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Confidi, in Sicilia sistema da riorganizzare
di Maria Francesca Fisichella

Secondo l’assessore regionale all’Economia, Luca Bianchi, ne basterebbero 2: uno per le grandi, l’altro per le Pmi. A confermarlo è il Rapporot Svimez su relazioni banca-impresa e ruolo nel Mezzogiorno

Tags: Confidi, Impresa



PALERMO - “Il sistema dei Confidi, così com’è, non funziona”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’Economia, Luca Bianchi, spiegando che occorre “riformare drasticamente il sistema prima di rifinanziarlo”. Secondo l’assessore Bianchi, inoltre, il sistema dei Condifi in Sicilia è frammentario e occorrerebbe ridurlo. Nell’Isola, a suo parere, ne basterebbero due: uno per le aziende più grandi, quelle confindustriali, e uno per le piccole e medie imprese.

A rispondere alle affermazione dell’assessore è il vice presidente di Pmi Sicilia e presidente di Pmi Ragusa Roberto Biscotto, il quale seppur condivide l’idea di riformare il sistema dei Confidi in Sicilia, non è d’accordo sull’iter procedurale da lui annunciato, perché qualsiasi riforma sul settore non può non tenere conto della legge nazionale di riordino dei Confidi (art.13 legge 326/03 e successive modifiche ed integrazioni) e del testo unico bancario (d.lgs. 385/93). La frammentazione dei Confidi, sostiene Biscotto, è dovuta alla presenza della microimpresa (rappresentata in Sicilia da oltre 390 mila aziende iscritte alla Camera di Commercio) ed è in questo ambito che il sistema dei Confidi deve essere regolamentato rivedendo la legge regionale 11/2005.

Tutto questo succede all’indomani della presentazione del “Rapporto Svimez su relazioni banca-impresa e ruolo dei Confidi nel Mezzogiorno. Mercato, regole e prospettive di sviluppo”, che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Roma alla Camera dei Deputati. Condotto su dati Banca d’Italia, UniCredit, Fedart Fidi e Unioncamere, lo studio analizza negli anni 2006-2011 l’andamento economico e le prospettive di sviluppo dei Confidi.
Cosa emerge dallo studio? I Confidi al Sud sono più piccoli, a parità di grandezza erogano meno garanzie e offrono alle imprese finanziamenti a un tasso quasi doppio rispetto ai Confidi del Centro-Nord. Per questo, secondo la Svimez, serve una riorganizzazione del settore che agisca sul miglioramento strutturale e l’efficienza gestionale per rispondere meglio alle esigenze delle aziende.

Dunque, se l’assessore Bianchi parla di “frammentazione”, il rapporto Svimez mette in luce i Confidi al Sud più piccoli e meno efficienti. Nello studio si prende in esame negli anni pre-crisi 2006-2007 un campione di 440 Confidi, di cui 270 al Centro-Nord e 170 al Sud, divisi tra piccoli (garanzie inferiori a 3 milioni di euro), medi (da 3 a 20) e grandi (oltre 20). Al Sud su 100 Confidi il 37% è piccolo, più del doppio del Centro-Nord (17,8), e solo il 16% può definirsi grande (contro il 42% dell’altra ripartizione). A parità di grandezza, i Confidi del Centro-Nord erogano più garanzie, 27 milioni di euro in media contro 22 milioni.

Le differenze si registrano anche sul fronte del risultato di gestione: se questo è simile tra le due ripartizioni per i Confidi grandi, (159mila euro del Centro-Nord contro 144mila del Sud) a soffrire di più sono i Confidi piccoli e medi. Un Confidi piccolo del Centro-Nord – si legge nel rapporto - nel periodo in questione dichiara un risultato reddituale di quasi 4mila euro, mentre il suo omologo meridionale lamenta una perdita di quasi 5500 euro. E ancora: un Confidi medio del Centro-Nord ricava oltre 66mila euro contro una perdita del suo omologo meridionale di 11mila euro.
 

 
Al Sud costo maggiore a carico delle imprese
 
Un altro aspetto messo in luce dal Rapporto sono i costi maggiori al Sud per le imprese. In pratica per un’impresa rivolgersi a un Confidi meridionale vuol dire spendere quasi il doppio (5,5% contro il 3%) di quanto spende un’impresa che si rivolga a un Confidi operante nel Centro-Nord.
Lo studio ha anche analizzato i bilanci di 13 grandi Confidi meridionali, di cui 7 siciliani (Confeserfidi, Commerfidi, Confidi Fideo, Credimpresa, Unifidi imprese, Fidimpresa Confidi, Interconfidi med), 3 sardi, 2 abruzzesi, 1 pugliese relativi agli anni 2009-2011, le cui “performances” sono state confrontate con un Confidi maggiore particolarmente virtuoso a livello nazionale (Eurofidi, il più grande Confidi italiano con sede legale in Piemonte e uno dei più rilevanti soggetti di garanzia fidi a livello mondiale). Dall’analisi è emerso che nel periodo in questione i Confidi sono cresciuti circa del 6%, a fronte del + 13% di Eurofidi. L’ammontare delle garanzie rilasciate equivale in media a 4,6 volte il capitale investito, un terzo di Eurofidi (18,6). In crescita anche il numero delle imprese associate, +6,6%, per un valore medio nel 2011 di oltre 6mila unità, meno della metà di Eurofidi (+17%), attestandosi a quasi 48mila unità.
Inoltre, i risultati dell’analisi condotta sugli statuti dei 13 Confidi maggiori e su un campione di 18 Confidi minori meridionali hanno messo in luce la necessità di un rinnovamento - in linea con la nuova normativa in materia di chiarezza e trasparenza - e di migliorare l’efficienza gestionale.
Problemi di ordine
gestionale
da fronteggiareCosa sono i Confidi? Nel rapporto, in merito, si legge: “(…) sono società di consorzi privati, in parte ricettori di fondi pubblici, deputati da un lato a erogare finanziamenti ad aziende a tasso particolarmente agevolato e dall’altro a offrire garanzie alle banche che erogano il finanziamento. (…) i Confidi soddisfano (…) le esigenze delle aziende di avere quantità, costo e durata del finanziamento a condizioni molto vantaggiose (…)”. Nel Meridione le problematiche che questi enti devono fronteggiare sono ascrivibili allo squilibrio reddituale non dipendente da una più intensa erogazione delle garanzie ma piuttosto a una minor efficienza gestionale o a più avverse condizioni di contesto. In conclusione, di fronte ad un Mezzogiorno che deve fronteggiare i colpi della crisi, il presidente della Svimez, Adriano Giannola, ha ribadito il peso del ruolo dei Confidi dicendo: “Nella carenza di capitalizzazione delle imprese i Confidi svolgono un ruolo di salvaguardia molto importante nelle relazioni banca-impresa. Rileviamo però il bisogno di un adeguamento strutturale e di difficoltà di efficienza gestionale dello strumento che meriterebbero da parte di tutte le parti coinvolte maggiore attenzione”.

Articolo pubblicato il 23 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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