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Quotidiano di Sicilia

Notte fonda per il Pil siciliano segno negativo anche per il 2013
di Fabrizio Margiotta

Svimez: timidi segnali di ripresa per l’Isola nel 2014 (+0,1%); +0,7% a livello nazionale. Valore procapite che non supera i 16.564 € contro i 34.415 della Valle d’Aosta

Tags: Economia, Pil, Svimez, Crisi



PALERMO - Il Quotidiano di Sicilia analizza e commenta da diversi decenni i valori del Prodotto interno lordo della nostra Isola, essendo il Pil uno degli indici più importanti per valutare la crescita di un Paese. In particolare, in questi anni, non si è potuto evitare di focalizzare l’attenzione su un aspetto molto significativo e quasi bizzarro: la caratteristica andatura “a gambero” del Pil nostrano.

Nel giugno 2009, infatti, si riportavano su queste pagine alcuni dati eloquenti: un tasso di crescita del Pil dal 1970 al 2008 inferiore rispetto alla media nazionale e un Pil pro capite in relativo aumento solo a causa della contrazione del numero di abitanti. In un’altra interessante inchiesta, datata gennaio 2013, si citava un ulteriore arretramento di circa 6 miliardi solo tra il 2007 e il 2011. Ergo, se volessimo sintetizzare l’andatura del nostro Prodotto interno lordo negli ultimi quarant’anni il riferimento ai noti crostacei sarebbe ovvio e quasi doveroso.

Guardiamo avanti: quali sono gli ultimi dati a nostra disposizione e, soprattutto, quali sono le prospettive future? Vengono in nostro aiuto due documenti: il rapporto 2013 dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) e la nota sull’economia della Sicilia, diffusa dalla sede di Palermo della Banca d’Italia nell’ambito delle pubblicazioni sulle Economie regionali e in collaborazione con le altre filiali siciliane.

Quest’ultimo documento esordisce con un’indicazione chiara: nel 2012 il Pil italiano ha subito una dinamica negativa, ampiamente prevedibile a seguito delle correzioni di finanza pubblica.

La fase recessiva, tuttavia, è stata particolarmente severa con la Sicilia, portando con sé una riduzione del Pil del 2,7 per cento (stime Prometeia), con l’industria e l’edilizia tra i settori più colpiti. Il rapporto Svimez dedica al Pil diversi punti: per quanto riguarda il 2012 si parla di una diminuzione nazionale del 2,4 per cento, con una percentuale che sale addirittura al 3,2 per cento nel Mezzogiorno, confermando una grave crisi che ha portato a una perdita di circa 10 punti percentuali tra il 2008 e il 2012 (punti che diventano ben 11 per la Sicilia).

Quanto al Pil pro capite 2012, basta confrontare i 34.415 euro della Valle d’Aosta con i 16.564 euro della Sicilia per avere un’idea dell’enorme divario tra Nord e Sud in termini di ricchezza e capacità produttiva. Acqua passata? Magari. La piena attuazione delle manovre di finanza pubblica provocherà, secondo le proiezioni del rapporto Svimez, una diminuzione del 2,5 per cento per il Pil del Mezzogiorno (1,70 per il Centro-Nord) nel solo 2013, diminuzione dovuta a un crollo radicale dei consumi e degli investimenti. In Sicilia la Svimez prevede una diminuzione del 2%, sostanzialmente nella media rispetto alle altre regioni italiane. Timidi segnali di ripresa sono invece previsti per il 2014, con il Pil nazionale in aumento dello 0,7 per cento. In dettaglio, il Centro-Nord farà registrare +0,9 per cento e il Mezzogiorno +0,1 per cento (stessa percentuale per la Sicilia, contro l’1,2 per cento della Lombardia e dell’Emilia Romagna).

La Svimez avverte, tuttavia, che a questo accenno di miglioramento non corrisponderà affatto un incremento significativo dei consumi, che nel Mezzogiorno subiranno un’ulteriore flessione (-1,2%), così come investimenti (-6,1%) e occupazione (ulteriore diminuzione in Sicilia dello 0,2%). Lenta ripresa, invece, per le esportazioni (+0,8% al Sud, il doppio al Centro-Nord).

Quest’ultimo aspetto merita particolare attenzione ed è stato giustamente approfondito dal rapporto della Banca d’Italia, prima citato. Nel 2012, infatti, la domanda estera è risultata favorevole, soprattutto nel settore petrolifero, elettronico e farmaceutico. Nel triennio 2010-2012, i derivati del petrolio hanno rappresentato oltre il 72 per cento delle esportazioni siciliane, con un valore pari 7,9 miliardi di euro, circa il 9% del Pil regionale.

Dati positivi, ma comunque lontani (in termini di quantità dei prodotti raffinati esportati) dal picco raggiunto nel 2007. Quanto ai prodotti non petroliferi, e parliamo nello specifico di apparecchiature elettroniche e articoli farmaceutici, l’export del 2012 è aumentato addirittura dell’8,5% (più della media nazionale), con forte aumento della domanda dagli Stati Uniti e dall’Asia. Ricominciare dalle eccellenze: una ricetta contro la crisi.

Articolo pubblicato il 07 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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