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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia oltre la metà dei Confidi di tutto il Mezzogiorno d’Italia
di Maria Francesca Fisichella

È quanto emerge dal Rapporto Svimez su “Relazioni banca-impresa” pubblicato a maggio 2013. In base al Dlgs 141/10 sono sottoposti a vigilanza equivalente a quella delle banche

Tags: Confidi, Impresa



PALERMO - La Sicilia assorbe il 54% dei Confidi maggiori operanti nell’Italia meridionale. Segue la Sardegna con il 23 per cento, l’Abruzzo con il 15 per cento e la Puglia con l’8 per cento. Il dato emerge dal Rapporto condotto dalla Svimez su “Relazioni banca-impresa e ruolo dei Confidi nel Mezzogiorno. Mercato, regole e prospettive di sviluppo”, pubblicato lo scorso maggio.
L’analisi - che prende periodi di riferimento molto ampi, dal 2001 e fino al 2011 - si inserisce nel filone di ricerca riguardante il tema dell’accesso al credito delle imprese che la Svimez ha portato avanti in più occasioni e sul quale torna, periodicamente, nel suo Rapporto annuale sull’economia del Mezzogiorno.

Il sistema Confidi-Sicilia è costituito da “sette sorelle”: Commerfidi, Confederfidi, Confidi Fideo, Fidiimpresa, Credimpresa, Interconfidi, Unifidi.

Il Rapporto, che qui si vuol analizzare, sottolinea che in base alla riforma introdotta con l’emanazione del decreto legislativo del 13 agosto 2010 n. 141 i Confidi maggiori sono sottoposti a forme di vigilanza sostanzialmente “equivalente” a quella delle banche e del tutto simile a quella prevista per le altre società finanziarie ex art. 107 Tub. Ne consegue che sono tenuti a chiedere l’autorizzazione per l’iscrizione nell’albo unico degli intermediari, cui si applicano le disposizioni previste per gli intermediari finanziari vigilati in materia di organizzazione amministrativa e contabile, bilancio di esercizio, raccolta del risparmio, trasparenza, vigilanza informativa ed ispettiva.

Il ruolo ricoperto dai Confidi, in primis, e il momento di grave crisi economico-finanziaria che si sta attraversando, rendono l’efficienza di queste associazioni un sostegno per gli imprenditori che vi fanno riferimento. Per questo il Rapporto ha voluto analizzare gli statuti dei Confidi, per tracciare una mappatura degli aspetti principali che vengono in essi regolamentati. è emersa la presenza di una notevole varietà a livello di contenuti riscontrabile tra i diversi Confidi, che non sembra giovare, secondo gli autori, all’efficienza.

Due aspetti, in particolare, emergono da questa analisi al fine di puntare sull’efficienza a partire dall’adeguamento degli statuti: le risorse pubbliche a favore dei Confidi e il sostegno di Enti sostenitori.

Nel primo caso, la capacità di attrarre risorse esterne può essere potenziata attraverso una selezione ragionata delle fonti pubbliche di finanziamento che consenta di effettuare delle valutazioni di convenienza tra bandi diversi nonché a massimizzare le probabilità di successo. “Il Confidi, inoltre, dovrebbe svolgere un ruolo attivo nella ricerca di bandi d’interesse, in maniera tale da non farsi mai cogliere impreparato e avere a disposizione un margine temporale non eccessivamente ristretto per sviluppare i requisiti richiesti, laddove possibile. (…) Ebbene, al fine di formalizzare e istituzionalizzare una simile attività all’interno del Confidi, si potrebbe stabilire all’interno dello statuto in capo a quale organo sociale sia da attribuirsi la relativa responsabilità per poi rinviarne una disciplina più puntuale ad un regolamento interno. Contemplare all’interno dello statuto un’attività di selezione dei bandi di Enti pubblici e privati sarebbe utile a darne un riconoscimento formale; definire in maniera chiara ruoli e responsabilità ad essa relativi, consentirebbe invece di evitare rallentamenti e perdite di efficacia causati da una confusione dei compiti assegnati alle diverse funzioni.”
 

 
Enti sostenitori. Partecipazione all’indirizzo gestionale

Nel secondo caso in analisi, ovvero gli Enti sostenitori, quanto stabilito nello statuto andrebbe opportunamente ponderato.
In particolare, secondo l’analisi compiuta dagli autori, “si ritiene quanto mai opportuno prevedere all’interno dello statuto una sezione dedicata alla disciplina degli Enti sostenitori che conferisca a tali soggetti la giusta rilevanza”, attribuendogli la possibilità di partecipare alla determinazione dell’indirizzo gestionale attraverso la presenza di un proprio rappresentante negli organi elettivi al fine di rendere quanto più appetibile possibile una loro contribuzione all’attività del Confidi.

