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Quotidiano di Sicilia

"L'inceneritore segreto di Crocetta" e la propaganda mediatica del M5S
di Andrea Salomone

Il progetto di costruzione degli impianti di recupero energetico è pubblico da più di un anno

Tags: Inceneritore, Rifiuti, Beppe Grillo, Rosario Crocetta



LONDRA - Come vi abbiamo spiegato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta del venerdì sugli impianti per il trattamento dei rifiuti indifferenziati (Rsu), buona parte dell'Italia è ancora restia alla realizzazione di questo genere di centrali.
In data 17 luglio sul blog di Grillo è apparso un articolo intitolato "l'inceneritore segreto di Crocetta" e firmato "M5S Sicilia". L'ignoto autore del pezzo spiega che “grazie ad una richiesta di accesso agli atti fatta al dipartimento regionale della Protezione civile” i deputati M5S all'Ars avrebbero svelato il "progetto segreto" del governatore siciliano, quasi una "trama oscura" ordita ai danni della Sicilia e dei siciliani.

In realtà non c'è niente di segreto, perché il progetto di costruzione degli impianti per il recupero energetico dei rifiuti stava già sul piano regionale di gestione dei rifiuti datato giugno 2012 disponibile sul sito della regione. Siamo d'accordo, però, sul fatto che – in aderenza alle leggi sulla trasparenza – la pubblica amministrazione (Pa) è tenuta ad aggiornare i cittadini su quanto avviene in Sicilia oggi, evitando di limitarsi a pubblicare centinaia di documenti scritti in burocratichese e incomprensibili ai più.
L'articolo in questione contiene alcuni termini ed espressioni evidentemente mirati a portare l'acqua al mulino del partito di Grillo piuttosto che a informare il lettore sulle vere ragione per cui l'emergenza rifiuti in Sicilia è approdata ad una situazione tanto grave.

Oltre a ciò, l'articolo mostra per l'ennesima volta quanto alcuni membri del Movimento siano disinformati e, in questo caso, autocontraddittori in materia di gestione dei rifiuti, con la triste conseguenza che ciò alimenta la confusione sul tema.
Tra l'altro, ci teniamo ad invitare i lettori della rete a prendere criticamente coscienza del fatto che, per creare consensi, il M5S impiega una tecnica mediatica ben conosciuta dai cosiddetti webmaster Seo (Search Engine Optimization, ossia "ottimizzazione sui motori di ricerca"), quei costruttori di siti internet che sanno come piazzare le loro pagine tra i primi posti dei risultati delle ricerche sul web. La strategia in questione – una delle armi più potenti utilizzate da queste figure professionali – consiste nel copiare e incollare un articolo su decine e decine di siti. Basta verificare quanto detto googlando "l'inceneritore segreto di Crocetta": si vedrà che le prime tre pagine della ricerca riportano lo stesso identico articolo su siti affiliati al Movimento.

C'è chi pensa che si tratta di una strategia poco corretta. In realtà, però, tecnicamente non c'è niente di scorretto: la propaganda sul web si fa così.  Se da un lato i dirigenti del Pdl sanno più che bene che per convincere chi li ascolta devono solo ripetere, ripetere e ancora ripetere sempre gli stessi semplici messaggi a prescindere dal loro contenuto di verità, dall'altro lato il Movimento di Grillo aumenta i propri consensi cavalcando l'onda dell'indignazione nei confronti dei "vetusti partitocrati italiani distruttori dell'Italia" e fortifica il proprio profilo di "partito-non-partito-anti-partiti" impiegando la stessa strategia propagandistica sulla rete, un canale d'informazione alternativo alla televisione, "il braccio dei partiti".

Anche se le strategie adottate per creare i consensi sono molto simili, la differenza tra i due modi di fare propaganda è più che sostanziale. Casaleggio è un esperto del web. Egli ha deciso di investire con Grillo centinaia di migliaia di euro nella creazione del progetto M5S – prima investendo sul blog del comico e poi sul Movimento – proprio perché sapeva che, sfruttando al meglio tutte le potenzialità di questo nuovo mass media, avrebbe potuto guadagnare il consenso di buona parte del popolo della rete italiano, in particolar modo quello cresciuto con e nella rete, lo stesso che si è sempre illuso di poter trovare sul web tutte le verità nascoste e mai dette da chi tiene le fila della politica e dell'economia, quelle verità scomode e segrete che televisioni e giornali non hanno mai detto, non dicono e mai diranno.

