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Aborto, il punto sullÂ’attuazione della legge 194/78 in Sicilia
di Liliana Rosano

Presentata la Relazione annuale: per il personale non medico la percentuale scende all’81,4%. Obiettori: nell’Isola sono l’84,6%. La media nazionale, invece, è di 7 su 10

Tags: Aborto



ROMA – Cresce il numero degli obiettori in Sicilia. Lo conferma l’ultima Relazione annuale sull’attuazione della legge 194/78 sull’aborto, trasmessa nei giorni scorsi al Parlamento.

Secondo la relazione, in Italia gli obiettori sono sette su dieci, ma il dato cambia a seconda delle regioni. Percentuali superiori all’80% tra i ginecologi sono presenti principalmente al sud: 88.4% in Campania, 87.9% in Molise, 85.2% in Basilicata, 84.6% in Sicilia, 83.8% in Abruzzo, 81.8% nella provincia autonoma di Bolzano e 80.7% nel Lazio. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con un massimo di 78.1% in Sicilia, 74.5% in Molise, 72.8% in Calabria, 72.4% nel Lazio e 71.4% in Campania). Per il personale non medico i valori sono più bassi e presentano una maggiore variabilità, con un massimo di 85.3% in Molise e 81.4% in Sicilia. C’è da dire che, mentre tra i medici, negli ultimi due anni, la percentuale media di obiettori si è stabilizzata, tra il personale non medico è continuata a salire.

Dal 1983 al 2011 la percentuale dei ginecologi obiettori è passata dal 59.1% al 69.3%, con un aumento assoluto di 10.2 punti percentuali. Più incisivo è il raffronto con i dati del 2005: si è passati dal 58.7% di ginecologi obiettori al 69.3% del 2012; tra gli anestesisti la situazione è più stabile con una variazione da 45.7% nel 2005 a 50.8% nel 2010 e 47.5% nel 2011. Anche per il personale non medico si è registrato un aumento con valori che sono passati dal 38.6% del 2005 al 43.1% del 2011.
Se gli obiettori aumentano, gli aborti diminuiscono.

I dati indicano che nel 2012 sono state effettuate 105˙968 interruzioni di gravidanza, con un decremento del 4.9% rispetto al dato definitivo del 2011 (111˙415 casi) e un decremento del 54.9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi).

Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1˙000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’IVG, nel 2012 è risultato pari a 7.8 per 1˙000, con un decremento dell’1.8% rispetto al 2011 (8.0 per 1000) e un decremento del 54.7% rispetto al 1982 (17.2 per 1000). Il valore italiano è tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati.

Rimane elevato però in Italia il ricorso alle interruzioni di gravidanza da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra un terzo delle IVG totali in Italia: un contributo che è andato crescendo negli anni e che si sta stabilizzando. Anche tra queste donne, comunque,  si inizia ad osservare una tendenza alla diminuzione al ricorso all’IVG.

“Per la prima volta – ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin - è stato avviato un monitoraggio articolato sul territorio relativamente ad alcuni aspetti dell’applicazione della 194, quelli più specificamente legati all’obiezione di coscienza, che arriva fino ad ogni singola struttura e ad ogni singolo consultorio. I dati della relazione indicano che relativamente all’obiezione di coscienza  e all’accesso ai servizi la legge ha avuto complessivamente una applicazione efficace. Stiamo lavorando per verificare, insieme alle Regioni, la presenza di eventuali criticità locali per giungere al più presto al loro superamento”.

Articolo pubblicato il 18 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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