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Servizi socio-assistenziali, in Sicilia record di personale “precario”
di Liliana Rosano

Pubblicato dall’associazione Auser la “Sesta rilevazione nazionale sul rapporto fra enti locali e welfare”. E qui l’incidenza più elevata (10,8%), al contrario di Nord-Ovest e Centro

Tags: Auser



PALERMO - Sono “tutti precari’’ gli operatori del welfare assunti dagli enti locali italiani, con la conseguenza che è “destinato ad aumentare il rapporto tra numero di operatori e numero di utenti, specie per i servizi per l’infanzia e l’assistenza domiciliare per gli anziani”.
Lo attesta la ‘Sesta rilevazione nazionale sul rapporto fra enti locali e terzo settore’, promossa dall’associazione di volontariato Auser.

L’indagine rileva come, nel periodo tra ottobre 2012 e febbraio 2013, le procedure di assunzioni attivate dai comuni più grandi (con popolazione superiore ai 10mila abitanti) per l’erogazione di servizi socio-assistenziali, abbiano privilegiato contratti a termine o ‘flessibili’ e il ricorso al lavoro accessorio e agli inserimenti socio-lavorativi. Secondo il Rapporto Auser, è la Sicilia (10,8) a mostrare l’incidenza più elevata del personale in servizio nel 2011 nei comuni, assieme a Calabria (8,2) e Sardegna (7,9).In particolare l’incidenza più elevata di personale con contratto a tempo indeterminato viene rilevata nelle regioni del Nord-Ovest (fino al 94,6% nel 2011) e al Centro (91,2%) dove si registra, nonostante la contrazione nell’ultimo biennio (-0,3%), il trend più accentuato nel 2008/2011 (+4,0%).

Scende invece all’81,0% al Sud e nelle Isole il “peso” dei contratti non a termine, con i valori più bassi registrati in Sicilia (73,2% nel 2011; -1,5% nel 2010-2011) e in Calabria (73,4%;-1,0%). Tra le regioni italiane con la più elevata incidenza di contratti, per il personale in servizio presso i comuni, a tempo indeterminato, troviamo la Liguria (96,3%), il Piemonte (95,2%) e la Lombardia (94,1%) al Nord, seguite dalla Toscana (93,6%) al Centro. In Sicilia, la gestione dei servizi socio assistenziali nei comuni nel 2011 è avvenuta, per il 63 per cento, a economia diretta, per il 7 per cento è gestita tramite consorzi e convenzioni, per il 15 per cento tramite appalti e per il 6 per cento concessioni a terzi. Sempre nell’Isola, secondo l’indagine, nei comuni prende piede l’assunzione tramite la stabilizzazione di contratti a tempo determinato.

Così è stato nel 2011, con un numero di 266 stabilizzazioni nei comuni più grandi contro i 220 nominati per concorso e gli 89 stabilizzati da LSU (lavoratori socialmente utili).

Più nel dettaglio, sulla base di un campione di 196 procedure di assunzione esaminate (riguardanti il settore dei Servizi sociali), esclusivamente in 28 casi (14,3%) sono state previste assunzioni a tempo indeterminato; 53 (27,0%), invece, i contratti a tempo determinato e 76 (38,8%) i contratti di collaborazione occasionale con erogazione di voucher proposti (nell’ambito di assunzioni di figure accessorie nei servizi sociali).

Risultano, inoltre, complessivamente 39 (19,9%) le collaborazioni a progetto, le coordinate continuative e altre forme contrattuali. Va poi evidenziato come in 39 casi, i contratti a termine posti in essere dai comuni abbiano riguardato figure professionali basilari o ‘indispensabili’ ai fini dell’erogazione delle prestazioni sociali, quali: assistente sociale (19), educatore (11), psicologo(9).

Negli ultimi due anni, infine, è cresciuto il ricorso a personale per lo svolgimento di prestazioni occasionali, da retribuire anche mediante buoni lavoro (voucher) nella forma del lavoro accessorio (legge 28 giugno 2012, n.92.
“Si tratta ormai della modalità di reclutamento del personale prevalente’’ appura l’indagine.
 

 
A fronte di una media nazionale del 42%, al Sud i servizi sociali a gestione comunale sono il 53,8%

Secondo la ricerca Auser, il nuovo welfare locale è sempre meno ‘comunale’ con solo il 42% degli interventi gestiti direttamente dai Comuni. L’indagine evidenzia come criticità il “ridimensionamento degli organici comunali a vantaggio degli affidamenti, aumento dei carichi di lavoro per gli addetti e forte coinvolgimento delle associazioni nell’erogazione dei servizi socio-assistenziali (anziani, minori, adulti in difficoltà, ecc.)’’.

A fronte della media nazionale del 42%, la quota di servizi sociali a gestione comunale si riduce al 25,9 % nel Nord-Ovest e si eleva, invece, fino al 53,8% nel Sud.
Le modalità di gestione alternative a quella in economia premiano soprattutto consorzi e convenzioni (21,5%) e gli appalti (11,8%).
Da sottolineare, infine, che sono ancora poco utilizzate la gestione associata tramite unione dei comuni (3,0%) e la concessione a terzi (4,0%).

Nonostante gli enti locali deleghino in quote sempre più massicce i servizi di welfare al terzo settore, si stima che - su un totale di 78 euro pro capite impegnati nel 2010 dai comuni con più di 10 mila abitanti per l’acquisto di prestazioni sociali - circa il 15% delle risorse vengano impiegate in assenza di gare ad evidenza pubblica, selezioni o procedure negoziate. Secondo l’analisi, gli enti locali italiani “sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti per consentire al terzo settore sia di erogare servizi di qualità alla cittadinanza, sia di svolgere un ruolo importante nella programmazione sociale e in termini di sussidiarietà orizzontale’’.

Dall’indagine risulta che al Sud e nelle isole la scelta di affidare l’appalto senza alcun confronto tra concorrenti diversi riguarda il 35/36% delle procedure di affidamento poste in essere.
Al Centro la gara di appalto manca nel 32,6% dei casi, mentre il dato scende al 21,6% nel Nord-Ovest ed al 25,6% nel Nord-Est.

Articolo pubblicato il 11 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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