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Botte da orbi Crocetta-Pd e l’Ars rimane chiusa
di Raffaella Pessina

Continuano le polemiche tra il governatore e il Partito democratico. Ieri niente seduta in Parlamento, se ne riparlerà martedì

Tags: Rosario Crocetta, Pd, Megafono



PALERMO - È divenuta insanabile la spaccatura tra il Pd e il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Nel corso della convention etnea del Megafono il presidente ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo sul Partito democratico: “Fanno tutto loro, io non dico niente, se parla Cracolici a che titolo può dirmi qualcosa? Il Pd deve essere più vicino all'attività del governo regionale. Dobbiamo cambiare musica, la Sicilia è stata sempre paralizzata dalle risse di governo”. E ha aggiunto: “Il Pd voleva farmi nominare in giunta Walter Bellomo, arrestato per la Tav, non sono stato chiamato né da Anna Finocchiaro né da Giuseppe Lupo, se io avessi accettato, in nome di questo fantomatico partito, mi sarei ritrovato Rinaldi, Cracolici, Bellomo e Cocilovo”.
 
Subito ha risposto Antonello Cracolici che in una nota da dichiarato di non voler consentire a Crocetta di fare allusioni sul suo conto: “la mia moralità pubblica e privata può solo essere modello di vita per lui e per i suoi sodali”. “Per quel che riguarda le valutazioni politiche sul suo governo e sui risultati raggiunti – ha aggiunto Cracolici - dirò la mia alla direzione del Pd, convocata lunedì”. E Crocetta ribatte “Non ho mai associato il nome di Antonello Cracolici a quelli di Walter Bellomo (arrestato) e Franco Rinaldi (indagato). Ho parlato di Cracolici riferendomi al tema del rimpasto, qualcuno ha fatto un po' di confusione”. Ma Crocetta lascia comunque una porta aperta dicendo che la festa del Megafono non è in contrapposizione a nulla, e l'iniziativa è stata programmata in tempi differenti rispetto all'Assemblea del Pd, che è il mio partito”. Ed è di ieri pomeriggio una nota di Crocetta in cui dice di essere pronto al confronto, di non voler rinunciare al suo ruolo di Presidente e annuncia battaglia per lunedì prossimo.

“Mi sono candidato a presidente per fare la rivoluzione, - ha scritto - mi rendo conto che il potere reale non sta nel governo ufficiale della cosa pubblica, ma in tanti altri poteri, compreso quello mafioso che non scherza affatto e che ci vuole fare saltare e, pertanto, non intendo assolutamente abdicare al mio ruolo, sono presidente e lo voglio fare con tutte le prerogative che la legge garantisce, le mediazioni infinite non mi interessano, voglio essere leale con gli alleati e fedele al mio partito. Ma il mio partito non mi può lasciare solo, deve aprire un tavolo di confronto, e io sono qui, pronto a discutere, a chiarire, a guardare insieme i rischi dell'isolamento dell'azione di governo, che è difficile e rischiosa. C'è ancora qualche dirigente di buon senso nel Partito Democratico siciliano? Se ancora c'è, io sono qui”.

Intanto a Palazzo dei Normanni l’aula si terrà martedì prossimo con all’ordine del giorno il parere sul progetto di modifica dello Statuto e sul ripudio della mafia, oltre ad una serie di interrogazioni e mozioni di varie materie. E infine è bufera in commissione affari istituzionali dell’Ars per la vicenda delle nomine Irsap di fine agosto. Nove deputati su quindici hanno dato le dimissioni per polemica con il presidente della stessa Commissione Marco Forzese. I parlamentari sono (Cappello, Tancredi e Siracusa (M5S); Alloro e Rinaldi (Pd); D'Asero e Milazzo (Pdl); Figuccia (Pds-Mpa) e Formica (Lista Musumeci). Giuseppe Picciolo, capogruppo dei Drs all’Assemblea regionale siciliana prende le difese di Forzese. “Ciascuno si assuma le proprie responsabilità e si lascino fuori gli scontri ed i dissapori personali dalla gestione politica. Su questi temi chiederemo una netta presa di posizione di tutta la coalizione e del nostro presidente Rosario Crocetta”.

Articolo pubblicato il 21 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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