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Export verso Ue, Sicilia a picco. Drastico calo del -22,7%
di Fabrizio Margiotta

A livello nazionale, invece, nei primi 6 mesi del 2013, l’Isola registra una flessione del 17,9%. A pesare il significativo decremento nella vendita di prodotti petroliferi

Tags: Export, Economia



I dati dell'Istituto nazionale di statistica relativi alle esportazioni del secondo trimestre 2013 si abbattono sulla Sicilia e su tutto il Meridione con la potenza di un uragano: non sembra esserci scampo, nessun rifugio immediato. Il clima sta cambiando a vista d'occhio e certe tempeste non dovrebbero più sorprendere, è vero, ma batoste così pesanti sono comunque difficili da mandar giù.
 
Se infatti il dato di crescita congiunturale del complesso delle esportazioni registra una timida positività (+0,4 per cento), il dato territoriale delle regioni meridionali e insulari parla di un gravoso -3,2 per cento che non fa certo respirare le nostre finanze, specialmente se paragonato con il dato di export delle regioni nord-orientali (+3,6 per cento), nord-occidentali (-1,0 per cento) e centrali (-0,9 per cento) della nostra penisola.
 
Se valutiamo anche i dati dell'intero primo semestre del 2013 scopriamo però che, in fondo, l'uragano non era poi così inatteso: un calo di vendite nella sola Italia insulare del 13,8 per cento non si scopre da un giorno all'altro (rectius, da un trimestre all'altro). Approfondiamo. Quali sono le regioni che contribuiscono maggiormente alla flessione dell'export nei primi sei mesi del corrente anno? Non di certo le Marche (+12,7 per cento) e nemmeno il Lazio (+7,9 per cento). La Sicilia fa registrare una flessione spaventosa del 17,9 per cento, più della Puglia (-17,0 per cento) e della Liguria (-13,4 per cento).
 
Pesano soprattutto le forti diminuzioni nell'esportazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, con le province di Siracusa e Caltanissetta che confermano il triste primato siciliano anche a livello locale. Sempre ragionando in termini semestrali, un altro dato viene fornito dall'Istat a coronamento di una pessima (mezza) annata: la Sicilia è la regione che, più d'ogni altra, ha contribuito alla diminuzione drastica delle vendite verso i Paesi Ue (-22,7 per cento), con Lazio e Marche che ancora una volta confermano il proprio periodo di grazia nell'export (rispettivamente +8,3 per cento e +15 per cento).
 
Purtroppo, e non era difficile immaginarlo, anche i numeri provenienti dai mercati extra Ue sono poco incoraggianti, con la nostra regione che perde per strada il 15,3 per cento delle vendite. Nel dettaglio, registriamo una perdita del 50,1 per cento nelle vendite verso gli Stati Uniti, mentre il buon periodo di forma del Lazio e delle Marche si deve ai proficui contatti con Belgio e Giappone.
 
Accennavamo a un'analisi sui settori interessati dall'indagine Istat e, in particolare, al significativo decremento della Sicilia nella vendita di coke e prodotti petroliferi (-28,4 per cento): il mercato, in questo semestre, sembra non aver premiato le transazioni riguardanti questi prodotti, privilegiando invece gli articoli farmaceutici, quelli chimico-medicinali e botanici (+125 per cento nelle Marche), gli autoveicoli (+29,6 per cento in Piemonte), i prodotti alimentari e l'immancabile tabacco (+10,2 per cento in Emilia Romagna). Insomma, se è vero che la Sicilia eccelle in ambito petrolifero, è anche vero che una maggiore differenziazione dei prodotti recherebbe solo giovamento alla nostra economia, eccessivamente mortificata dalla crisi ma anche dalla mancanza di piani industriali consolidati.
 

 
Esportazioni a livello territoriale: perde quota Siracusa

Un discorso a parte meritano le dinamiche delle esportazioni a livello territoriale: non si registrano particolari stravolgimenti rispetto alle statistiche generali appena esaminate, ma le realtà provinciali sembrano aver subito i colpi pesantissimi di un mercato sempre più altalenante e incerto. Ne è una conferma la provincia di Siracusa che, insieme a quella di Arezzo, aveva dominato nelle classifiche export del 2012, rispondendo positivamente alla crescita generale della Sicilia (+21,2 per cento nel 2012). Oggi, la provincia di Siracusa rientra nel gruppo di coda della classifica Istat, con diminuzioni nelle esportazioni che arrivano al 28,1 per cento. Fa peggio la provincia di Caltanissetta, con una perdita dell'87,4 per cento, mentre la provincia di Messina sorprende con un aumento del 51,9 per cento, in netta controtendenza. In generale possiamo confermare, grazie a questi dati, che la Sicilia necessita di un programma commerciale più unitario e lungimirante, che permetta di resistere agli sbalzi d'umore di un mercato sempre più instabile. In fondo, però, di cosa ci lamentiamo? Abbiamo esportato i nostri beni più preziosi: migliaia di giovani con grandi progetti e belle speranze.

Articolo pubblicato il 18 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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