Inoltre si legge: “Per quanto concerne la previsione di un contributo minimo necessario per assumere la veste di ente sostenitore, l’effetto è duplice. Se da un lato così facendo si limita di fatto l’apporto di risorse finanziarie, riducendo la platea di soggetti che possono sostenere il Confidi, dall’altro però si potrebbe evitare l’ingerenza di soggetti il cui contributo non sia congruo rispetto alle esigenze del Confidi.

L’indicazione puntuale dei soggetti che possono sostenere il Confidi si ritiene invece inopportuna perché potrebbe limitare in maniera eccessiva la platea dei sostenitori.

Sembra infine apprezzabile in termini di efficienza organizzativa la previsione di un albo o elenco degli Enti sostenitori da tenersi a cura del CdA (si richiamano a tal proposito i casi di Fidimpresa e Unifidi)”.
 

 
Svimez: la società più virtuosa si trova al Nord. La piemontese Eurofidi tra i top player mondiali

Un punto che viene sottolineato dagli autori del Rapporto è la consuetudine dei Confidi di guardare più alle garanzie che al progetto. Così pare opportuno in questa sede inquadrare un benchmark di riferimento. Nel Rapporto si è proceduto alla selezione di un Confidi maggiore particolarmente virtuoso a livello nazionale. La scelta è ricaduta su un Confidi piemontese “Eurofidi Società Consortile di Garanzia Collettiva Fidi”, che rappresenta il primo Confidi in Italia per stock di garanzie rilasciate – pari a 4.660 milioni di euro – nel 2008. Dati confermati anche per il 2009 (stock di garanzie rilasciate pari a 5.248).

Eurofidi è inoltre inserito tra i dieci big player mondiali nel settore della garanzia. Tale Confidi è nato dalla fusione di due consorzi fidi: Fidipiemonte, creato nel 1979, e Artigianfidi, costituito nel 1980. Nel 2010, la Banca d’Italia ha iscritto Eurofidi nell’Albo degli intermediari finanziari. Eurofidi è ad oggi l’unico Confidi dotato di rating.

Si sottopone, infatti, da un decennio al giudizio di Fitch Ratings e, dal 2005, anche di Standard & Poor’s. Persino il rating 2010 è rimasto invariato rispetto a quello dell’anno precedente, nonostante il momento di profonda crisi che ha comportato per molte società una revisione al ribasso dei loro rating. Anzi, nel corso del 2010, si legge nel Rapporto - Eurofidi ha consolidato la propria organizzazione al fine di adeguarsi alla nuova normativa di Banca d’Italia sui Confidi maggiori.

Nel Rapporto, dopo aver analizzato i vari punti degli statuti dei Confidi maggiori presenti nel Mezzogiorno, sono state avanzate alcune considerazioni derivanti dal raffronto con lo statuto di Eurofidi. Emerge così che: “Lo statuto di Eurofidi è redatto in modo sintetico se confrontato con alcuni degli statuti dei Confidi maggiori presenti nel Mezzogiorno d’Italia; tuttavia tale sinteticità non va certamente a scapito della chiarezza. I primi due articoli dello statuto – Denominazione e Sede – forniscono indicazioni importanti per l’individuazione della mission di Eurofidi. La forma giuridica adottata, infatti, rispecchia la vocazione imprenditoriale del Confidi in questione, dichiaratamente più orientato ad un approccio di tipo “bancario” allo svolgimento dell’attività di prestazione della garanzia. Gli obiettivi di crescita patrimoniale e strutturale e di abbandono dello spirito di associazionismo imprenditoriale territoriale e/o settoriale che ha caratterizzato fin delle sue origini il fenomeno dei Confidi, tuttavia, viene subito ricondotto nei limiti delle norme inderogabili stabilite dalla legge-quadro sui Confidi attraverso l’immediata dichiarazione dell’assenza di scopo di lucro dell’attività e del divieto di distribuzione di utili o avanzi di gestione. Dall’articolo relativo all’indicazione della sede sociale emerge l’obiettivo di espansione territoriale di Eurofidi attraverso l’attribuzione al consiglio di amministrazione del potere di istituire uffici e sedi secondarie su tutto il territorio nazionale”.

Da segnalare nel corso dell’analisi di tale “benchmark- statuto” che non è espressamente prevista nello statuto, e pertanto è esclusa, la partecipazione dei rappresentanti degli enti sostenitori negli organi elettivi del Confidi, pure prevista dalla legge quadro. Tale precisa scelta organizzativa può essere interpretata come un ulteriore segnale del tendenziale abbandono del modello di Confidi che si è sviluppato e diffuso in passato – ma che permane ancora oggi – come soluzione ai problemi di accesso al credito di una particolare categoria produttiva e/o di una determinata area geografica.

Inoltre, manca ogni riferimento alla disciplina delle obbligazioni che sorgono in capo al socio, dopo l’ottenimento del finanziamento con la prestazione della garanzia collettiva da parte di Eurofidi.

Articolo pubblicato il 11 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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