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Catania - Parco Gioeni: quella lenta agonia tra il degrado e i colpi dei vandali
di Antonio Borzì

Dieci forestali per salvare il salvabile. Triste viaggio tra edifici abbandonati e attrezzature danneggiate. Dopo gli incendi, per il polmone verde è emergenza, finora solo tamponata

Tags: Catania, Parco Gioeni, Enzo Bianco



CATANIA - Quello che doveva essere un polmone verde della città di Catania adesso si trova, dopo anni di incuria, in una condizione che non gli consente di respirare. Parliamo di quel Parco Gioeni che con la sua estensione di oltre 86.000 metri quadrati e la sua posizione strategica dovrebbe accogliere i cittadini che tentano di rilassarsi e passare qualche ora fra il verde. Dopo l’inaugurazione avvenuta nel 1992 poco o nulla è stato fatto per valorizzare o quantomeno preservare una risorsa molto importante per i catanesi. Il parco infatti è stato abbandonato a se stesso e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

A giugno due incendi hanno devastato diverse zone del parco e hanno lanciato un forte campanello d’allarme nei confronti di un lassismo che rischia di causare la morte di una risorsa che, e questo è giusto ricordarlo, oltre ad essere un bene della città è costato diversi milioni di euro per la sua realizzazione. Risorse che sono state spese per fare un impianto di illuminazione e di irrigazione che ormai è soltanto un lontano ricordo di quello che doveva essere. Come spesso accade infatti la mancanza di manutenzione e gli atti di vandalismo tristemente noti hanno danneggiato il sistema.
 
Allo stesso modo le risorse impiegate per il mantenimento del verde sono state per anni insufficienti e hanno causato un lento e inesorabile deterioramento dello stesso.

A denunciare la situazione negli scorsi mesi è stata l’associazione cittadina Città Insieme da anni impegnata nel tentativo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sullo stato del parco. A rispondere questa volta è stato il sindaco Enzo Bianco che si è recato sui luoghi per constatare quanto grave sia la situazione. Le prime soluzioni che sono state trovate sono ovviamente di emergenza. Innanzitutto è stato dato mandato per intervenire, laddove possibile, nel tentativo di ripristinare l’impianto di illuminazione e quello di irrigazione. Inoltre sono state prese delle decisioni inerenti il verde.
 
Infatti gli addetti della Multiservizi impegnati nei lavori ordinari sono stati ritenuti insufficienti. Durante l’ultimo incontro con il governatore regionale Crocetta, il primo cittadino ha chiesto l’intervento dei forestali. In base a una normativa regionale infatti essi possono essere impegnati in operazioni volte al mantenimento e al rimboschimento delle zone a verde della città. Sono quindi dieci i forestali impegnati nelle operazioni che tentano di salvare il salvabile.

Se questo basterà o meno è presto per dirlo. Resta soltanto ciò che si vede. Uno stato di abbandono assoluto, le aree dedicate ai bambini il più delle volte vandalizzate e abbandonate a se stesse. Le fontanelle che sono state create lungo tutto il perimetro del parco sono inutilizzabili. Le panchine sono molte volte danneggiate. Il verde porta ancora i segni degli incendi. Alcuni sentieri sono interrotti dalla vegetazione che ne ha cancellato il tracciato rendendolo impraticabile. Inoltre di fronte alla piazza che offre una splendida visione della lunga via Etnea si affaccia uno spettacolo non altrettanto edificante. Infatti basta girarsi per vedere un edificio abbandonato, vandalizzato e preso di mira da writer e teppisti.

Il sindaco ha sottolineato che gli interventi sono soltanto d’emergenza e che è necessario un serio e profondo intervento di recupero della zona. Resta soltanto da chiedersi il perché di una perenne mancanza di vigilanza e manutenzione che ha portato al deterioramento di questa risorsa. E soprattutto viene da chiedersi perché per colpa di pochi incivili a pagare siano sempre i cittadini. I catanesi infatti non hanno potuto fruire pienamente del parco e si prospettano degli interventi che ovviamente avranno dei costi che dovranno essere pagati da tutta la comunità.

Articolo pubblicato il 12 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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