Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Stranieri, Sicilia maglia nera per inserimento lavorativo
di Chiara Borzì

Queste le conclusioni tratte dall’analisi del Rapporto Cnel - ministero del Lavoro e Politiche sociali. Ma scopre la forza attrattiva di province insospettabili quali Enna, Caltanissetta ed Agrigento

Tags: Immigrazione, Extracomunitari



PALERMO - Il generale momento di crisi ha inciso anche sulla possibilità d’integrare i migranti all’interno del nostro territorio. Queste le conclusioni tratte dall’analisi del Rapporto Cnel - Ministero del Lavoro e le Politiche Sociali che ha reso ancora più chiara la difficoltà del cosiddetto “modello italiano” per l’integrazione. I dati riguardano il 2011.

Peggiorano gli indici del Nord, sino ad oggi simboli proprio del “modello italiano”, rimangono stabili invece nella loro debolezza quelli del Sud. La Sicilia non si discosta piuttosto si ferma alle posizioni più basse delle classifiche del rapporto, ma scopre la forza attrattiva di alcune province “insospettabili” come Enna, Caltanissetta, Agrigento.

Impossibile analizzare direttamente il tasso di attrattività, per questo il rapporto si affida a parametri che indirettamente lo ricostruiscono: l’attrattività territoriale, la capacità d’inserimento sociale e d’inserimento occupazionale degli immigrati.

Indice di attrattività territoriale
: Questo indice misura la capacità, propria di ogni territorio, di attirare e trattenere la popolazione immigrata. Le regioni rientrano qui in fascia massima sono Lombardia e Emilia Romagna, il loro indice complessivo è rispettivamente di 91,9 e 80,2. Le seguono altre regioni del Nord (Veneto, Piemonte, Liguria) e una sola del Centro (Lazio), con indici tra l’80,2 e il 60,1. Tra le regioni di fascia media (Toscana, Valle d’Aosta, Friuli) e quelle della fascia bassa (Abruzzo, Sicilia, Puglia) ci sono bene 30 punti di differenza. La sola Sicilia, che ha un indice tra i più alti della sua fascia (31,6), si distanzia dal Trentino, regione letteralmente precipitata dalla fascia massima fermandosi a 55,6, di ben 25 punti indice. Rimanendo in Sicilia e analizzando i dati per provincia, notiamo che è Ragusa la città con il più alto tasso di attrattività territoriale. Ha 38,2 di indice sintetico, un tasso di stabilità dei migranti nel territorio del 56,5 e di natalità di quasi 50. Seguono a distanza Palermo con 36,1, Agrigento e Catania rispettivamente con 25,9 di indice sintesi (37,5 di stabilità e 47,9 di natalità) e 22, 2 di indice sintesi (28,4 di stabilita è 23,4 di natalità).

Indice d’inserimento sociale
: Questo indice misura il livello di accesso degli immigrati ad alcuni beni e servizi fondamentali di welfare. Anche qui non c’è un primato siciliano. La prima regione meridionale a inserirsi nella classifica è la Puglia al 9° posto (indice 51,5), seguita dalla Sicilia 15° su 20°, con un indice di 45,9. A livello provinciale è Enna (18° in tutta Italia) a registra il più alto indice d’inserimento tra le siciliane. Lo fa grazie ad un indice di istruzione liceale di 74,7 e di possibilità di accesso al mercato degli immobili di 95,9. La segue a distanza Trapani (50°) con indice del 58,4 alimentato dal soggiorno stabile (65,1) e la competenza linguistica (67,7). Ancora più in basso troviamo Catania (59°), Agrigento (72) e Palermo (73). La cittadina etnea ha un indice del 56,6 dovuto alla possibilità di accesso immobiliare (86,2%) e istruzione liceale (86,3), quella agrigentina ha indice di 53,3 dovuto solo all’accesso agli immobili, mentre Palermo con un 53,2 garantisce socialità grazie ad un indice di 94,7 di accesso all’istruzione. Quello palermitano è il terzo indice d’Italia.

Indice di inserimento occupazionale: Attualmente sotto questo aspetto gli immigrati sperimentano gli stessi disagi degli italiani. A livello nazionale la Sicilia (15°) si accoda appena alla Campania (12°). L’isola apre la fascia bassa con un indice del 39,8. A livello provinciale la condizione siciliana si manifesta in tutta la sua difficoltà. Per trovare una prima provincia isolana dobbiamo scendere sino alla 81° posto, dove si appaia Caltanissetta con un indice di 48,3 garantito da un punteggio di 85 per continuità lavorativa di stranieri. Ad essa segue Palermo con 46,2 di indice generale e 81,1 di mantenimento occupazione. Lo stesso avviene a Catania. Infine troviamo Enna e Siracusa rispettivamente con 40,3% e 37,6%. Enna ottiene gioco forza superiore grazie alla capacità di assorbimento del proprio mercato del lavoro, mentre Siracusa sfrutta la possibilità d’impiego.
Unico dato confortante per la Sicilia è l’indice assoluto di lavoro in proprio degli stranieri. L’isola occupa la quinta posizione su venti. Agrigento e Palermo sono l’ottava e la nona migliore provincia italiana, Catania la ventunesima sette posizioni sopra Milano, Trapani quarantunesima prima di Biella e Lodi, Caltanissetta ottantunesima prima di Trento e solo dopo Bergamo.

Articolo pubblicato il 03 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus