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In Sicilia 2 aperture di fallimento al giorno
di Antonio Leo

Rilevazione di Infocamere per il I semestre 2013 : sono ben 397 le aziende che hanno portato i libri in Tribunale. Il saldo tra imprese nate e cessate è comunque positivo: 1.848 in più. Criticità a Ragusa e Caltanissetta

Tags: Impresa, Crisi, Economia



PALERMO – Continua a mietere vittime la crisi in Sicilia, con i primi sei mesi dell’anno scivolati al ritmo di due aperture di fallimenti al giorno. Secondo i dati raccolti da Movimprese - la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere – nel semestre appena concluso ben 397 aziende sicule hanno aperto le procedure fallimentari, 69 in più rispetto allo stesso intervallo di tempo dell’anno precedente (+ 21%). In crescita anche i concordati aperti, saliti da 43 a 67.
Andando a vedere il rapporto tra le imprese nate e quelle definitivamente cessate - relativamente al periodo aprile-giugno 2013 - il saldo risulta positivo. A fronte del numero spaventoso di chiusure – oltre 6.000 le aziende che hanno abbassato le saracinesche in 90 giorni, ben 66 al dì – ci sono state quasi 8.000 nuove iscrizioni: la differenza tra nascite e morti segna 1.848 società in più. In realtà, però, c’è molto poco da festeggiare: il tasso di crescita, rispetto allo stesso trimestre del 2012, è sceso – anche se lievemente – dallo 0,46% allo 0,40%. Un ritmo pachidermico, ma in linea con quello delle altre regioni.

Guardando all’Italia nel suo complesso, nel secondo trimestre dell’anno, il saldo tra aperture e chiusure di imprese fa segnare un bilancio positivo per 26.084 imprese in più. “Ma è il risultato meno brillante – tiene a precisare Infocamere - nella serie degli ultimi dieci anni di rilevazioni relative al periodo aprile-giugno. A determinarlo, hanno concorso il basso numero di iscrizioni (100.448, il secondo peggior risultato del decennio) e l’elevato livello di cessazioni (74.364, il terzo valore più elevato della serie dei secondi trimestri)”.

“A livello complessivo - al netto dell’agricoltura che ha chiuso il trimestre con 5.195 unità in meno - tutti i settori evidenziano un saldo positivo tra aperture e chiusure. In questo scenario, però, a certificare la persistente durezza della crisi restano i dati dei fallimenti e il bilancio anagrafico del comparto artigiano, rimasto fermo a tre mesi fa”.

Anche nell’Isola il comparto artigiano è quello che soffre di più. Nonostante le 1.331 nuove iscrizioni, sono state 1.567 le cessazioni d’attività nel secondo trimestre 2013, con un saldo negativo di 236 imprese (molto lontano dal resto d’Italia, che in media ha visto scomparire nello stesso periodo 113 unità artigiane).
“A incidere maggiormente sullo stallo del comparto artigiano – spiegano da Infocamere - sono stati i bilanci negativi delle costruzioni (-828 imprese), dei trasporti e magazzinaggio (-568) e delle attività manifatturiere (-506)”.

Scendendo nel dettaglio, le province sicule più colpite dalla crisi risultano essere Ragusa e Caltanissetta. In entrambi i casi, il saldo tra le imprese nate e quelle cessate è inverso rispetto al positivo trend regionale. Nel territorio ibleo, infatti, nel secondo trimestre del 2013 ci sono state sì 644 nuove iscrizioni, ma al tempo stesso hanno chiuso i battenti 834 aziende. In questa provincia si può davvero parlare di un trimestre nero, con un saldo di 194 unità in meno. Anche a Caltanissetta i numeri non sono per nulla brillanti: 362 iscrizioni e 417 cessazioni, cioè 55 attività imprenditoriali in meno. I numeri migliori, invece, sono quelli di Palermo e Catania. Nel Capoluogo dell’Isola, a fine giugno, si contano 759 imprese in più, mentre alle falde dell’Etna il saldo fa segnare 460 nuove unità.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nati-mortalitÓ delle imprese nelle province siciliane - II trimestre 2013
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