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Quotidiano di Sicilia

Il no profit cresce e si diversifica in Sicilia faro del Centro-Sud
di Chiara Borzì

Nel capitolo Welfare, i dati Istat incoronano gli enti senza scopo di lucro a motore della attività produttive. Ma nell’Isola resta alla Regione il primato dell’assistenza ai più bisognosi

Tags: Istat, Solidarietà



PALERMO - “Il mondo del non profit cresce e si diversifica. E’ un settore in crescita”. Sono queste le indicazioni scaturite dal 9° Censimento Industria,Istituzioni e No profit dell’Istat.
Nonostante la crisi, anzi, potrebbe dirsi grazie a questa, i dati incoronano gli enti senza scopo di lucro a motore delle attività produttiva del Paese nel capitolo del welfare, grazie ad una sostituzione avvenuta tra questi e le istituzioni statali provate dalla mancanza di risorse. Lo spartiacque segnato dall’arrivo della crisi nel 2008 ha colpito anche questo ambito, ma senza mai piegarlo, così come invece successo a impresa e PA.

Al 31 dicembre 2011 le organizzazioni non profit attive in Italia sono 301.191, più 28% rispetto al 2001. In base all’analisi per attività economica, si conferma che dal non profit scaturisce il principale sostegno al Paese nei settori dell’assistenza sociale perché sono 361 ogni 100 imprese le istituzioni presenti nel settore, 239 ogni 100 imprese invece quelle presenti nelle attività culturali.

Nella sua analisi l’Istat distingue tra associazioni riconosciute (le più strutturate), associazioni non riconosciute, cooperative sociali e fondazioni.

Al valore nazionale le associazione riconosciute sono solo il 22,7% del totale. Sono presenti nei settori della Sanità (37%), dell’Ambiente (29,4%) e della Cooperazione e solidarietà internazionale (28,8%). Le associazioni non riconosciute coprono invece il 66,7% del totale e sono presenti nei settori delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (82,7%), della Cultura, sport e ricreazione (73,3%) e Tutela dei diritti e attività politica (71,7%).
In Italia le cooperative sociali operano invece in prevalenza nei settori dello Sviluppo economico e coesione sociale, per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (presenza pari al 49%, a fronte di un dato nazionale del 3,7%), dell’Assistenza sociale e protezione civile (17,8%) e della Sanità (10,9 per cento). Infine le fondazioni sono relativamente più attive nei settori dell’Istruzione e della ricerca (11% a fronte di una loro diffusione complessiva pari al 2,1%) e della Filantropia e promozione del volontariato (9,9%).

Guardando alla redistribuzione geografica delle strutture sappiamo, grazie al censimento Istat, che almeno la metà delle istituzioni è collocata nel Nord del paese (un totale di 157.197 unità), con una quasi equa distribuzione delle restanti parti tra Centro (64.677 unità pari al 21,5%) e Mezzogiorno (79.317 unità pari al 26,3%). Lombardia e Veneto sono le regioni con la presenza più consistente di istituzioni, con quote rispettivamente del 15,3% e al 9,6%. Tra Centro e Sud è la Sicilia a porsi con moderazione in primo piano. I dati siciliani sono discreti. Si nota che, insieme a Campania e Puglia per il Meridione e Lazio e Toscana per il Centro-Nord, l’Isola è collocata nella seconda fascia per numero maggiore di enti no profit presenti. La sua superficie è occupata per una percentuale che oscilla dal minino di 4,8% di presenze al massimo dell’8%.

Più istituzioni diffuse equivalgono a più risorse impiegate nel territorio. Per questo a Nord-est e Nord-ovest si registra un rapporto più elevato di volontari (1.146 e 892 per 10mila abitanti) e di dipendenti (141 e 156 per 10mila abitanti). Stando ai dati Istat quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit italiane (45,9%) è concentrata in sole tre regioni: Lombardia (171), Lazio (150) ed Emilia Romagna (148). I dati siciliani sono distanti da questi numeri ma tra i più alti del meridione. Si contano 79 addetti su 10mila abitanti, 14 addetti più che in Puglia e 65 più che in Campania. Lo stesso gap si verifica per i volontari. In termini assoluti, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte ne raccolgono il numero più elevato (superiore alle 400mila unità di personale), mentre in Sicilia i volontari sono solo 224.269, pur sempre più dei 159.051 della Campania e dei 178.262 pugliese.

Per l’isola il risultato può essere letto in prospettiva, ma tenendo sempre presente le ultime indicazioni fornite ancora dall’Istat sulla gestione dell’attività sociale in Sicilia, quelle stesse in cui si è specializzato il No Profit negli ultimi dieci anni. Nel nostro territorio è ancora la Regione a voler mantenere un peso specifico importante nella gestione delle attività di welfare e assistenza, scelta che potrebbe giustificare questa diversità.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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