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Messina - Consulenze inutili, Leonardi dovrà risarcire 140 mila euro
di Francesco Torre

Sentenza d’appello della Corte dei Conti a carico dell’ex presidente dell’ente sovracomunale. In primo grado erano 75 mila. Con danno erariale per la Provincia più cospicuo

Tags: Messina, Salvatore Leonardi



MESSINA - Qualcuno potrebbe forse interpretarla come una forma di accanimento, uno di quei presunti casi in cui la Magistratura svolge in qualche modo un ruolo “politico” con l’obiettivo di distruggere l’immagine pubblica di un rappresentante delle istituzioni. Aumentare in fase d’appello una condanna di 75.000 euro – rilevando gli estremi della “colpa grave” - portandola addirittura a 140.000 non sembra infatti proprio un gesto d’amicizia nei confronti del decano della politica messinese Turi Leonardi. Ma si tratterebbe di una visione distorta della realtà, una prospettiva possibile solo per chi in questi ultimi anni non ha seguito le vicende giudiziarie dell’ex sindaco e presidente della provincia di Messina.

Innanzitutto, infatti, va ricordato che nella Banca Dati delle sentenze della Corte dei Conti il nome di Leonardi compare ben 9 volte, per altrettante sentenze, a partire dal 2005, e ciò di per sé non costituisce un buon biglietto da visita. In secondo luogo, perché questa sentenza d’appello non nasce esclusivamente per via del ricorso fatto pervenire dalla Procura, ma anche in virtù di quello presentato proprio dal legale di Leonardi, quel Raffaele Tommasini già consulente provinciale, commissario straordinario di enti sanitari, anch’egli in passato processato dalla Corte dei Conti.

E qui occorre un breve riepilogo.
Con la sentenza n. 499/2008 del 14 novembre 2007, la Corte dei Conti aveva condannato Salvatore Leonardi al risarcimento di due consulenze considerate inutili all’epoca in cui era Presidente della Provincia di Messina. I fatti riguardavano sia Francesco Verbano, chiamato con l’obiettivo di una “Rideterminazione della dotazione organica e della revisione della struttura organizzativa della Provincia” (63.788 € all’anno per 2 anni), sia Samuele Mussillo, la cui consulenza annuale da 12.000 € riguardava “l’affidamento del servizio di previsione meteorologica”.

E tutto sommato, la sentenza di primo grado era stata generosa nei confronti di Leonardi, in quanto pretendeva il risarcimento sì per intero degli emolumenti concessi a Mussillo, ma solo per metà di quelli elargiti a Verbano, perché in qualche modo, secondo il giudice in questione, egli si era sostanzialmente reso parzialmente utile ai lavori dell’Ente. “Assunto non condivisibile” dalla sezione d’appello (Presidente Antonio Sancetta), che ha pertanto innalzato il risarcimento a 139.576 €. Altra batosta per Leonardi. Altro passo in avanti contro ogni clientelismo. Qui a fianco, le motivazioni della sentenza.
 

 
Le motivazioni. Una spesa che si poteva evitare
 
“La difesa del dott. Leonardi – si legge nella sentenza d’Appello – ha sostenuto l’inesistenza del danno erariale per il fatto che le somme corrisposte al professionista esterno rappresentano pur sempre il corrispettivo di un’attività lavorativa prestata in favore dell’ente locale (…). Tale tesi difensiva è stata in parte condivisa dal giudice di primo grado (…). Ritiene il Collegio che l’assunto non è condivisibile. (…) Nei rapporti pubblicistici si deve tenere conto, anzitutto, dei limiti posti dal legislatore all’azione degli amministratori (…). Nella specie, deve, pertanto, escludersi che l’espletamento di una generica attività di consulenza da parte del dott. Verbano, peraltro neppure verificabile in quanto avente un oggetto diverso rispetto a quello dell’incarico, abbia potuto elidere gli effetti della violazione (…). Posto che in ogni caso la spesa avrebbe potuto essere evitata, sussiste per l’ente il danno erariale pari all’intera somma corrisposta al consulente”.

Articolo pubblicato il 08 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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