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Alla Sicilia serve un piano per le coste. All’Ars presentati diversi Ddl che non approdano in aula
di Rosario Battiato

L’appello di Carlo Foderà, del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale: esiste un patrimonio da recuperare
Abusivismo sul litorale: non tutto può essere demolito e le amministrazioni locali non hanno fondi specifici

Tags: Piano Coste, Carlo Foderà, Patrimonio Naturale, Abusivismo



PALERMO – L'abusivismo sulle coste isolane, anche nell'area dell'assoluta inedificabilità dei 150 metri dalla fascia costiera, è un dato di fatto. Una politica disattenta, se non connivente, ha prodotto tra gli anni '60 e la metà dei '70 un'invasione senza precedenti. Oggi l'attivismo delle Procure di Sicilia nei confronti dei Comuni sta promuovendo le demolizioni in tutta l'Isola, come il caso dell'ecomostro nei pressi di Scala dei Turchi in provincia di Agrigento, ma l'abusivismo sulle coste è un affare complicato. Infatti non tutte le amministrazioni sono economicamente in grado di acquisire e demolire le strutture abusive che non vanno abbattute indiscriminatamente. All'Ars ci sono stati numerosi tentativi in tal senso e alcuni disegni di legge sono ancora oggi al vaglio dei deputati regionali.

L'abusivismo sulle coste non si ferma. Gli ultimi dati riportati nel report annuale sull'abusivismo edilizio redatto dal dipartimento urbanistica della Regione siciliana sulla base dei dati censiti dal Siab ( Sistema informativo regionale per la trasmissione e gestione degli elenchi quindicinali ex art. 13, legge regionale n. 17/94 e per il monitoraggio sullo stato di attuazione delle sanatorie edilizie) hanno registrato 32 mila metri quadrati di abusi realizzati nella “fascia dei 150 m dalla battigia (comma a – art.15 L.r. 78/76) e nella zona di limitazione dell’edificabilità costiera (comma b e c art 15 L.r. 78/76)”. Un fenomeno che ha avuto il suo picco più devastante circa quattro decenni fa al punto che la Regione siciliana ha dovuto emanare la lr n. 15 del 1991 per sancire il divieto di assoluta inedificabilità nella fascia dei 150 metri anche per i privati. In seguito sulla materia ci sono stati diversi tentativi all'Ars di sanare le case non sanabili. Un approccio diverso del problema è stato fatto nei giorni più recenti, cioè quando nel maggio del 2011 il deputato regionale Paolo Ruggirello presentava il disegno di legge n. 725 “Recupero e la valorizzazione della costa della Sicilia” che dopo avere completato favorevolmente l’iter presso le competenti commissioni parlamentari non è arrivato all’esame dell’Ars per la interruzione anticipata della legislatura. Ad oggi sono stati presentati a Palazzo dei Normanni altri ddl sulla falsariga di quel provvedimento che non prevedeva demolizioni indiscriminate ma si inseriva in un discorso decisamente più ampio e complesso.

Ad approfondire il tema ci ha pensato Carlo Foderà, componente del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale (Crppn) e consigliere nazionale dell'associazione ambientalista Amici della Terra, in un documento presentato nei giorni scorsi che prende posizione contro “le demolizioni indiscriminate”. L'assunto da cui partire è che il “fenomeno dell’abusivismo edilizio costiero, sanabile e non, vada inquadrato nel più ampio contesto del recupero e della valorizzazione della costa della Sicilia”. A tal proposito bisognerebbe agire, secondo l'esponente ambientalista, tramite un piano complessivo di recupero e valorizzazione delle coste. In altri termini occorrerebbe uno strumento ad ampio respiro, cioè un piano territoriale regionale “rispetto al quale non ci risulta che qualcuno della Giunta Regionale e dell’ARTA se ne stia occupando”. I punti salienti del piano riguarderebbero “le zone costiere da sottoporre a recupero e valorizzazione attraverso la procedura della vas”, la presenza di organi di controllo e poteri sostitutivi in caso di inadempienza da parte dei comuni interessati, o dei loro consorzi, e la creazione di un'agenzia regionale per la tutela e per la valorizzazione delle coste e della Sicilia “con il compito di monitorare l’attuazione della stessa Legge e di curare la elaborazione dei progetti da sottoporre a finanziamenti statali e/o comunitari”.

Articolo pubblicato il 26 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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