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Basta con i veleni sulla nostra Isola
di Carlo Alberto Tregua

Riconvertire le industrie inquinanti

Tags: Inquinamento, Raffinerie, Lelio Cusimano



Lelio Cusimano, valente economista nostrano, ha scritto un elenco impressionante di veleni che gravano come un’ombra opprimente sui 5 milioni di siciliani, in base a dati del duemila, peraltro non mutati. Più precisamente, Cusimano individua nelle otto raffinerie petrolifere il 52% delle emissioni nocive, nelle dodici centrali termoelettriche il 40% e nelle cinque cementerie l’8%. Nella pagina interna troverete gli elenchi con le denominazioni di ciascuna industria.
Ecco l’elenco dei veleni: 46 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno (10% di Co2 prodotta in Italia), 200 mila tonnellate di cloruri, 120 mila di ossidi di zolfo e azoto, 4 mila tonnellate di monossido di carbonio, 250 tonnellate di benzene, 200 tonnellate di ammoniaca, 6 tonnellate di piombo, 6 tonnellate di cromo, 4 tonnellate di cianuri, 500 chili di arsenico.
Se rileggete con calma la lista prima indicata, vi accorgerete come non sia più tollerabile questo stato di cose. Anche perché, a fronte dell’immane inquinamento, la comunità siciliana, attraverso la Regione,  non riceve alcuna compensazione.

Se la produzione di energia fosse indispensabile agli usi economici e civili dei siciliani, non potremmo osservare alcunché. Ma quando vi è un esubero di energia, rispetto ai consumi, del 4-5%, ci chiediamo perché la Regione non debba ricevere una contropartita finanziaria. Se la produzione di carburante raffinato fosse quella necessaria per soddisfare i consumi dei siciliani, potremmo solo richiedere al Governo centrale una compensazione in termini di accise. Ma in questo versante vi è un esubero di produzione rispetto ai consumi di ben il 40%.
Non si capisce perché la Regione, che rappresenta i siciliani, non imponga alle industrie la diminuzione della produzione del 40%, pena la revoca delle concessioni. La Regione, inoltre, dovrebbe chiedere alle stesse industrie adeguati investimenti per abbattere l’inquinamento relativo alla produzione del restante 60%.
 
Se la produzione di cemento dei tre impianti emette l’8% d’inquinamento, ma utilizza il prodotto in Sicilia, è accettabile, a condizione che le cementerie paghino un’imposta alla Regione che compensi tale inquinamento. Anche in questo caso l’assessore al ramo ha il dovere di porre tale questione alle imprese, negoziando un tempo nel quale ricondurre alla normalità gli effetti nocivi delle attività industriali.
Dopo sessant’anni di colonizzazione e di posizione prona del ceto politico regionale rispetto ad interessi quasi tutti allocati nel Nord Italia, è venuto il momento di porre la questione in modo pacato ma rigoroso, esigendo, ai sensi dello Statuto costituzionale vigente, un riequilibrio di tutta la materia energetica con il drastico abbattimento di veleni e inquinamento non  più sopportabile.
In questo ribaltamento della posizione del ceto politico siciliano hanno pieno titolo i sindaci dei comuni ove risiedono le centrali termoelettriche, le industrie di raffineria e quelle cementifere. La legge conferisce loro i poteri per emettere ordinanze a tutela della salute dei propri cittadini.

La famiglia Moratti ha ceduto alla Exxon la raffineria di Priolo,
ma la multinazionale non ha proceduto agli investimenti necessari
per abbattere l’inquinamento.
La famiglia Garrone investe nel club calcistico della Sampdoria decine e decine di milioni l’anno. Non si vede perché l’Erg Spa non possa riconvertire i propri impianti di Priolo per abbattere, anch’essa, drasticamente l’inquinamento. Non si vede perché l’Eni, controllata dal ministero dell’Economia, debba lesinare investimenti sui propri impianti di Augusta e Gela a fronte dei cospicui profitti che realizza ogni anno.
Il Presidente dei siciliani, gli assessori all’Industria e all’Ambiente hanno il dovere di porre all’ordine del giorno l’argomento: Inquinamenti e veleni in Sicilia, soluzioni oggi e non domani. Ci attendiamo un’azione corale per convincere i responsabili delle centrali termoelettriche, delle industrie petrolifere e cementiere a realizzare un piano di investimento immediato per abbattere le emissioni nocive.

Articolo pubblicato il 04 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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