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Avanti i bravi indietro i raccomandati
di Carlo Alberto Tregua

Basta convegni, servizio sul territorio

Tags: Antonio Befera, Agenzia Delle Entrate, Matteo Renzi, Mario Monti, Enrico Letta



Finalmente abbiamo sentito da un leader politico: “Avanti i bravi, indietro i raccomandati”. Si tratta di Matteo Renzi. Con ciò non vogliamo dire che se diventasse leader del Pd e forse primo ministro, sarebbe in condizione di attuare, papale papale,  l’enunciazione.
La questione è tutta qui: trasformare le parole in progetti, trasformare i progetti in fatti. Se questo principio - ripetiamolo, avanti i bravi, indietro i raccomandati - si attuasse nel nostro Paese, e soprattutto in Sicilia, si verificherebbe una vera rivoluzione.
Infatti, ciò significherebbe l’inserimento dell’alto valore del merito che funziona insieme a quello della responsabilità. Sarebbe la fine del clientelismo e del favoritismo, la fine di quell’orrido pietismo secondo il quale tutti tengono famiglia, la fine del perdono continuato nei confronti dei cittadini che non osservano le regole e via cantando. La conseguenza ulteriore sarebbe che questa classe politica, che usa le due distorsioni indicate, andrebbe tutta a casa.

Antonio Befera, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, ha fatto una dichiarazione rivoluzionaria che quasi tutti i quotidiani hanno ignorato. Befera ha detto: “I veri avversari per noi, non sono gli evasori, che anche se ci contrastano danno senso al nostro lavoro, ma sono quelli che sprecano il denaro pubblico. Loro rendono vano il nostro lavoro. Perché se io recupero denaro pubblico e qualcun altro lo spreca, questo toglie senso al mio lavoro”.
Befera ha fatto questa forte dichiarazione in occasione di un incontro della Summer school, organizzata dalla Fondazione Magna Carta.
Lo vorrei abbracciare, per aver detto quello che noi scriviamo da decine di anni.
Come mai quotidiani e televisioni non hanno dato ovvio risalto a questa rivoluzionaria dichiarazione? La risposta è semplice. Perché mangiano nella greppia e non hanno interesse affinché gli sprechi della spesa pubblica improduttiva vengano tagliati senza guardare in faccia nessuno.
È, soprattutto, la sinistra-sinistra che spinge per l’allargamento dei borsoni, che ha impedito indispensabili tagli ai governi di Mario Monti ed Enrico Letta.
 
Non è che i governi Berlusconi, in forza degli ideali liberali e solidali,  abbiano proceduto al taglio della spesa pubblica. Anche il Cavaliere aveva i suoi sòdali, altrettanto famelici di quelli di sinistra.
Ed è per questo che la spesa pubblica, in vent’anni, con governi di centro-destra e centro-sinistra, è aumentata di due terzi. Con essa, l’aumento irrefrenabile del debito pubblico, giunto a giugno di quest’anno a 2.075,1 miliardi.
Sembra incredibile che con un patrimonio di proprietà pubblica di 600 miliardi, Stato, Regione e Comuni non abbiano varato un piano di dismissioni per almeno un terzo.
Non l’hanno fatto neanche con centinaia di proprietà  confiscate a titolo definitivo alle organizzazioni criminali per decine di miliardi. Tutto è cristallizzato, perché nel fermo immotivato guadagnano amministratori, commissari e tutti coloro che vi sono intorno, a danno della Comunità.

Il cancro di centrotrenta miliardi di evasione fiscale e previdenziale va addizionato all’altro cancro di cento miliardi di spesa pubblica improduttiva. Se fosse recisa non diminuirebbero di una virgola i servizi erogati. Anzi, l’indispensabile riorganizzazione ne farebbe aumentare l’efficienza.
Interpelliamo continuamente i dipartimenti della Regione siciliana per chiedere di inviarci il loro Piano aziendale, dal quale dovrebbero emergere il numero e i profili professionali di dipendenti e dirigenti. Nessuno ce lo ha mandato, per la semplice ragione che non ce l’hanno o che vogliono nascondere la realtà, cioè clientelismo e favoritismo.
Essi fanno ancora riferimento alle cosiddette piante organiche che non hanno alcun senso professionale e che nei decenni precedenti non sono state redatte in base al Piano aziendale, ma a criteri prevalentemente clientelari.
Avanti i bravi, indietro i raccomandati, ha urlato Matteo Renzi. Silenzio assoluto nel suo partito, in Sel e, peggio, in Scelta civica e Popolo della libertà. Può darsi che Renzi sia il solo a volere andare in questa direzione? Sarebbe tragico. Ma chi la pensa così si faccia sentire, o taccia per sempre.

Articolo pubblicato il 12 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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