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Il blocco sociale di Scelta Civica
di Carlo Alberto Tregua

Dipendenti e pensionati privati
 

Tags: Scelta Civica, Pensionati, Dipendenti



Nella Convention di Roma del 13 di luglio, molti dei presenti si chiedevano quale potesse essere il blocco sociale cui chiedere i voti per portare Scelta Civica ad essere un partito con 10 milioni di consensi.
La risposta è semplice perché calza nella realtà italiana ove la metà dei cittadini non va più a votare, disgustata dai partitocrati tradizionali che continuano ad alimentare i propri privilegi, cui non sono disposti a rinunziare, nonostante la casa bruci.
Il blocco sociale su cui il partito di Monti dovrebbe puntare è quello formato da dipendenti e pensionati privati, nonché da piccoli e medi imprenditori di ogni settore merceologico (agricoltura, industria, artigianato, commercio e servizi). Perché chiedere il voto a questi 10 milioni di cittadini? Perché Scelta Civica deve dimostrare di essere capace di promuovere le riforme indispensabili a diffondere equità nella Comunità italiana.
Il blocco sociale citato è quello penalizzato dall’attuale sistema dei partiti tradizionali, che proprio per questo, non sono stati più votati.

Fra essi vi è una sinistra massimalista, contraria allo sviluppo ed alla crescita, basata sullo status quo, contraria ad ogni riforma . Sel e ala sinistra del Pd, non vogliono nessuna innovazione, e con essi la Fiom di Maurizio Landini.
La novità dello scenario, rappresentato dai Grilletti del Comico genovese, che tale resta per la sua capacità di comunicazione, non è in condizione di proporre le riforme e rappresenta esclusivamente la protesta. M5S verosimilmente non ripeterà la performance alle prossime elezioni politiche, come accaduto per le recenti elezioni amministrative.
Scelta Civica, con i suoi 3,2 milioni di voti ottenuti in 50 giorni di campagna elettorale, senza strutture nè organizzazione, deve decisamente puntare al blocco sociale sopra indicato e ne spieghiamo le ragioni.
Il sistema dei vecchi partiti ha trovato collusione con tutto il settore pubblico e con quella parte dei sindacati che lo rappresenta. Cosicché 3,4 milioni di persone all’interno di esso non hanno subito alcuna influenza negativa dalla recessione e, dunque, non possono essere scontenti di come vanno le cose.

Stesso discorso vale per i pensionati pubblici che hanno sconquassato l’Inps con il loro ente di previdenza, Inpdap. Quest’ultimo ha accumulato un deficit pauroso ammontante ad oltre 13 miliardi. Il governo Monti, dovendo mettere in ordine i conti per uscire dalla procedura d’infrazione europea, è stato costretto a trasferire, armi e bagagli, l’Inpdap dentro l’Inps. Cosicché l’attivo di quest’ultimo ente è stato divorato dall’enorme passivo di quello pubblico.
Perché l’Inpdap è diventato una voragine di debiti? Per due cause: a) perché le pensioni pubbliche sono sempre state liquidate col metodo retributivo e non contributivo, cioè mai sono state rapportate ai contributi effettivamente versati. Con la conseguenza che la differenza fra la pensione cui il dipendente aveva diritto in base ai contributi e quella percepita è andata a carico della fiscalità generale; b) milioni di dipendenti pubblici dei tre livelli (statale regionale  e comunale) sono andati in pensione con brevi periodi di lavoro. Ricordiamo insegnanti con appena 11 anni di lavoro che ormai percepiscono l’assegno da oltre 30 anni. 
 
Pensionati e dipendenti pubblici non voteranno mai un partito che vuole togliere loro questi enormi privilegi. Per contro, dipendenti e pensionati privati voterebbero Scelta Civica, un partito che taglia i privilegi. Lo stesso dicasi per tutti gli imprenditori che sono in forte sofferenza per questa recessione senza fine.
Bisogna trascurare coloro che dalle riforme verranno penalizzati e chiedere il consenso a quei cittadini che dalle riforme avranno vantaggi, appunto quelli elencati.
Per fare capire questo disegno ci vuole un forte progetto di comunicazione, una squadra di coordinatori regionali che spieghi iniziative concrete e non fumose, che abbia unità di intenti, guidati da Mario Monti e dalla struttura nazionale che deve affinare la sua attività basata su azioni concrete e su iniziative che provino senza ombra di dubbio l’onestà e la capacità di tutti coloro che ne fanno parte.
Se così non farà, anche Scelta Civica annegherà.

Articolo pubblicato il 26 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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