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Salari differenziati ma a favore dei regionali
di Carlo Alberto Tregua

L’inutile polemica delle gabbie salariali

Tags: Stipendi, Costo Della Vita



Differenziare gli stipendi base in proporzione al costo della vita è un atto di equità. Ad essi vanno aggiunti i contratti territoriali in base alla produttività. Chi non convenga con questo principio ha interessi corporativi da tutelare, contrari a quelli generali. Bisogna distinguere tra il comparto privato e quello pubblico perché in quest’ultimo il contratto addizionale non esiste. Nel comparto privato non solo gli stipendi base dovrebbero variare in rapporto al costo della vita, ma anche in relazione al tasso di disoccupazione. Un altro principio di equità generale imporrebbe che fossero tanti gli occupati, magari pagati meno, piuttosto che pochi occupati magari pagati molto. Questo argomento non piace per niente alle centrali sindacali perché, adottando i criteri prima esposti, perderebbero molta presa sui loro associati. Tali principi, infatti, rompono il corporativismo e allargano le maglie a chi è fuori dal sistema, consentendo flessibilità in entrata ed in uscita.

Nel settore pubblico non vi sono contratti territoriali o integrativi. Nella nostra Isola, viene firmato un contratto fra l’Aran Sicilia, che rappresenta la Regione, e la controparte sindacale. Nell’Aran Sicilia vi è un’anomalia in quanto alcuni dei propri componenti fanno riferimento alla controparte. Nelle altre Regioni, per esempio in Lombardia, le parti contraenti sono l’Aran nazionale e i sindacati nazionali. Come al solito, la Regione Siciliana fa figli e figliastri: per se stessa applica un contratto più favorevole apposito, per gli enti locali rimane quello nazionale. Facendo il paragone, come d’abitudine, fra la situazione lombarda e quella siciliana risalta immediatamente l’inversione del principio delle gabbie salariali. Ci spieghiamo. In Sicilia il costo della vita è mediamente il 10-15% inferiore a quello della Lombardia, però stipendi e salari di dirigenti e impiegati pubblici siciliani sono mediamente superiori del 20 per cento. Si tratta di un palese privilegio e dell’utilizzazione dell’autonomia in modo negativo per favorire una categoria (quella dei dipendenti regionali) in modo vistoso rispetto agli stipendi di dirigenti e dipendenti privati e rispetto agli stipendi di dirigenti e dipendenti della Lombardia.
 

Facciamo qualche esempio. La Sicilia per personale spende 1,2 miliardi, la Lombardia, invece, poco sopra i 200 milioni. Secondo i dati forniti da Aran Sicilia e da Regione Lombardia, il numero dei dirigenti è 2.241 in Sicilia e 245 in Lombardia. Lo stipendio del dirigente di alto livello in Sicilia è di 190 mila euro lordi l’anno, in Lombardia è di 110 mila. Il numero dei dipendenti non dirigenti è di 17.494 unità in Sicilia, e solo di 2.884 unità in Lombardia. Lo stipendio dei dipendenti di più alto livello in Sicilia è di 52 mila euro e di 46 mila in Lombardia. Vi è da aggiungere la liquidazione (Tfr) di ogni dirigente o dipendente. Quella siciliana è mediamente superiore del trenta per cento a quella della Lombardia. L’assegno di quiescenza (pensione) è anch’esso superiore di un terzo a quello della Lombardia. In Sicilia vi sono stati, e in qualche caso vi sono, privilegi intollerabili. Per esempio pensioni pari al 114% dello stipendio e spesso liquidate con una permanenza in servizio di soli 20 o 25 anni.I dirigenti, inoltre, sono gravati di ulteriori e numerosi incarichi, per i quali percepiscono ricche indennità. La categoria più privilegiata è quella che riceve mandati dei vari commissariamenti.

Orbene, dal momento che il tempo di un dirigente è quello che è, non si capisce perché debba avere un’indennità aggiuntiva, in quanto o fa un’attività, o ne fa un’altra.Dal quadro che precede risulta evidente come l’intervento di questo Governo regionale debba indirizzarsi a ridimensionare per quantità e per costi tutto il settore pubblico, indicando con direttive presidenziali, o altre forme di direttive, la cornice di riferimento per tutti gli enti locali.Nessun ente può avere più dipendenti delle figure professionali strettamente necessarie alla produzione dei servizi, determinati, qualitativamente e quantitativamente, in base al piano industriale. Il Governo regionale dovrebbe anche affidare ad un’Autorità esterna, quale per esempio la Corte dei Conti, il controllo del rispetto del precedente indirizzo.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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