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Sicilia: diritti dei minori violati. Cresce la prostituzione maschile
di Chiara Borz├Č

“I piccoli schiavi invisibili”: Save The Children svela le tristi realtà del nostro Paese e dell’Europa. In Italia sono 30.000 i giovanissimi coinvolti in lavori pericolosi e vergognosi

Tags: Lavoro Minorile, Diritti Minori, Save The Children



PALERMO - Europa e Italia sorprendono in negativo: nel vecchio continente e nella nostra nazione continua a crescere il fenomeno della tratta di minori. Nonostante la legislazione vigente, i piani di azione internazionali e nazionali, in Europa sono stati contati 9.500 tra bambini e ragazzi vittime del lavoro forzato e della moderna schiavitù (sfruttamento sessuale e lavorativo). In Italia, paese in cui è stato segnalato il maggior numero di vittime presunte o accertate, sono quasi 2.400 i ragazzi soggetti a sfruttamento. La stima è in calo rispetto al 2009, quando si contarono 2.421 vittime, ma è aumentata notevolmente rispetto al 2008 quando furono censite 1.624 vittime.

Sono questi i dati forniti dal rapporto “I piccoli schiavi invisibili” elaborato da Save The Children. Il termine invisibile è particolarmente attinente. è lo stesso lavoro di osservazione ad evidenziare, infatti, come al di là delle quantità riscontrate il fenomeno dello sfruttamento si verifichi in modo silenzioso e nascosto: i ragazzi coinvolti si spostano settimanalmente nei vari territori d’Italia e dell’Ue, andando creare “tratte” che rimangono sommerse se non sono le stesse vittime a riuscire a denunciarle.
 
E' quel che accade nello specifico nei casi di sfruttamento sessuale. In Italia questo fenomeno coinvolge sia minori femmine che maschi. Le giovani straniere provengono per la maggior parte dalla Nigeria e dalla Romania, i giovani sono di origine rom, maghrebina e subsahariana. L’età compresa è tra i 16-18 anni, tuttavia, in Calabria, Marche, Abruzzo, Vento, Campania e Lazio si giunge persino ai 14-16 anni.
Nessuno dei minori intervistati da Save The Children ha dichiarato correttamente la propria età, piuttosto è abitudine definirsi vicini ai 18 anni per cercare mediare con la giustizia e l’assistenza ricevuta. In questi ultimi anni è arrivata dolorosamente alla ribalta la tratta maschile di minorenni costretti alla prostituzione. Un fenomeno che è stato recentemente documentato anche dal Corriere della Sera attraverso un video testimonianza girato nella zone portuale di Napoli, dove è stato provato anche il coinvolgimento di giovanissimi (l’età presunta di un bambino presente in strada era di 6 anni) nel giro della prostituzione. Sono per l’appunto le zone meridionali, ma anche dell’Italia centrale, che si distinguono per questo tipo di tratta particolarmente vergognoso: secondo il rapporto Sicilia orientale, Campania, Marche, Abruzzo e Lazio sono le regioni principali che alimentano questo tipo di mercato della prostituzione.
Ogni parte d’Italia mostra d’avere peculiarità per il tipo di tratta presente sul territorio. ll Nord non è infatti libero dal fenomeno, che prende piuttosto forma come sfruttamento di tipo lavorativo. In Italia sono 30.000 i minori coinvolti in lavori pericolosi per la loro salute, sicurezza e sono costretti a lavorare di notte o in modo continuato.
Questi giovani, in particolare egiziani, arrivano nel nostro Paese approdando sulle coste orientali della Sicilia, ma anche in Calabria e, raramente, in Puglia. Hanno lo scopo primario di raggiungere in fretta le grandi città italiane, Roma e Milano, dove il lavoro è sicuramente maggiore e dove sono già presenti familiari e connazionali che possono ospitare e sin da subito impiegare i ragazzi. Lo sfruttamento viene praticato nonostante il clima confidenziale. è notizia di questa estate il coinvolgimento anche delle regioni meridionali in questo tipo di realtà. Ad essere protagonisti, tuttavia, non sono solo i ragazzi stranieri ma anche quelli italiani. è la stessa Save The Children ad affermarlo attraverso i dati diffusi nel rapporto “Game Over”: la Sicilia è tra le principali regioni italiane ad alto rischio di sfruttamento lavorativo dei minori.
Come si legge nel dossier: “Dalle testimonianze rilevate (...) emergono particolari anche duri sul lavoro minorile nel Mezzogiorno. La crisi ha ristretto così tanto il mercato entro cui un minore può inserirsi, da costringerlo ad accettare qualsiasi tipo di lavoro pur di guadagnare”.
In città come Palermo il minore considera naturale la sua condizione lavorativa, non un caso di sfruttamento. Personalmente la ritiene regolare e l’unica condizione lavorativa che considera irregolare è quello legata allo spaccio di droga o il crimine in generale. I giovani ragazzi del capoluogo siciliano accettano di lavorare senza diritti al costo di guadagnare qualcosa. Il gioco deve però “valere la candela”, cioè possono lavorare anche 10 ore al giorno, purché ricevano una congrua somma a fine settimana.

Articolo pubblicato il 28 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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