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Palermo - Coinvolgimento di soggetti privati. L’unica risorsa per i beni culturali
di Gaspare Ingargiola

Nessuna violazione e nessuno scandalo: sponsorizzazioni previste anche dalla legge 35/2012. Il caso della Cattedrale ha sollevato molte polemiche. Ma non c’è di che stupirsi

Tags: Palermo



PALERMO – Ha scatenato un vero e proprio putiferio l’enorme cartellone pubblicitario di dieci metri per dieci comparso all’inizio della scorsa settimana sull’impalcatura che ricopre il portico della Cattedrale di Palermo per consentirne i lavori di restauro. Il manifesto balza subito all’occhio e la sua ingombrante presenza ha scatenato una battaglia di tutti contro tutti che non accenna a quietarsi: da una parte la Curia e la Sovrintendenza, che lamentano l’atavica carenza dei fondi per la riqualificazione dei monumenti e sostengono di aver fatto di necessità virtù, dall’altra il Comune che ha avviato subito tutte le verifiche del caso disponendo l’immediata revoca delle autorizzazioni eventualmente rilasciate in violazione al regolamento comunale.

Nel mezzo ci sono la Fastweb, l’azienda beneficiaria della pubblicità che tuttavia ha precisato di non aver mai acquistato quello spazio, e la Vat Srl, la concessionaria pubblicitaria che, di contro, ha dimostrato di essere stata regolarmente autorizzata. Un caos in piena regola, dal quale emerge chiaramente la necessità di cambiare un regolamento sulla pubblicità che ormai risale al 1999 e che è stato aggiornato una sola volta nel 2006 grazie a una delibera di giunta. A condire il tutto, sui social network si è acceso un aspro dibattito tra chi si offende per la vista della pubblicità su un luogo sacro e chi taccia di ipocrisia l’indignazione dei cittadini che prima sporcano e deturpano la città e poi si arrabbiano per un cartellone.

Tutto è iniziato quando la Curia ha avviato il restauro del portico. “In mancanza di finanziamenti – ha spiegato alla stampa il parroco della Cattedrale, don Filippo Sarullo – l’Ufficio tecnico ha pensato di affidarsi ai privati e ha trovato questo sponsor. Il portico era rimasto deteriorato dalle intemperie e c’era urgentemente bisogno di un intervento. Non è un’immagine scandalosa, non ci sono nudi, è solo una scritta e lo sponsor ci consente di eseguire il restauro”. Dalla Soprintendenza ai Beni culturali hanno fatto sapere di essere a conoscenza dell’idea e, anzi, di averla appoggiata in pieno, proprio perché non c’erano altre risorse. Insomma, “senza soldi non si canta messa” e dunque ben vengano gli sponsor privati.

La vicenda si è tinta di giallo quando, nella serata di mercoledì, la Fastweb ha smentito con due tweet di aver acquistato quello spazio e ha annunciato “di aver subito intimato alla concessionaria inadempiente di rimuovere l’impianto pubblicitario” entro l’indomani. La cosa, però, non è accaduta e il perché è presto detto: innanzitutto appare insolito che al Comune non ne sapessero nulla, tant’è vero che la giunta ha dato mandato agli uffici competenti “di verificare gli altri monumenti coinvolti in casi simili, revocare ogni autorizzazione in atto, negare ogni proroga o deroga e non concedere più alcuna autorizzazione per l’installazione di impianti che arrecano danno all’immagine della città”.
 
Questo perché l’articolo 49 del Codice dei beni culturali sancisce “il divieto di collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l'affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l'aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. L'autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli altri enti competenti all'eventuale emanazione degli ulteriori atti abilitativi”.
 
In teoria, dunque, l’autorizzazione dovrebbe essere passata anche sulle scrivanie di Palazzo delle Aquile. Inoltre, dalle verifiche effettuate allo sportello del Suap è emerso che la Vat Srl ha agito in piena regola avendo ottenuto l’autorizzazione (fino al 30 settembre) della Curia e della Sovrintendenza. E quindi l’atto di indirizzo dell’amministrazione potrebbe essere insufficiente e piazza Pretoria potrebbe decidere di presentare in Consiglio le opportune modifiche al regolamento sulla pubblicità.
Nessuna violazione, dunque, e nessuno scandalo. Soprattutto se si pensa a come la L. 35/2012 ha semplificato la ricerca di sponsor per la riqualificazione dei beni culturali.

Articolo pubblicato il 10 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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