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Formazione, ora si cambia. Nuove direttive sui controlli
di Michele Giuliano

Non solo verifiche stringenti ma anche introduzione di regole etiche e morali per gli enti. Adeguamento alle disposizioni anti corruzione se si vorranno tenere corsi

Tags: Formazione, Lavoro, Nelli Scilabra



PALERMO - Gli enti di formazione come un ente pubblico: trasparenti e accessibili, ma soprattutto con una gestione etica e morale. Sono le nuove linee dettate dalla Regione che prendono corpo in seguito all’infinito numero di scandali emersi in questi ultimi mesi, con operazioni a raffica delle forze dell’ordine che hanno fatto emergere un sistema corrotto e che corrompeva grazie a funzionari compiacenti.

Tutto contenuto nelle disposizioni dell’assessorato regionale alla Formazione che compongono in pratica il nuovo piano di accreditamento degli enti di formazione a cui, ovviamente, bisognerà rigorosamente attenersi. All’accreditamento potranno partecipare anche enti esterni purchè rispettino queste disposizioni. Su di loro il massimo rigore: il nuovo sistema introdurrà requisiti di affidabilità morale, organizzativa, tecnica. Saranno introdotti i vincoli oggi utilizzati dal codice nazionale degli appalti. Ad esempio gli enti dovranno essere in regola col pagamento delle imposte e degli stipendi e dovranno certificare l’assenza di infiltrazioni mafiose.

Necessario anche l’adeguamento alle disposizioni anticorruzione: anche se a commettere certi tipi di reato sono dirigenti o dipendenti, è introdotta una responsabilità amministrativa a carico degli enti che perderanno la patente per tenere i corsi. Ciò accadrà anche in assenza di reati penali, se saranno infrante le norme sul rispetto della morale.
 
Poi di rigore la massima trasparenza su appalti e sulle spese con gli enti che dovranno dotarsi di una sola sede fisica. A vigilare non sarà soltanto la Regione con i suoi uffici ma anche e soprattutto la guardia di finanza con cui recentemente il governo regionale ha in tal senso stipulato un protocollo d’intesa che ha introdotto misure innovative per estendere i controlli su tutte le attività ed anticipare le verifiche durante lo svolgimento dei corsi.
 
“Rafforziamo il sistema dei controlli sulla formazione professionale siciliana affinchè questa venga gestita nella massima trasparenza - spiega Nelli Scilabra, assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale -. E’ un progetto sperimentale, il primo a livello nazionale, che mira a prevenire le possibili irregolarità o gli abusi nella gestione dei finanziamenti pubblici concessi dalla Regione siciliana nel settore della formazione, privilegiando le verifiche preventive sulle attività corsuali”.

In particolare l’accordo tra Regione e fiamme gialle mira a garantire maggiore conoscenza sui contributi disponibili e, quindi, sul loro corretto utilizzo: “Un provvedimento – aggiunge la Scilabra - necessario ed imprescindibile per rendere realmente efficace il complessivo processo di rinnovamento che il Governo sta portando avanti anche nel settore della formazione professionale, un sistema che dovrà produrre qualità e risultati legati alle reali esigenze del mercato del lavoro. Non più veicolo di spesa pubblica per finalità clientelari e assistenziali”. Che sia l’inizio di una nuova era della formazione in Sicilia?
 


L’approfondimento. Snals: “Colpe anche dell’attuale Governo”
 
Secondo lo Snals Confsal le colpe delle tante irregolarità emerse nel mondo della formazione non sono addebitabili solo al passato ma anche al presente. Lo dice a chiare lettere in un documento: “L’intervento della magistratura – sostiene lo Snals - conferma tutti i dubbi di chi, lo Snals Confsal fra i primi, ritiene la formazione siciliana gravemente attraversata da fenomeni di malaffare e di mala gestione. Da anni denunziamo le gravi inadempienze degli enti nei confronti dei lavoratori e gli altrettanti gravi silenzi della pubblica amministrazione siciliana. L’Avviso 20 ha definitivamente trasformato la formazione in un milionario business”. Secondo l’organizzazione di categoria sarebbe opportuno da questo momento fermare la macchina e ripensare ad una nuova formazione siciliana, superando la struttura attuale: “E’ chiaro che tale processo di riforma – si legge ancora nel documento - deve puntare alla salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie. Occorre un grande piano di riqualificazione dei lavoratori che sappia trasformare il settore. Gli enti hanno fatto il loro tempo, occorre mettere in campo una struttura pubblica che sappia superare sprechi e ruberie”.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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