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Disoccupazione, emorragia infinita. In Sicilia il tasso è giunto al 21,6%
di Antonio Leo

La media nazionale è del 12%: in totale i disoccupati sono quasi 14 milioni (+ 375.000 unità in 12 mesi). Tra il 2012 e il 2013 ben 84 mila cittadini dell’Isola hanno perso il lavoro

Tags: Disoccupazione, Lavoro, Istat



PALERMO – Ieri tutte le principali agenzie di stampa hanno diffuso i risultati dell’ultima indagine dell’Istat sul lavoro. Ebbene i dati non sono incoraggianti: la disoccupazione nel secondo trimestre 2013 si è attestata mediamente al 12%, in aumento rispetto allo stesso intervallo di tempo dell’anno precedente.
I disoccupati sono quasi 14 milioni (saliti di circa 400.000 unità). L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in oltre la metà dei casi le persone con almeno 35 anni, con il 55,7% che cerca lavoro da un anno o più.

Il fenomeno, per quanto cupo, si fa drammatico scendendo al di sotto del Tevere. La Sicilia è, appena dietro la Campania, la regione con il più alto tasso di inoccupati. Nell’Isola la percentuale sale fino al 21,6 per cento (più 2,2 punti rispetto al 2012), cioè dieci tacche sopra la media nazionale. È come se esistessero due Italie, di cui però il grande pubblico conosce soltanto la faccia meno triste. Viene in mente il poeta romano Trilussa, che a tal proposito scherzava: “Secondo le statistiche di adesso risulta che ti tocca un pollo all’annno, e se non entra nelle spese tue ti entra lo stesso nella statistica perché c’è qualcun altro che se ne mangia due”.

In realtà l’analisi dei dati disagreggati per Regione fotografa un quadro più chiaro della situazione isolana. Tra il 2012 e il 2013 il numero degli occupati è sceso da 1 milione e 422 mila persone a 1 milione e 338 mila, cioè in dodici mesi ben 84 mila siciliani sono finiti a spasso. Come se tutti gli abitanti di Marsala restassero senza lavoro. Contestualmente è ovviamente aumentato il quantitavo di uomini e donne in cerca di un salario: un esercito cresciuto di 26 mila unità, dai 342 mila del 2012 ai 368 mila dell’anno in corso. Dati, per esempio, diversi rispetto alla Lombardia, dove nello stesso periodo gli occupati sono addirittura saliti di 30 mila unità (da 4 milioni e 290 mila a 4 milioni e 320 mila).
 
Il Sud a picco
Il dramma in generale riguarda tutto il Mezzodì. Nel secondo trimestre, rileva l’Istat, la disoccupazione era al 21,9% in Campania (dal 18,5% dello stesso periodo del 2012) e al 21,5% in Calabria (dal 19,8% di un anno prima). In Calabria c’è il tasso di occupazione più basso in Italia con appena il 39% di persone occupate nella fascia tra i 15 e i 64 anni (55,7% il tasso di occupazione in Italia). Tra le regioni con il tasso di disoccupazione più basso c’è il Trentino (5,8%), il Friuli (6,9%), il Veneto (7,5%) e la Lombardia (7,6%). Il tasso di occupazione più alto è a Bolzano con il 70% delle persone tra i 15 e i 64 anni al lavoro.
 
Giovani in caduta libera
Tra i 15-24enni, nel mese di luglio, le persone in cerca di lavoro sono state 635 mila e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d'età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 39,5%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,3 punti nel confronto tendenziale con l'anno scorso. Neanche a dirlo, i risultati peggiori si registrano al Sud, con un tasso di giovani tra 15 e 24 anni senza lavoro del 50,6%.
 

 
Ma le imprese possono usufruire degli sgravi per assumere under 29
 
PALERMO - La legge n. 99 del 2013, nel convertire il decreto n. 76 che ha introdotto varie misure volte ad agevolare l’occupazione giovanile, ha confermato, tra l’altro, gli incentivi economici previsti dall’articolo 1, in favore dei datori di lavoro che assumano, con contratti a tempo indeterminato, giovani tra i 18  e i 29 anni di età, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, o sforniti di un diploma di scuola media superiore o professionale. Tale agevolazione, che la legge definisce “sperimentale” e che spetta solo per i contratti di lavoro stipulati sino al 30 giugno 2015, ad incremento dei livelli occupazionali preesistenti (non valgono, quindi, assunzioni che “sostituiscano” lavoratori licenziati o dimessi), si concretizza nell’attribuzione, per un periodo di 18 mesi, di un contributo pari a un terzo della retribuzione mensile lorda del lavoratore, salvo l’importo massimo di 650 euro mensili. Il contributo verrà percepito dai datori di lavoro mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili all’INPS. 

Articolo pubblicato il 31 agosto 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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