Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Messina - Ennesima emergenza scongiurata, si riaprono le porte della discarica
di Francesco Torre

La Giunta Accorinti si era impegnata a pagare 750 mila € prima di Ferragosto. Grazie a un acconto di 600 mila €, Messina potrà ancora conferire i rifiuti nel sito di Mazzarrà

Tags: Emergenza Rifiuti, Discarica Di Mazzarrà Sant'Andrea



MESSINA - L’ennesima emergenza rifiuti è stata scongiurata. Con un nuovo acconto di 600 mila euro il Comune di Messina ha convinto Tirreno ambiente a non chiudere la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea ai mezzi provenienti da Messina. Un segnale distensivo sorprendente, soprattutto poichè, dopo l’ultimo perentorio diktat, sembrava proprio che l’emergenza fosse imminente.

Cosa peraltro naturale se si pensa che gli accordi controfirmati tra le parti qualche giorno fa non sono stati rispettati. Prima di Ferragosto, ricordiamolo, la Giunta Accorinti si era infatti impegnata con i vertici di Tirreno ambiente per un anticipo di 750 mila euro e la promessa che a breve il Consiglio comunale avrebbe firmato la proposta di delibera riguardante la transazione economica con l’Ato3, atto propedeutico all’invio dei finanziamenti regionali (c.d. fondo di rotazione) a copertura dei debiti pregressi. Soldi che avrebbero dovuto garantire per la discarica di Mazzarà la possibilità di completare la costruzione dell’impianto di biostabilizzazione, ormai vitale per allungare la vita alla società e ottimizzare il ciclo di smaltimento dei rifiuti. Dal Consiglio comunale di Messina, invece, nonostante la disponibilità nell’organizzazione di sedute in extra-time (una addirittura il 14 agosto, mai visto nella storia recente di Palazzo Zanca), la delibera di Accorinti ha ricevuto non solo un rifiuto all’approvazione, ma addirittura il rinvio al mittente per una nuova stesura.
 
Cosa chiedono i consiglieri? Che si faccia chiarezza su 2,8 milioni di euro risalenti al 2007 che, pretesi dall’Ato3, la Giunta non aveva nemmeno inserito nel calcolo debitorio tracciato in delibera, nonostante tra le parti vi fosse un ricorso giudiziario in atto. Un errore materiale nella trascrizione dei dati economici che è stato ammesso anche dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Signorino e Ialacqua, ma che sembrerebbe facilmente superabile alla luce di un acccordo lampo con l’Ato3 per una transizione che metta fine al percorso giudiziario del ricorso. Di tale transizione, però, ancora non vi é alcuna traccia scritta, e finché questa non sarà trasmessa al Consiglio la delibera non passerà. Con buona pace di Tirreno ambiente che sulla fiducia aveva accettato un patto economico ormai non più rispettato.
Nella riunione di lunedì scorso - presente anche il sindaco di Mazzarrà - la Giunta e Tirreno ambiente hanno comunque sancito la tregua che dovrebbe consentire di vivere la raccolta dei rifiuti in città con meno pathos. Come nel più classico degli scaricabarile, il problema dei debiti, della vita della discarica, dell’impianto di biostabilizzazione verranno “girati” direttamente al presidente della Regione. L’invocazione di Crocetta ha raccolto consensi unanimi. Ma i cittadini possono essere sicuri che il gioco del rimpallo di competenze non verrà poi pagato direttamente con i loro risparmi, magari attraverso la nuova Tares?

 
Debiti su debiti. L’Ente comunale deve 22 mln di € alla Tirreno ambiente
 
MESSINA - Il Comune ha un debito nei confronti di Tirreno ambiente di 22 mln di euro. I debiti dell’Ato3 ammontano a 30 mln di euro. I contenziosi tra Ato3 e Messinambiente hanno prodotto perdite per 5 mln di euro. Questi i numeri di un fallimento per il cui risarcimento si dovrebbero condannare coloro che in questi anni sui rifiuti hanno costruito la loro fortuna, in primis l’ex presidente e commissario dell’Ato3 Antonio Ruggeri. Invece, l’unica cosa che i sindaci di Messina e Mazzarrà hanno saputo fare è lo scaricabarile nei confronti della Regione. “Il Comune non ha più disponibilità di cassa e non possiamo pretendere dalla società Tirreno ambiente ulteriori sforzi economici”, ha evidenziato Accorinti. “È fondamentale che il governo regionale oggi prenda coscienza di un problema che non può più essere rinviato”. Ma la Regione, più che offrire 30 mln di prestito per il fondo di rotazione per debiti accumulati per incapacità degli amministratori locali cosa altro può fare? (ft)

Articolo pubblicato il 29 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus