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Michela Stancheris: "Stabilità politica e piani per un turismo incisivo"
di Antonio Leo

Forum con Michela  Stancheris, assessore regionale Turismo, sport e spettacolo

Tags: Michela Stancheris



Lei guida uno degli assessorati centrali della Regione, quello al Turismo. Attualmente i pernottamenti nell’Isola sono 14 milioni. Qual è la sua strategia per incrementare le presenze?
“Il mio primo obiettivo è riorganizzare la macchina. Ho bisogno di tempo, di una stabilità politica, per fare dei ragionamenti seri con interlocutori esterni rispetto alla Sicilia. In passato ho lavorato al Parlamento europeo, dove bisogna programmarsi rispetto a dimensioni anche di dieci anni in avanti. La mia idea è quella di non farsi bloccare dalla quotidianità e l’approccio che voglio dare al mio assessorato è proprio questo: riorganizzare in una prospettiva di lungo termine”.

Come ha trovato questa macchina che intende riorganizzare?
“L’assessorato aveva spostato il focus sugli spettacoli, io sto cercando di riportare l’attenzione sul turismo. Sto insistendo con l’idea dell’industria: l’imprenditoria per la Sicilia non è la fabbrica, ma è il settore turistico. Sicuramente la realtà imprenditoriale del turismo è ancora un po’ acerba, ma mi piacerebbe che i giovani e i nuovi laureati possano pensare di inserirsi nel settore turistico come prospettiva lavorativa. In questo senso ho intenzione di lavorare per la crescita delle startup turistiche. Un fattore importante è la stabilità politica, che mi permette di pormi come un interlocutore affidabile per alberghi, compagnie aeree e investitori a vario titolo. Per esempio, è capitato che mi contattassero le compagnie aeree sull’aeroporto di Comiso, in quanto hanno visto che sto seguendo il progetto. Sto cercando delle interlocuzioni per la sponsorizzazione dei teatri, ma anche per progetti di turismo di alto livello. Non è la questione di attrarre solo i ricchi, ma di riportare la Sicilia in un dibattito internazionale. È questo quello che manca. La Grecia, nonostante la crisi, ha un notevole turismo internazionale”.

Quali sono i punti al centro della sua azione di governo?
“Anzitutto intendo puntare sul turismo naturalistico: valorizzare i parchi e le bellezze naturali, specie quelle inserite nel patrimonio dell’Unesco. Quest’anno sicuramente la mia concentrazione è sull’Etna, ma anche sulle isole minori come le Eolie. Si tratta di un patrimonio naturalistico che ha un impatto molto forte sugli stranieri. Altro tema che ritengo prioritario è quello della valorizzazione dei Beni culturali, soprattutto nel senso della fruibilità. È mia intenzione renderli vivi attraverso spettacoli, eventi, manifestazioni. L’obiettivo è ringiovanire, essere contemporanei e svecchiare le proposte. E poi certo la cosa più importante è creare occupazione”.

Per creare lavoro bastano le iniziative. Per esempio si potrebbe seguire l’esempio di regioni come la Toscana e l’Umbria che puntando sul recupero dei borghi attraggono migliaia di turisti e danno lavoro ad altrettante persone. In Sicilia ci sono 829 borghi, cioè il doppio di quelli che ci sono in Toscana, Umbria e Abruzzo messi insieme. I fondi europei finanziano le ristrutturazioni fino al 75%. Basterebbe mettere in moto solo questo per creare opportunità lavorative. E poi perché non si mettono in rete tutti i nostri tesori, da Taormina all’Etna, dalla Valle dei Templi fino a Siracusa?
“Il problema principale è che il dialogo non c’è mai stato. A me piacerebbe molto promuovere nelle fiere un percorso di iniziative fisse. Attraverso dei programmi con cadenza stabile nel tempo, l’albergatore e il tour operator possono investire, mentre il turista sa che l’anno dopo si trova quell’iniziativa. Insomma intendo creare dei programmi annuali come il jazz festival dell’Umbria. Per esempio, sull’Etna abbiamo stretto un accordo con la Fondazione di Google per la pubblicizzazione dei sentieri. Una delle criticità di base è che il turismo in Sicilia non ha un sito che coordini tutte queste attività. Sicilia e-servizi ha avuto fino a oggi il monopolio della comunicazione. Per fortuna adesso è stata commissariata”.

