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Abuso di farmaci: in Sicilia cresce la povertà sanitaria
di Adriana Zuccaro

Secondo l’Istat 1 milione 863 mila famiglie del Mezzogiorno vivono in condizioni di povertà. Necessità e abuso: nell’Isola 180,5€ pro capite di spesa per le medicine

Tags: Farmaci, Abuso, Povertà Sanitaria



Nessun giro di boa si intravede al largo della crisi. L’Isola, così come l’ormai sbiadito Belpaese, non accenna a risalire la china; piuttosto avanza in caduta libera verso indici di povertà inedita. Dopo la Calabria (27,3%), oggi la Sicilia è, di fatto, la seconda regione del Sud in cui l’incidenza della povertà è più forte, attestandosi al 26,2%. Un milione 863mila famiglie del Mezzogiorno d’Italia vive in condizioni di povertà relativa, pari al 23,3% di tutte le famiglie residenti al Sud. Il dato Istat riflette un preoccupante crescendo: al Sud, infatti, l’intensità delle povertà è passata dal 21,5% del 2010 al 22,3% del 2011.

Sull’intero territorio nazionale, la crisi continua a spargersi a macchia di leopardo ma risparmia ben pochi perché la povertà riguarda ben otto milioni di persone, l’11,1% delle famiglie italiane. Le conseguenze? Esagerate. Soprattutto per le famiglie numerose, per gli anziani con pensione minima e per gli immigrati, è diventato troppo oneroso comprare, addirittura, un farmaco anche se con prescrizione medica.
Secondo i dati del dossier realizzato dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus, negli ultimi sette anni, la caduta degli italiani verso la cosiddetta “povertà sanitaria” ha sfiorato il raddoppio, cioè dal 2006 al 2013 ha raggiunto in media un terrificante 97%. “Assistiamo ad un crescente bisogno di farmaci - commenta Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico - da parte delle più importanti strutture di assistenza caritative. In alcuni casi si tratta di vera emergenza a causa dell’aumento della crisi economica che colpisce soprattutto le famiglie”.
Incalza dunque la necessità di un giro di vite sulla cooperazione tra il sistema sanitario e quello farmaceutico, sottolinea Gradnik quando afferma che “è quanto mai urgente che la Commissione Sanità del Senato approvi in via definitiva la proposta di legge che consentirebbe la donazione di farmaci da parte delle aziende farmaceutiche. È ora che la politica dia segnali concreti sul fronte della povertà sanitaria”.
Stando al dossier, nei sette anni presi a campione, nel Sud e nelle isole la crescita del fabbisogno farmaceutico è cresciuto in maniera, per così dire, contenuta, attestandosi attorno al 33,42%. Si è passati dai 91.890 confezioni di farmaci richiesti dagli enti nel 2006 alle 122.600 confezioni del 2013.
Dietro i nuovi picchi di “povertà sanitaria” non poteva che celarsi un’altra faccia della triste medaglia: esiste infatti una corrispondenza biunivoca tra il fabbisogno e l’abuso di farmaci registrato soprattutto tra gli anziani, soprattutto al Sud.
Secondo il rapporto Osmed 2012, nel corso dei primi nove mesi del 2012 la Sicilia si è collocata tra le tre regioni italiane che hanno fatto registrare la spesa farmaceutica convenzionata di classe A-SSN più elevata con 180,5 euro pro capite, seguita dalla Sardegna 170,6 euro e dalla Campania con 165,3 euro. E come se non bastasse, gli over 65, ossia la fascia di età che consuma secondo l’Aifa dai 5 ai 9 farmaci al giorno, rappresentano il 4,8% della popolazione dell’Isola.

Si fa sempre più forte il bisogno di una maggiore sensibilizzazione dell’utente sanitario verso un minimo e strettamente necessario consumo di farmaci, e di una più profonda responsabilizzazione di quei medici che spesso prescrivono associazioni di farmaci che possono aumentare l’insorgenza di aritmie cardiache, esporre il paziente a rischi di sanguinamento per uso contemporaneo o di insufficienza renale.

Articolo pubblicato il 29 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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