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Palermo - Via ufficiale al percorso della Rap nuovo inizio dopo il disastro Amia
di Gaspare Ingargiola

Pesa il giudizio negativo dei Revisori dei conti del Comune: nessun Piano industriale triennale. La neonata società si occuperà della raccolta e del ciclo integrato dei rifiuti

Tags: Rifiuti



PALERMO – È nata la Rap (Risorse ambiente Palermo), la nuova società interamente partecipata dal Comune che si occuperà della raccolta e del ciclo integrato dei rifiuti, dello spazzamento delle strade e di una serie di altre mansioni, tra le quali pulizia caditoie, manutenzioni stradali d’emergenza, derattizzazione, progettazione e realizzazione di nuovi impianti di smaltimento, protezione ambientale.

L’atto costitutivo della Rap è stato siglato la scorsa settimana dal sindaco Leoluca Orlando dopo il voto favorevole a larghissima maggioranza del Consiglio comunale (soltanto i gruppi Pd e Ora Palermo si sono astenuti). Non sono comunque mancate le polemiche durante la seduta in aula perché il via libera è giunto malgrado il parere contrario (ma non vincolante) dei Revisori dei conti, i cui rilievi si soffermavano in particolare sull’assenza del Piano industriale triennale e sul costo complessivo dei servizi, che ammonterà, secondo la delibera consiliare, a oltre 125 milioni di euro. Il nuovo soggetto in house avrà un capitale sociale di un milione di euro, incrementabile fino a quattro milioni nei prossimi due anni.

Il presidente, dopo il rifiuto del commissario liquidatore di Palermo Ambiente, Domenico Michelon, sarà Sergio Marino, pensionato, per dieci anni direttore generale dell’Arpa Sicilia ai tempi di Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo. Guadagnerà 30.545 euro lordi all’anno. Completeranno il Consiglio di amministrazione il vice presidente vicario Maria Concetta Orlando e Giuseppe Lopes, due dipendenti comunali che pertanto, in termini di legge, dovranno restituire all’amministrazione il compenso ricevuto di 26.178 euro lordi. In totale la decurtazione dei compensi per i membri del Cda è del 60% (ai sensi dell’art. 4, comma 2, legge 7/2011). Il Collegio dei sindaci sarà composto dal presidente Sergio Vizzini e dai componenti effettivi Loredana Giuliani e Corrado Vergara, con un compenso di 22.500 euro lordi all’anno, decurtato del 10% rispetto al passato (art. 6, comma 6, legge 122/2010).

La Rap sarà il contenitore nel quale confluiranno i beni mobili e i 2.390 lavoratori di Amia e Amia Essemme, fallite ad aprile. Saranno garantiti tutti i livelli occupazionali e il rispetto del contratto nazionale di categoria. Inizialmente il Comune avrebbe dovuto acquistare subito a titolo definitivo il relativo ramo d’azienda: la curatela fallimentare aveva indetto un bando di gara ad hoc che però piazza Pretoria ha giudicato economicamente sconveniente oltre che viziato nella forma giuridica, decidendo così di non partecipare. Alla fine la gara, che scadeva il 16 luglio, è andata deserta e la curatela ha aperto un secondo bando pubblico per il semplice affitto. La gara è scaduta ieri, tra l’altro ultimo giorno di esercizio provvisorio della curatela. L’amministrazione pagherà un canone di 99 mila euro al mese per sei mesi, prorogabili per altri sei, per poi godere in un secondo momento di un diritto di prelazione sull’acquisto definitivo di lavoratori, beni mobili e anche beni immobili (Palazzo La Rosa, la sede di piazzetta Cairoli, gli autoparchi di Partanna Mondello, Brancaccio e Tasca Lanza). Se la proposta sul diritto di prelazione verrà accettata dal Tribunale fallimentare, questo verrà esercitato scorporando dalla cifra finale dell’acquisto, che dovrebbe aggirarsi sui sei milioni di euro, l’affitto versato nel frattempo.

L’Amia e l’Amia Essemme, con tutti i loro ingenti debiti, resteranno nelle mani dei curatori con buona pace dei creditori, mentre il Tfr sarà garantito dall’Inps. Restano in ballo alcune questioni non da poco, che verranno chiarite nelle prossime settimane attraverso l’apertura di un tavolo di trattative con i sindacati: il versamento delle quattordicesime, che avrebbero dovuto essere garantite dall’aggiudicatario (che non c’è stato) del bando per l’acquisto, la riorganizzazione del servizio, la stipula del contratto aziendale e l’eventuale revisione dei benefit extracontrattuali per contenere il costo del personale, anche perché, in caso contrario, per coprire le spese l’amministrazione potrebbe valutare l’aumento della Tares.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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