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Le tre erre per stare nel solco del bene
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Regole, Rispetto, Riservatezza



In estrema sintesi indichiamo le Tre Erre che dovrebbero essere una costante dei nostri comportamenti, per stare nel solco del bene: Regole, Rispetto, Riservatezza. La Natura, nel suo complesso, funziona in base a Regole. I viventi (persone umane, animali, vegetali ed altri) funzionano in base a Regole. I rapporti fra le persone funzionano in base a Regole. E Regole sono i valori morali cui bisognerebbe ispirarsi in ogni atto della propria vita.
Senza Regole c’è il caos, il disordine. Ognuno va per conto proprio, per cui spesso la libertà individuale diventa prevaricazione perché vìola quella degli altri.
Nelle famiglie, nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche e private, nelle associazioni del Terzo settore, insomma, ovunque si sviluppi un’attività, sociale, morale o economica, c’è bisogno di Regole, necessarie per capire chi stia all’interno dei loro binari e chi invece ne esca fuori, per capire bene i comportamenti delle persone.

Quando ci poniamo un dilemma su come comportarci rispetto ad una situazione, dovremmo chiederci immediatamente quale sia la Regola, in modo da avere un punto di riferimento preciso, fermo restando la nostra libera valutazione se rispettarla o meno. Tale valutazione deriva dal libero arbitrio di cui il Padre ci ha dotati, secondo il quale sta nella nostra facoltà applicare o meno le Regole di tutti i livelli.
Va da sé che esse non debbono costituire una camicia di forza o una sorta di asfissiante corazza che ci obblighi a fare le cose in un certo modo. Debbono essere punti di riferimento che ci aiutino a indirizzarci verso obiettivi buoni e utili alla collettività.
Una di tali Regole è quella secondo  cui bisogna far prevalere sempre l’interesse generale su quello personale. Un’altra riguarda la nostra libertà che non deve mai invadere quella degli altri. Una terza si riferisce all’obbligo morale di fare tutto quello che possiamo e di trarre dal nostro intelletto e dal nostro corpo il massimo per costruire, acquisendo Saperi.
Sono proprio i Saperi la leva con cui possiamo sollevare il mondo, insieme alla nostra volontà.
 
La seconda Erre riguarda il Rispetto. Prima di tutto verso sé stessi, di modo che ognuno possa guardarsi allo specchio quando fa la toilette senza ricevere uno sguardo di ritorno che sia un rimprovero.
Rispettare sé stessi significa rispettare gli altri. Questo valore (il rispetto) è la matrice di tutti gli altri valori . Quando si rispetta il prossimo come sé stessi, perché non si vuole ricevere del male, allora non si fa male agli altri.
Il Rispetto non è solo indirizzato alla propria famiglia, genitori, figli, parenti, ma a tutti i terzi, alle Istituzioni, all’organizzazione di una Comunità. Rispetto non significa necessariamente condivisione. Diceva Voltaire, (François-Marie Arouet,  1694 – 1778): “Non condivido quello che dici, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa essere libero di dirlo”. Si può avere una valutazione divergente rispetto agli altri, ma non per questo si deve ritenere che l’altrui valutazione sia peggiore della nostra. Tutto ciò, ben inteso, nel versante del bene. Chi è nel male non merita rispetto.
 
La terza Erre si riferisce alla Riservatezza. Significa che non c’è bisogno di portare i propri fatti privati in piazza, neppure nei confronti del conoscente o dell’amico. Quando si chiede “come stai”, la risposta è “bene”. Qualcuno , invece, apre il suo cahier des doléances e racconta, per filo e per segno, quello che gli è capitato nell’ultimo mese o nell’ultimo anno.
Non è un caso che la Riservatezza discenda dal Rispetto. Chi è interessato ai problemi degli altri lo fa con affetto, prendendo la cauta iniziativa di chiedere. Se non lo fa significa che non è interessato ed è perciò del tutto inutile che gli andiamo a raccontare le nostre peripezie. La Riservatezza è essenziale nei rapporti umani, ma anche in quelli professionali, imprenditoriali e nel mondo del business, per cui chi sa, tace.
Non può considerarsi Riservatezza quella della criminalità organizzata, ove il silenzio ha un significato minaccioso e triste. Anche in questo caso le considerazioni che precedono non si adattano al versante del male.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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