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Catania - Dissesto o pre-dissesto, gli sprechi vanno tagliati
di 'U Diotru

Oggi la Corte dei Conti decide in merito al Piano di riequilibrio del Comune di Catania. A prescindere dall’esito, l’ente ha bisogno di una spending review sostanziale

Tags: Catania, Corte Dei Conti



CATANIA - La Corte dei Conti si esprimerà oggi sul Piano di riequilibrio del Comune: sarà, o meno, approvato. Si tratta dall’ultimo passaggio formale, dopo il via libera del ministero dell’Economia, e rappresenta “l’ora della verità” rispetto al documento, presentato dall’ex sindaco Stancanelli e rielaborato dal sindaco Bianco, che prevede un ripianamento dei debiti in un arco temporale di dieci anni, mediante finanziamenti speciali concessi dallo Stato per far uscire l’ente dallo stato di crisi finanziaria.

Nel caso di diniego da parte dei magistrati contabili, il Comune si avvierà alla dichiarazione di dissesto, non avendo praticamente alcuna strada percorribile per uscire dalla forte esposizione debitoria stratificata negli anni. Ma se, viceversa, il Piano di riequilibrio dovesse essere approvato, la città sarebbe “salva”? Solo in parte. Salva dalla parola “default”, forse, ma non certo dalla necessità di compiere dei sacrifici per tenere ogni spesa sotto controllo. Il “pre-dissesto” ci sarebbe comunque, e per molti anni. Non verrà meno quindi per il sindaco l’obbligo di rimuovere ogni possibile spreco dall’apparato amministrativo.

L’errore più comune, ma anche la via più semplice, per ridurre la spesa corrente, è assottigliare il livello dei servizi forniti ai cittadini, riducendone la quantità e la qualità: asili nido, servizi alla persona, assistenza ai deboli, manutenzioni, illuminazione, cura del verde e degli spazi pubblici, acquisti e forniture di materiali, contributi a manifestazioni locali. Su questi fronti si interviene in maniera drastica, promettendo un futuro ripristino mentre si sa benissimo che denari, a media e lunga scadenza, non ce ne saranno più. La conseguenza immediata è un crollo delle politiche sociali (e in genere dei servizi erogati) con un deterioramento della qualità della vita che colpisce per primi i più indifesi. Un modus operandi sconcertante che andrebbe evitato in ogni modo.

Ma come si può fare? Riproponiamo alcune linee operative che puntano sia al contenimento della spesa corrente che al recupero di nuovi introiti.

Alcune idee sul piano del risparmio: effettuare una ricognizione del personale e mettere in cassa integrazione i dipendenti in esubero rispetto al Piano aziendale, strumento da elaborare prima di ogni altra cosa; mettere in gara i servizi di pubblica utilità e dismettere le costose società partecipate che gravano sull’ente; ottimizzare le spese per locazioni, sfruttando gli immobili di proprietà, per i quali andrebbe verificata la congruità dei canoni di affitto; effettuare gli acquisti di materiali e forniture attraverso la Consip, un consorzio che consente notevoli risparmi sui prezzi; rinegoziare le proprie utenze, come l’energia elettrica, individuando fornitori più convenienti; trattare le pendenze legali addivenendo a transazioni favorevoli all’ente, evitando lungaggini giudiziarie che causerebbero nuovi e onerosi debiti fuori bilancio.

Sul fronte delle possibili entrate, non si può prescindere da un serio recupero dell’evasione delle imposte locali: Imu, Tares e futura Service Tax, Tosap, impianti pubblicitari, attraverso controlli telematici incrociati eseguito da un apposito Nucleo di polizia tributaria. Poi c’è il fronte dell’Urbanistica: migliaia di pratiche di sanatoria edilizia giacciono inevase negli scaffali degli uffici comunali, mentre potrebbero generare fior di quattrini per l’ente. Questi i primi esempi, ma ci sarebbero anche le sponsorizzazioni private e tante altre iniziative remunerative per l’ente.

Sono solo alcuni suggerimenti: molti altri li forniamo nei nostri “Promemoria ai sindaci”, chiedendo agli amministratori di invertire la rotta e di porsi come primo obiettivo l’efficienza, disincrostando dalle cattive abitudini il loro Comune. Una spending review sostanziale che ormai non può più attendere.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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