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I cinque flop del presidente Crocetta
di Carlo Alberto Tregua

Muos, Ast, Fiat, aliquote fiscali e Ingroia

Tags: Muos, Rosario Crocetta, Ast, Fiat, Antonio Ingroia



Rosario Crocetta ci ricorda una famosa primadonna delle riviste italiane degli anni Cinquanta e Sessanta, che i meno giovani certamente ricorderanno: Wanda Osiris. Non per il fatto che fosse donna, bensì perché aveva una teatralità e una gestualità ridondante che in quel contesto attraeva nei teatri numerosissimi fan.
La Wanda nazionale, sempre elegantissima e in abito lungo, scendeva spesso da una grande scalinata ai cui lati vi erano tanti ballerini, tutti in rigoroso frac bianco. Cantava Sentimental tenendo un mazzo di rose sulla sinistra e usando la destra con ampi gesti che volevano coinvolgere il pubblico.
Questa immagine mi sovviene ogni volta che vedo personaggi della politica che comunicano senza alcuna sobrietà, utilizzando parole in libertà.
Veniamo al presidente della Regione. In questo ultimo periodo abbiamo contato ben cinque flop, che vi elenchiamo brevemente.

Il primo di essi riguarda la faccenda del Muos. Non si capisce come Crocetta non si sia documentato prima di ordinare la sospensione dei lavori. La questione della salatissima penalità di 18 miliardi di dollari era nota negli ambienti. Se alcuni degli oltre 1.800 dirigenti della Regione fossero stati la sua fonte informativa  probabilmente avrebbe evitato la cattiva figura della retromarcia.
Il secondo flop riguarda la boutade di trasformare un’azienda tecnicamente fallita quale l’Ast in una compagnia low cost. Ma si rende conto, Crocetta, che per gestire una compagnia aerea ci vogliono alte professionalità e capitali ingenti? Che non ci sono in quella società a controllo regionale. Quando ha comunicato questa sua ipotesi, Crocetta ha provocato un danno d’immagine alla Sicilia e ai siciliani perché negli ambienti competenti tutti si sono fatti crasse risate.
Il terzo flop riguarda la questione di Termini Imerese. Pensare che la Fiat possa ritornare, per aprire quello stabilimento, così come qualunque altra casa automobilistica, indica un’ignoranza imprenditoriale notevole. Nessuna fabbrica di automobili può andare in equilibrio economico se non ne produce almeno 200 mila ogni anno, mentre quella siciliana ne produceva 50 mila, e fino a un massimo di 70 mila.
 
Il quarto flop di Crocetta riguarda l’altalena relativa all’aumento delle aliquote regionali fiscali: Ires, Irpef e Irap. “Gli aumenti non si faranno” proclamò Crocetta. E, in immediata successione, ritiro del proclama e conferma: “Gli aumenti si faranno”. Altre risate di chi assiste a questo balletto comportamentale.
Il quinto flop riguarda la nomina dell’ex magistrato Antonio Ingroia come commissario di un’altra partecipata disastrata della Regione, Sicilia e-servizi. Non comprendiamo come le pur notevoli competenze giuridiche e professionali di Ingroia possano servire a gestire una società per azioni avente per oggetto attività telematiche e informatiche. Per far funzionare quella società ci vogliono professionisti di grande spessore che siano contestualmente rigorosi sul piano etico.

Da qualunque parte si giri, l’azione dell’attuale presidente della Regione, eletto con il 15 per cento dei voti (lo ricordiamo sempre) è carente di fronte ai grandi macigni che gravano sulla società siciliana.
Non c’è bisogno di ulteriori proclami, ma di azioni concrete che puntino a obiettivi con soluzioni ineccepibili. Nel marasma che c’è alla Regione non riesce a decollare il Piano di risparmio della spesa di 3,6 miliardi, che dovrebbe invece essere attuato immediatamente, per dare respiro finanziario a tutte le iniziative di crescita senza delle quali non può essere generata nuova occupazione.
Il rischio di un ulteriore flop del Pil siciliano, di oltre il 3 per cento, stride con l’aumento del Pil, seppur lieve, che è già cominciato nelle Regioni del Nord.
Crocetta si occupi di questo e non del Megafono, della segreteria nazionale del Pd o di altre questioni personali o private. Se non vorrà dare il necessario e urgente impulso, la situazione si farà tragica per noi siciliani, mentre il presidente continua a percepire regolarmente 311 mila euro l’anno lordi, gli assessori continuano a percepire i loro emolumenti e così i dirigenti delle tre fasce nonché tutti i dipendenti regionali.
Intanto, i siciliani soffrono: un’intollerabile iniquità.

Articolo pubblicato il 01 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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