400 franchi il mese per gli adulti e 100 per i bambini. Quindi una famiglia può spendere anche 12mila franchi l’anno per l’assicurazione malattia, avendo però una copertura totale. Il costo di un intervento chirurgico, ad esempio, è frutto del bilanciamento tra l’ospedale (che punta ad alzarlo) e l’assicurazione malattia (che invece cerca di abbassarlo). In mezzo noi, Cantone, che fungiamo da arbitri, tenendo conto del coefficiente di difficoltà di un’operazione. Il sistema, in questo modo, porta verso un naturale equilibrio”.

Articolo pubblicato il 13 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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