Per questa ragione invitiamo i nostri lettori a  pensare in maniera critica, ricordando sempre la saggia massima scritta da René Descartes (1596 - 1650) nel suo Discours de la Méthode (1637): “Il fatto che una verità sia ritenuta tale da più individui o venga ripetuta non la rende più vera, perché potrebbe pur sempre trattarsi di un errore largamente diffuso e ripetuto”.
 

 
Le illegittime conclusioni riguardano le “ecoballe”
 
LONDRA - Tornando all'articolo in questione, l'autore deduce in maniera del tutto illegittima che, “poiché a Palermo la raccolta differenziata (Rd) è pari soltanto al 6%, quasi tutti gli Rsu saranno trattati per produrre ecoballe (destinate ad essere utilizzate come combustibile, ndr)”. Questo genere di deduzione, però, dal punto di vista logico è illegittima per due motivi.
Innanzitutto, perché – per avvalorare la sua tesi – l'autore presuppone sottobanco ciò che vorrebbe dimostrare, ossia che tutti i rifiuti prodotti dai palermitani verranno trasformati in "ecoballe", cosa che non è scritta da nessuna parte (magari fosse così: sarebbero solo più soldi e meno inquinamento per la Sicilia e i siciliani).
In secondo luogo, perché si parla tendenziosamente di un Crocetta in linea con Lombardo e di "ecoballe", due concetti che richiamano subito alla mente la malapolitica e quegli ammassi di rifiuti indifferenziati non pre-trattati (tra i quali materiali tossici) che le ecomafie napoletane, con il lasciapassare dell'amministrazione Bassolino, sono riuscite ad importare da ogni dove facendo un sacco di soldi a scapito del territorio napoletano e della salute dei suoi abitanti.
La cosa curiosa è che nell'articolo in questione viene riportata un'affermazione del deputato M5S all'Ars Giorgio Ciaccio, secondo cui la costruzione di un impianto per il trattamento meccanico biologico (Tmb) è il primo step che porta alla realizzazione dell'inceneritore. Questo genere d'impianto, però, produrrebbe Cdr, ossia carburante – o meglio biocarburante – derivato dai rifiuti e la centrale energetica a base di frazione residuale tmb inquinerebbe molto meno di una qualsiasi altra centrale elettrica.
 


Bioessiccatori sì o no? Le contraddizioni sul blog
 
LONDRA - Non si spiega perché la costruzione di un Tmb (detto anche bioessiccatore) venga vista come un male, dato che, nella nota pagina del suo blog intitolata "l'alternativa agli inceneritori", è lo stesso Grillo (e con lui il M5S Sicilia) a parlare dei bioessiccatori come un'alternativa ragionevole agli inceneritori.
Che poi i membri del M5S e il suo leader preferiscano gettare il bioessiccato in discarica senza utilizzarlo come biocarburante rinnovabile a bassissimo impatto ambientale e ad altissimo potenziale energetico (la produzione dei rifiuti infatti si rinnova continuamente), questo è un altro discorso che ci fa entrare nel piano dell'assurdo.

Va da sé, infatti, che rifiutare l'utilizzo di biocarburante rinnovabile significa di fatto rifiutare di rendersi indipendenti dagli inquinantissimi e costosissimi combustibili fossili dai quali tutti gli Stati più industrializzati stanno cercando di rendersi sempre più indipendenti, quegli stessi combustibili di cui siamo e continueremo ad essere dipendenti ancora per decine e decine di anni.

E non si spiega poi per quale ragione la costruzione di un Tmb dovrebbe implicare la realizzazione di una centrale per la produzione di energia dai rifiuti: la costruzione dell'uno, infatti, non implica affatto la costruzione dell'altro. Certo, avere centrali energetiche consentirebbe ai siciliani di usare il proprio combustibile, di rendersi più indipendente dal punto di vista energetico – perché così la Sicilia produrrebbe la propria energia – e di creare nuovi posti di lavoro tra la costruzione degli impianti e la loro gestione. Ma ciò, anche se è del tutto auspicabile, non è affatto necessario, perché il carburante potrebbe pur sempre essere venduto sul mercato invece di essere utilizzato nell'isola.

Ci auguriamo vivamente che il governatore siciliano si dia una mossa a far realizzare l'impiantistica di cui si parla nel piano regionale, anche perché ogni giorno che passa sempre più rifiuti riempiono le stracolme discariche che continuano a garantire introiti giganteschi ai privati, continuando ad aggravare i danni ambientali ed economici per la Sicilia e i siciliani.

Articolo pubblicato il 09 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Metalli estratti col trattamento meccanico biologico degli Rsu
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Rifiuti bioessiccati
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