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Il sogno di Crocetta: ancora auto a Termini Imerese
di Rosario Battiato

L’incredibile idea del governatore: “Capitali stranieri per convincere la Fiat a tornare”. Ma se è scappata per i costi troppo alti. Indiscrezioni sull’interesse di Radiomarelli, lo storico marchio già impegnato nelle rinnovabili a Gela

Tags: Rosario Crocetta, Termini Imerese, Fiat



TERMINI IMERESE (PA) – La Svizzera potrebbe sbarcare in Sicilia. Le ultime indiscrezioni sul futuro dello stabilimento siciliano ex SicilFiat arriverebbero direttamente da Lugano e sarebbero collegate ad alcuni investitori della Radiomarelli. Bocche cucite alla Regione dove Rosario Crocetta starebbe portando avanti la trattativa in attesa di consegnare il dossier al ministero per lo Sviluppo economico nelle prossime settimane.

Tuttavia il governatore, stando alle dichiarazioni di ieri, non pare rinunciare al suo vecchio progetto: riportare l'auto a Termini Imerese. Un sogno e forse pure un incubo di mezza estate visto che il mondo dell'auto, dato il mercato europeo in picchiata, sta virando verso tutt'altra parte del mondo.

Radiomarelli è un nome storico dell'imprenditoria italiana. Nazionalizzata agli inizi degli anni Settanta e poi stritolata dalla crisi è pronta a tornare in patria in grande stile. Oggi è una holding, il marchio fu rilevato e dal 2010 è diventato la ragione sociale della ex Condri Commerce di Lugano dell'italiano Saverio Ciampi, e si occupa di differenti attività tra cui anche sviluppo di rinnovabili.
Attualmente il gruppo ha investito circa 300 milioni a Gela in quella che sarà la più grande centrale fotovoltaica in Europa. A Termini, dove ormai si vive di speranza, ci sono più duemila operai in cassa integrazione che attendono risposte.

Il sogno del governatore, però, resta sempre un altro. A costo di apparire palesemente contro la realtà Rosario Crocetta insiste: “la Fiat ha liquidato molto velocemente la vicenda di Termini Imerese, dicendo che non c'erano le condizioni sociali in Sicilia per fare accordi sindacali avanzati”. Crocetta la butta sul lavoro e sulla disponibilità dei sindacati alla flessibilità, chiedendo, per l'ennesima volta, alla Fiat di tornare sui propri passi. L'ex sindaco di Gela pensa che per il modello Marchionne ci sia spazio in Sicilia.

La Regione però non si ferma. Stando a quanto dichiarato dal governatore si stanno facendo trattative con mezzo mondo. Poi la rivelazione: “ho lanciato un'idea che mi sembra incredibile, se riusciamo a far diventare lo stabilimento della Fiat un punto di riferimento di investimenti di fondi libici, algerini, e di altri Paesi del mondo arabo è chiaro che sarebbero interessati a comprare le nostre auto”. Siamo d'accordo. Resta appunto "incredibile" l'idea di far convergere in un'Isola senza infrastrutture adeguate dei capitali stranieri per agevolare una multinazionale che già da due anni guarda altrove e non hai mai parlato di voler tornare in Sicilia. Anzi, ne è scappata perché a Termini i costi di produzione sono stati sempre troppo alti.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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