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La Sicilia si adegua sugli stage: più controlli e retribuzione minima
di Michele Giuliano

Dopo le polemiche dei giorni scorsi la Regione ha adottato le linee-guida Stato-Regioni sui tirocini. Almeno 300 euro lordi al mese, considerati come un reddito da dipendente

Tags: Lavoro, Stage, Anna Rosa Corsello



PALERMO - La Sicilia è tra le regioni in Italia dove si svolgono più tirocini in assoluto. Segno che la fragilissima economia del mercato del lavoro si basa anche su questo. Qui si vive di espedienti all’insegna del “tirare a campare” e sino a qualche giorno fa anche questo barlume di speranza rischiava di venir meno.
 
Ed invece alla fine, dopo delle asprissime polemiche, il governo regionale ha adottato la procedura necessaria per rinnovare ed ampliare l’offerta inerente proprio i tirocini formativi. Il dirigente generale del Dipartimento Lavoro della Regione, Anna Rosa Corsello, ha adottato la direttiva per l’applicazione delle linee-guida dell’accordo Stato-Regioni che permette di far proseguire anche in Sicilia il percorso dei tirocini formativi. In pratica in questo modo si dà seguito a quanto sancito nel corso della conferenza Stato-Regioni: “In questo modo – scrive la Corsello nel provvedimento – si consente l’applicazione nella Regione Sicilia nella misura di politica attiva, configurata dal tirocinio formativo. Questa direttiva annulla e sostituisce ogni precedente atto”.

Al vetriolo le accuse che nei giorni scorsi erano cadute sul governo siciliano perché la direttiva di applicazione delle linee guida tardava ad arrivare: “Ci risulta – aveva denunciato la Cgil - che ci siano stati dei conflitti di competenza tra gli assessorati alla Formazione e al Lavoro. Modalità inaccettabili di fronte a una Sicilia che attende risposte”.

Nel provvedimento il governo regionale ha fatto la solita precisazione: “Il tirocinio – scrive la Corsello - si configura quale intervento in seno al quale è prevista un’attività formativa che non costituisce rapporto di lavoro”. I metodi di tirocini attivabili sono: formativi e di orientamento, destinati ai soggetti che hanno conseguito un titolo di studio entro e non oltre 12 mesi dall’attivazione e sono finalizzari a facilitare le scelte professionali; inserimento o reinserimento al lavoro, destinati a soggetti inoccupati o disoccupati od a lavoratori in mobilità o cassa integrazione; orientamento e/o di inserimento o reinserimento al lavoro, destinati a soggetti con disabilità o svantaggiati; infine estivi di orientamento, destinati a giovani e adolescenti regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’università o istituti scolastici superiori.

Gli stagisti passeranno dal via attraverso i centri per l’impiego, gli enti pubblici, le istituzioni scolastiche abilitate al rilascio di titoli di studio, l’università, le aziende sanitarie e le comunità terapeutiche. I soggetti promotori saranno incaricati di offrire allo stagista una struttura ospitante, che potrà essere sia un ente pubblico che un’azienda privata. Questa sarà obbligata corrispondere al tirocinante un’indennità minima di 300 euro lordi e la curiosità principale di questo provvedimento riguarda proprio la retribuzione: sarà considerata dal fisco esattamente come un reddito da dipendente, nonostante essa non incida sull’eventuale stato di disoccupazione del tirocinante.
 
E nel caso in cui lo stagista sia percettore di un ammortizzatore sociale, nessuna indennità prevista. Le direzioni territoriali del lavoro, attraverso i servizi dei centri per l’impiego provinciali vigileranno sul corretto svolgimento della attività formativa: 2 tutor affiancheranno il tirocinante: uno scelto dal soggetto promotore e uno dalla struttura ospitante.
 

 
L’approfondimento. Ogni anno 17 mila stagisti in Sicilia
 
Secondo l’ultimo resoconto della Cgil la Regione Sicilia terrebbe fermi circa 70 milioni del “Piano Giovani”, 33 dei quali destinati agli assegni mensili per gli stagisti e agli incentivi alle imprese che al termine del percorso li assumono. Nell’isola sono 17.000 i giovani impegnati annualmente in stage e tirocini, ma solo il 7 per cento di questi trova alla fine del periodo occupazione stabile. Da considerare che la Sicilia è la regione del Sud in cui viene attivato il maggior numero di stage. Ogni anno sarebbero quasi 30 mila i tirocinanti che attivano percorsi di formazione sia nel pubblico che nel privato in Sicilia. Secondo l’Indagine Excelsior 2012, realizzata da Unioncamere sulla base dell’ottavo Censimento generale dell’industria e dei servizi redatto dall’Istat nel 2001, sono 16.530 gli stage che hanno preso il via nel 2011 all’interno delle aziende private siciliane. Inoltre si stima che le amministrazioni pubbliche dell’Isola ospitino ogni anno circa 10 mila percorsi formativi e che altri 3 mila abbiano luogo nelle realtà che operano nel non-profit. Rispetto al titolo di studio di questi stagisti dalla rilevazione di Unioncamere, limitatamente alle imprese private, emerge che il 42,3 per cento sia laureato.

Articolo pubblicato il 06 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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