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Sicilia, timida ripresa solo nel 2014
di Rosario Battiato

Per gli esperti della fondazione Res siamo di fronte a "una destrutturazione della capacità produttiva”, più grave della crisi. Record siciliano per la chiusura di piccole imprese (1.557), -3,8% del Pil reale, -19,8% dell’export

Tags: Economia, Pil, Crisi



PALERMO – Non è più una crisi viscerale dell'economia isolana, ma “una destrutturazione della capacità produttiva che durerà fino al prossimo”. Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa, e lo diventano ancor di più se sono espresse da un prestigioso istituto come la Fondazione Res, l'istituto di ricerca su economia e società in Sicilia. L'osservatorio congiunturale della Fondazione ha analizzato il quadro economico regionale del primo semestre del 2013 segnalando risultati fortemente negativi e rimandando i primi possibili segnali di ripresa al prossimo anno.

“Il cedimento della domanda aggregata risulta decisamente più marcato rispetto alla media nazionale soprattutto nei consumi delle famiglie, che costituiscono la componente di maggior rilievo nell’economia regionale”. Si apre così il report Res sullo stato di salute dell'economia isolana che poi affonda l'analisi anche nell'andamento degli investimenti dove si registra “una nuova e più evidente frenata rispetto alle precedenti previsioni, sintomo della debolezza strutturale della base produttiva e della minore fiducia da parte degli operatori sulle prospettive di soluzione della crisi in atto”. L'anno prossimo si attendono i primi segnali di una ripresa che potrà interessare essenzialmente le imprese esportatrici, mentre i dati di sintesi relativi alla domanda aggregata, sia nei consumi privati sia per gli investimenti, “potrebbero registrare semplicemente un arresto dell’attuale tendenza cedente”.

Il  pil reale in Sicilia ha segnato un dato in calo  pari al 3,8 per cento rispetto al 2012. Si tratta del risultato complessivo dovuto anche al record nazionale siciliano per chiusura di imprese: sono state 1.557 le piccole imprese cessate nell'ultimo anno, mentre aumentano le ore di cassa integrazione che arrivano al livello record di 16 milioni. Altro dato drammatico riguarda le esportazioni con un -19,8% rispetto al 2012. A tenere a galla il sistema c'è una crescita dell'inflazione più bassa del solito, così che permette alle famiglie siciliane, nonostante la disparità di redditi, di sopravvivere, mantenendo un potere d'acquisto comunque sostenibile. Ma le conseguenze della crisi spaccano a metà il paese rendendo evidenti le disparità tra i redditi e favorendo la disuguaglianza.

Nel report si legge come persino le esportazioni, che sono state la componente più dinamica della domanda nel 2012, dovrebbero registrare nel 2013 una sensibile flessione e un andamento analogo è previsto per le importazioni. Il tasso di disoccupazione nel biennio 2013-2014 potrebbe “attestarsi oltre il 20%, dato superiore di oltre 8-10 punti rispetto alle previsioni nazionali”.

Adam Asmundo, responsabile delle analisi economiche della Fondazione Res, è stato molto chiaro nel definire lo stato di salute dell'economia siciliana.  "Questi dati testimoniano un grave impasse dell economia che durerà ancora fino al prossimo anno". E in effetti per attendere qualche timido segnale di risveglio del prodotto interno lordo bisognerà attendere ancora un anno dopo che il pil isolano ha registrato nel 2012 una flessione del 2,7% e a cui seguirà un rallentamento del 3,8% nel 2013, confermando così la “doppia ondata recessiva dal 2008 al 2009 e dal 2011 al 2013 con un ampio cedimento dei consumi privati e degli investimenti".

Articolo pubblicato il 13 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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