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Protocollo di legalità per tutelare gli appalti
Firmato presso la sala rossa dell’Assemblea regionale siciliana. Rendere difficile alla mafia infiltrarsi nelle opere pubbliche

Tags: Appalti, Mafia



PALERMO - Il presidente della commissione Attività produttive, Salvino Caputo, e quello della commissione antimafia, Calogero Speziale, hanno sottoscritto nella sala Rossa dell’Ars un protocollo di legalità e di intesa, che verrà firmato anche dai sindaci, dai presidenti delle Province regionali e dagli imprenditori siciliani, per rendere ancor più difficile ai boss di Cosa nostra di potere tentare di infiltrarsi negli appalti pubblici e di potere controllare i flussi finanziari desinati alla realizzazine di opere pubbliche.

“Tra pochi mesi - dice Caputo - tra Fondi Fas, Piani strategici, Gal e Programmi operativi verranno inseriti nel circuito economico dell’Isola oltre 10 miliardi di euro, che verranno gestiti dagli enti pubblici e da imprenditori privati, per opere pubbliche e per infrastrutture. è chiaro che questo enorme flusso di denaro, ha già suscitato gli interessi dell’organizzazione mafiosa, pericolo tra l’altro più volte denunciato dal procuratore antimafia, Pietro Grasso.
Questo protocollo, prevede norme rigorosissime sia in tema di appalti e di concessione di servizi in regimi di affidamento, oltre che un obbligo per gli imprenditori di denunciare ogni forma di minacce o di intimidazioni, pena la revoca dell’appalto e la cancellazione dai relativi albi e per i Comuni sanzioni in caso di mancato controllo”.
Nei prossimi giorni il protocollo verra inviato all’Associazione nazionale dei Comuni Italiani e a Confindustria per le relative adesioni.

“Nel pacchetto sicurezza ci sono alcuni provvedimenti che ci trovano convinti e coinvolti, ma in tema di contrasto alla criminalità ci sono anche delle incongruenze”. Questa la denuncia del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, a Palermo, ieri, a margine di un incontro organizzato dal Siulp in occasione del 27esimo anniversario dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Secondo don Ciotti le incongruenze stanno “nelle intercettazioni, un tema su cui non si può transigere; nel lodo Alfano perché le alte cariche dello Stato devono essere degli esempi di trasparenza e responsabilita’”.
Il presidente di Libera ha lamentato anche il mancato scioglimento del Comune di Fondi, “una vicenda - ha spiegato - per la quale è in gioco la credibilità dell’intero Paese”.
Don Ciotti ha rilanciato anche l’idea della nascita di un’Agenzia nazionale per i beni confiscati “per rendere il percorso di sottrazione dei beni più efficace ed incisivo”. Secondo il presidente di Libera infine serve lavorare “non solo sui giovani ma anche sugli adulti con meno parole e più fatti”.

Articolo pubblicato il 08 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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