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Ai siciliani piacciono le università digitali 2013: terzi in Italia per numero di studenti
di Gianluca Di Maita

Esistono da oltre un ventennio. Nell’ultimo anno accademico gli iscritti sono stati 37.595. Una realtà in forte espansione: oggi sono 11 in tutto il Paese e raccolgono sempre più consensi tra i ragazzi

Tags: Università Digitali



PALERMO – Che Internet sia diventato fondamentale nelle nostre vite è un dato di fatto. Che sia diventato pure un mezzo di apprendimento, pure. Ma cosa succede quando ti trovi davanti all’opportunità di basare tutta la tua crescita personale, gli studi e la carriera su un tipo di apprendimento svolto davanti al monitor? Potrebbe crescere un senso di angoscia, potremmo sentirci tagliati dal mondo mentre tutto lì fuori corre. Tutto questo purtroppo è retaggio di un sistema consolidato nel tempo, frutto di secoli di relazioni vissute faccia e faccia e non via chat. Ma in realtà se ci pensiamo bene, con i social network tessiamo più rapporti di quello che facevamo prima. Quindi non dovrebbe stupire se un giorno pure lo studio e il lavoro nascessero e crescessero solo via internet. E in fondo questo, per certi versi già accade. Una rivoluzione silenziosa del nostro modo di apprendere e di conoscere nuove nozioni. Silenziosa perché i suoi strumenti forti sono la comodità e la rapidità.

Le Università telematiche esistono da oltre un ventennio e l’accesso alla forma di apprendimento digitale è ormai stato inaugurato da più di 5 anni. Mentre in America Obama spinge l’accelleratore sui Mooc (massive open online courses), è recente la notizia che a settembre la Commissione Europea darà vita ad un portale, “Open Education Europe”, in cui si potrà accedere liberamente a migliaia di corsi preparati in tutti i quattro angoli del continente. Dati alla mano però, secondo il Miur, il numero degli studenti iscritti alle Università Telematiche italiane (11 in tutto), ha subìto un’impennata nel 2010, quando si è passati da 28.557 iscritti a 40.358, per poi diminuire invece a 37.595 nell’anno accademico 2012/2013.
 
Per numero di iscritti nell’ultimo anno, i siciliani occupano il terzo posto (5.366), dietro solo a Campani e Laziali che viaggiano intorno ai 6 mila iscritti ciascuno. È diffusa teoria che le ragioni che vedono in testa le regioni del Mezzogiorno, vanno ricercate nel tendenziale cambio di strategia degli studenti del Sud. Se un tempo era quasi la prassi andarsene dopo il liceo verso le regioni del Nord, oggi in seguito alla crisi economica ciò è diventato più difficile. Sebbene le rette delle università telematiche presentino comunque dei prezzi abbastanza alti (in media 2.500 euro all’anno), queste sono certamente molto più convenienti rispetto a mantenere un figlio fuori.
 
Ma come funzionano le università telematiche? Tra i pregiudizi più comuni vi è quello riguardante la distanza eccessiva che vi è tra docente-studente. Secondo coloro che lavorano nell’ambito di tali strutture, questo pericolo non sussiste. Lo studente che apprende davanti al monitor nella sua cameretta, ha in realtà la possibilità di entrare in contatto in maniera diretta (via chat, videochiamate), sia col docente che con un tutor sempre disponibile.
 

 
Professori illustri collegati via webcam
 
Se tutto ciò fosse vero, certamente farebbe la barba al sistema pubblico universitario in cui docente e studente si vedono praticamente per la prima volta solo all’esame. Parlando con un dirigente di una tra le più famose di queste università, ci è sembrato strano sentire la sua tranquillità nei riguardi di una possibile vita virtuale che si viene inevitabilmente a creare con questi corsi digitali. Ci ha spiegato che esiste un portale, in cui ognuno ha la possibilità di creare un avatar e di entrare in una realtà parallela. Qui vi sono vere e proprie classi, in cui abbiamo la possibilità di sederci su pixellati sgabelli che ricordano vagamente quelli delle nostre università reali. Il tutto poi coronato da un avatar del docente, che a tot ora entra in classe e col supporto di una webcam inizia ad impartire delle lezioni. Strabuzziamo gli occhi quando poi ci vengono nominati docenti come Mario Monti e Romano Prodi. Inquietante, ma in fin dei conti interessante.

Articolo pubblicato il 29 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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