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Meno stipendio più assunzioni
di Carlo Alberto Tregua

Rinunziare al 20% degli emolumenti
 

Tags: Lavoro



Tutti ormai convengono che il problema più grosso che incombe sull’Italia è quello della disoccupazione, ovvero la diminuzione degli occupati. Ci potevano pensare nel 2008 che saremmo arrivati a questo punto, in modo da anticipare gli eventi e prendere quei provvedimenti che hanno evitato a Germania, Svezia, Gran Bretagna e altre nazioni virtuose di cadere in questo incubo.
Ma, al di là dell’endemica incapacità dei nostri (ir)responsabili istituzionali, la grave malattia che incombe sul Paese ha bisogno di terapia d’urto, mentre Governo e Regioni continuano a pontificare con vuote parole, sterili soluzioni prive di azioni concrete.
Bisogna ulteriormente precisare che la crisi ha colpito il settore privato e non quello pubblico, ove dirigenti, dipendenti e pensionati non hanno perso un solo euro del loro emolumento, con la conseguenza che il loro tenore di vita non è cambiato di una virgola.
Nel settore privato, invece, vi è stata una morìa di posti di lavoro con l’aumento fortissimo della cassa integrazione per i dipendenti a tempo indeterminato e di nuovi disoccupati per tutti coloro che avevano i contratti a tempo.

Le pubbliche amministrazioni, sovrabbondanti di personale, non possono creare nuovo lavoro, salvo in qualche caso piccole eccezioni che non risolvono il problema.
Non resta che attendere l’inversione di tendenza della macchina economica per la produzione di beni e di servizi, nonché il conseguente sviluppo di commercio, turismo e attività collaterali, in aggiunta all’apertura del massimo numero di cantieri per opere pubbliche di interesse nazionale e locali perché si avvii il processo di nuova occupazione.
Ma il tempo non è ravvicinato perché la macchina economica, che decelera lentamente, accelera altrettanto lentamente.
A questa tragica situazione si aggiunge l’insipienza e l’inefficienza delle pubbliche amministrazioni i cui dirigenti sono messi in quei posti per negare, negare e negare, per rinviare, rinviare e rinviare, tanto percepiscono regolarmente ogni 27 del mese i loro emolumenti, opportunamente accreditati sui conti bancari di ciascuno di essi.
 
Una soluzione di emergenza, immediata ed anche traumatica, ci sarebbe. Ve la descriviamo per quello che vale, augurandoci che non venga presa come una idea balzana, ma come una situazione sulla quale meditare.
Si tratta di questo: se ognuno (autonomo o dipendente o dirigente) rinunziasse al 20% del proprio stipendio o emolumento, si potrebbe assumere una nuova persona.
Trasferiamo quanto precede nelle pubbliche amministrazioni. Là vi sono 3,4 milioni di dirigenti e dipendenti (Istat). Se ognuno di essi rinunziasse a un quinto di quanto percepisce si potrebbero assumere 680 mila persone nuove.
Lo stesso dicasi nel settore privato, ove, con questa ripartizione, potrebbe essere assunto un altro milione di dipendenti. Basterebbe una legge, con l’accordo di tutti i sindacati, ed ecco che in tre mesi 1,7 milioni di disoccupati potrebbero entrare nel mondo del lavoro. Naturalmente l’iniziativa dovrebbe essere a termine (per esempio a 3 anni), alla fine del cui periodo la situazione si normalizzerebbe, e limitata a chi percepisce più di 10.000 euro lordi al mese.

Certo ogni lavoratore, dipendente o autonomo, avrebbe una contrazione del proprio tenore di vita, ma il proprio sacrificio sarebbe pienamente giustificato dal vedere tante  facce sorridenti.
Esiste un vecchio proverbio: chi è sazio non crede a chi è digiuno. Occorrerebbe, invece, che chi è sazio si mettesse nei panni di chi è digiuno e forse, immedesimandosi, sarebbe disposto al sacrificio prima conclamato.
Qualcuno dirà che questo non si è mai fatto. C’è sempre una prima volta. E, tanto per restare nel concreto e non dire sempre che sono gli altri a dover fare le cose, nella nostra azienda, io per primo, e credo anche i miei collaboratori, saremmo pronti a rinunziare per tre anni a un quinto dello stipendio per assumere automaticamente nuove unità lavorative.
Il sacrificio di 5 persone farebbe la felicità di una persona. E si ridurrebbe il numero di chi oggi è sfiduciato.

Articolo pubblicato il 17 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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