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Quotidiano di Sicilia

Basta auto blu usare i taxi
di Carlo Alberto Tregua

Adeguarsi a costi standard e prezzi Consip

Tags: Auto Blu



Per mantenere le auto blu di tutte le Pubbliche amministrazioni si spende un miliardo di euro. Si tratta dell’ennesima vergogna, soprattutto se si pensa che Svizzera, Germania e Gran Bretagna non usano le auto blu se non per i vertici delle istituzioni. Non si capisce perché debba essere mantenuto il privilegio a dirigenti generali e di alta fascia, assessori regionali e comunali, dirigenti regionali e comunali e degli altri Enti che utilizzano ancora auto blu e, per conseguenza, gli autisti necessari.
La soluzione efficiente c’è: fare convenzioni con le cooperative di Ncc (Noleggio con conducente) ovvero con cooperative di tassisti, per effettuare trasporti all’interno delle città e fra città diverse, indispensabili esclusivamente all’espletamento del servizio.
Vendendo le auto blu e trasferendo ad altro lavoro gli autisti, si taglierebbero i costi di esercizio (assicurazione, manutenzione, bollo, carburante e altro) eliminando, secco, il miliardo di cui prima. Tutte le convenzioni con Ncc e tassisti potrebbero costare al massimo 100 milioni: risparmio garantito di ben 900 milioni con cui si possono aprire i cantieri.

La questione delle auto blu è emblematica: si tratta di un semplice sperpero che va eliminato al più presto.
Altro enorme sperpero, che nasconde corruzione, è il mancato utilizzo dei cosiddetti costi standard nelle Pubbliche amministrazioni. Non si capisce perché qualunque cosa si compri non debba costare la stessa cifra indipendentemente da quale Ente la compri e in qualunque città si compri.
Chi va fuori dai costi standard lo fa perché ne ha un tornaconto personale. I dirigenti che non applicano i costi standard sugli acquisti di beni e servizi non hanno alcuna motivazione da addurre se non quella che sottobanco prendono la mazzetta. Invece, i dirigenti onesti e corretti comprano a costi standard e anche a prezzi inferiori.
Diciamolo francamente: i fornitori delle Pubbliche amministrazioni cercano di ottenere il massimo vantaggio dalle loro forniture, ma i dirigenti onesti e capaci non glielo debbono concedere, pagandoli al giusto prezzo, ma non di più. Si tratta di una questione semplice sulla quale Governo e Parlamento non hanno ancora legiferato.
 
Vi è un terzo modo per tagliare la spesa pubblica senza tagliare i servizi: utilizzare i prezzi della Consip (Concessionaria servizi informativi pubblici) Spa cui aderiscono i fornitori che non vogliono speculare.
Anche in questo caso, non si capisce perché le Pubbliche amministrazioni non comprino a prezzi Consip, sgombrando così il campo da ogni ipotesi di corruzione.
Vi è un altro modo ancora per tagliare la spesa pubblica senza tagliare i servizi: utilizzare i costi delle cosiddette Regioni benchmark, individuate in Umbria, Marche ed Emilia. Se quelle tre Regioni comprano beni e servizi ai prezzi più bassi non si capisce perché le altre 17 non possano comprarli agli stessi prezzi, o inferiori, se non vogliono usare la corruzione.
Come si vede dai quattro esempi descritti succintamente, i modi per tagliare la spesa pubblica statale, regionale e locale sono ben individuati. Chi non vuole tagliare lo fa per mantenere privilegi ed estesa corruzione, portata da chi paga la cagnotte in modo da avere il vantaggio di incassare di più. Non si può pensare che la Magistratura possa scoprire questa estesa area di malversazione.

Ci vuole un ceto politico che abbia nell’etica il suo punto di riferimento. Ma perché ciò accada occorre che esso stesso sia pulito e scevro dalla tentazione che viene portata ogni giorno sui loro tavoli.
Vero è che Oscar Wilde (1854–1900) sosteneva: resisto a tutto tranne che alle tentazioni, ma chi ha responsabilità istituzionali, politiche o amministrative non può venir meno al proprio dovere di essere onesto.
I cittadini, singolarmente e collettivamente, dovrebbero vigilare sui comportamenti dei vertici istituzionali e burocratici. Invece, spesso, non lo sono, limitandosi a lamentarsi al bar, dal barbiere o davanti a una pizza.
Non è così che si esercita il compito di cittadino. Bisogna scrivere ai giornali, unirsi in associazioni di consumatori, aprire le discussioni nei condomini, partecipare alle riunioni delle Circoscrizioni e a quelle dei Consigli comunali. Insomma, farsi sentire nei luoghi giusti perché si punti all’equità nella Comunità.

Articolo pubblicato il 13 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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