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Catania - Città della Scienza: quattro anni non sono bastati per attivarla
di Desirée Miranda

La docente delegata del rettore, Copani: “Serviranno circa otto mesi per il completamento”. In corso la fase di allestimento del museo. Si attendono i fondi ministeriali

Tags: Catania, Città Della Scienza, Gaetano Foti, Agata Copani



CATANIA - È un’antica raffineria di zolfo recuperata, che si estende nei pressi della stazione su una superficie di tremila metri quadri e nasce per diventare uno dei più importanti luoghi di cultura in Sicilia, capace di accogliere circa 80 mila visitatori all’anno. È la Città della Scienza, promossa dall’Università e finanziata con i fondi del progetto Catania-Lecce, destinati al recupero e alla salvaguardia di strutture per gli atenei. Struttura che, però, non è mai stata aperta al pubblico, per mancanza di denaro.

Ultimata nel dicembre del 2009, viene inaugurata solo nella parte dell’auditorium con una lectio magistralis dello scienziato Antonino Zichichi, ma in realtà il complesso è stato utilizzato in poche e limitate occasioni. Il problema è che non è mai stato del tutto completato e non ci sono e non ci sono mai stati i fondi per il suo funzionamento. La struttura del centro culturale etneo doveva essere consegnata dalla ditta esecutrice dei lavori di recupero nel 2008, ma diverse sono state le cause del ritardo “finanche lo sgombero di alcuni occupanti abusivi”, spiega Gaetano Foti, docente emerito di Fisica dell’Università di Catania e responsabile della fase di progettazione della Città della Scienza. Una volta consegnata però servivano i soldi perché il personale formato potesse lavorare appieno.
 
Così nonostante le grandi aspettative di chi ci ha lavorato “il rettore e il direttore amministrativo ci hanno bloccato”, racconta Foti. Nonostante le buone intenzioni quindi il gruppo di lavoro nel 2010 si disperde, i ruoli decadono, i dipendenti vengono licenziati e gli unici ad accedere alla struttura sono i custodi che dunque non viene né vandalizzata né occupata nel periodo di disuso.
 
Bisogna attendere il 2012 perché cambi qualcosa. Nel giugno del 2011 infatti, nasce la Fondazione Cutgana, “altra cosa rispetto al Centro universitario Cutgana”, specifica Foti, a cui, nei primi mesi del 2012 viene affidata la gestione totale della struttura. È con la nuova amministrazione si riaprono, seppur parzialmente, le porte del polo scientifico, ma di nuovo la mancanza di denaro blocca tutto. I soldi promessi dalla Regione, infatti, non arrivano.

Nei primi mesi di quest’anno, poi, cambiano i nomi ai vertici dell’Ateneo e della Fondazione. Angelo Messina si dimette dall’incarico di direttore della Fondazione e del Centro universitario omonimo a causa di un’indagine della magistratura e Giacomo Pignataro è eletto nuovo rettore. La Città della scienza, ha sempre dichiarato, è una priorità per questo Ateneo e come conferma Agata Copani, delegata di Pignataro per le strutture museali universitarie sembra che qualcosa di stia muovendo ai fini dell’apertura.

“Abbiamo le redini della situazione da giugno e stiamo lavorando per provvedere alla fase di allestimento del museo che, nonostante ciò che si possa pensare, non è completo e pronto per essere utilizzato”, afferma. Manca l’allestimento e va sostituito ciò che ormai è obsoleto perché comprato quattro o cinque anni fa.

Per potere procedere, l’Università ha recentemente presentato un progetto di startup al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, secondo la legge 6/2000 per la diffusione scientifica. “Non solo l’iter è già avviato – spiega la Copani– ma abbiamo già ricevuto la delibera di finanziamento, quindi aspettiamo la conferma e l’arrivo dei soldi”.

Per la fase di l’allestimento sarà fatto un bando pubblico per selezionare degli esperti “dai sei agli otto”, dice la Copani, che specifica: “Dopo aver fatto una ricognizione della struttura e un inventario delle attrezzature, abbiamo calcolato che serviranno circa otto mesi per completarlo”. E se tutto o quasi è stato stabilito per la fase dell’allestimento, nulla si sa circa quella di avvio, se non che serviranno altri soldi perché possa avvenire, perché “purtroppo non si riesce a auto sostentarsi solo con i ricavi degli ingressi”.
 
Tuttavia “è ancora presto, non ne abbiamo discusso nel dettaglio - dichiara ancora la docente - ma poiché vogliamo qualcosa di strutturato, abbiamo pensato a un organigramma formato da docenti dell’Università con anche un manager di progetto e un responsabile della comunicazione che sappia fare conoscere alla gente questa grande risorsa”. Non solo. Si vorrebbe inserire il museo scientifico della città in una rete nazionale con altri musei scientifici di altre città per una maggiore diffusione e prestigio. 

Articolo pubblicato il 06 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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