In che senso Sicilia e-servizi ha avuto il monopolio?
“Basta pensare che io, anche con soldi miei, non potrei mai toccare il sito internet della Regione. Non possiamo nemmeno aprire una pagina Facebook della Sicilia, perché è nel contratto con Sicilia e-servizi. Pensate che ho dovuto creare, a mie spese, un sito ‘michelastancheris.it’ con il quale intendo promuovere le bellezze della nostra terra. D’altro canto, credo tantissimo sul web: è la svolta. E soprattutto mi aiuta a perseguire la mia teoria per cui la Sicilia va promossa per ‘turismi’, per settori turistici. Il fatto che sia bella è scontato. Si è venduta fino ad ora solo per questo, figuriamoci se riusciamo a organizzarci”.

In Europa ci sono 2 milioni e 600 mila golfisti che cercando dove andare per sei mesi all’anno. Perché qui, che abbiamo dieci mesi di tempo meraviglioso, non possiamo incrementare il numero dei campi da golf?
“Sul turismo del golf sto cercando di lavorare soprattutto nella zona del ragusano, sfruttando la vicinanza del nuovo scalo di Comiso. Si tratta di un turista che ama avere il campo da golf dove atterra. L’idea è di lavorare sulle rotte che attirano quel tipo di turismo. Mi piacerebbe realizzare un piano aeroportuale regionale. In questo senso con Catania e con Comiso ho già una bella interlocuzione. Ho una grande sintonia con l’assessore Nino Bartolotta (preposto alle Infrastrutture, nda) per realizzare questo piano che è fondamentale. Non c’è turismo senza trasporto”.
 
Come intende rilanciare l’immagine della Sicilia nel mondo?
“Io credo che il problema principale sia la percezione della Sicilia, limitata a quelle quattro cartoline dell’Etna da lontano, di Taormina e del mare azzurro. Invece l’Isola è un mondo da scoprire: ci sono zone dei nostri Parchi dove sembra di essere in Svizzera. Stiamo lavorando parecchio con le televisioni per invertire la rotta e ho già incontrato il nuovo direttore della Rai. Basta polizieschi: bisogna far vedere la vera Isola. Pensiamo a cosa ha creato il commissario Moltabano da quando è approdato a Londra”.

Qual è un modello siciliano da imitare?
“Scicli è un bel esempio di turismo. È un esempio che vorrei potenziare per farne un piccolo gioiellino turistico, e dare così l’idea di quale deve essere il sistema turistico ben organizzato. Mi viene in mente Scicili perché ha iniziative per ragazzi, le cooperative all’interno dei musei, manifestazioni legate al cinema e buone idee dal punto di vista artistico. Mi piacerebbe lavorare a dei progetti pilota, dei modelli, per dare l’idea di quello che deve essere il punto di arrivo anche per le grandi città”.

Per rilanciare il settore, basterebbe fare una riforma a costo zero: rilasciare autorizzazioni, concessioni e via discorrendo in 30 giorni. Se riuscisse, avrebbe smosso il più grande macigno che c’è sulla Sicilia. Un problema, ovviamente, che riguarda tutti gli assessorati.

“Nel mio caso devo prima affrontare un altro grande problema - che ho ereditato dai miei predecessori - quello dei pagamenti. Io ancora non ho firmato alcun finanziamento, ma mi trovo un passato di tantissime lettere di assessori precedenti sottoscritte senza alcuna copertura finanziaria. Cose da pazzi: promesse senza copertura, con privati che non sono stati mai pagati”.

Articolo pubblicato il 27 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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