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Trapani - Tribunale tra microspie e minacce
di Vincenza Grimaudo

L’episodio è l’ultimo di una lunga serie: arrivate nei mesi scorsi buste con proiettili e messaggi intimidatori. Ritrovata una cimice al Palazzo di Giustizia, al punto d’ingresso riservato ai giudici

Tags: Trapani, Tribunale



TRAPANI - Alcuni giorni fa, al Palazzo di Giustizia di Trapani, un carabiniere addetto alla sicurezza ha trovato una microspia accanto al punto di ingresso riservato ai magistrati. Si tratterebbe di un gesto dimostrativo - a detta delle forze dell’ordine - in quanto il congegno non funzionava perché mancavano i circuiti per la trasmissione del segnale audio. Il punto in cui è stata posta la cimice è ripreso dalle telecamere ma visto che la registrazione avviene a ciclo continuo, le immagini potrebbero essere state coperte da altre immagini. La vicenda della microspia è solo l’ultimo di una catena di episodi che nei mesi estivi ha mandato in fibrillazione la Procura di Trapani.

Ad agosto una busta è stata recapitata all’ufficio inquirente. Era indirizzata a un sostituto procuratore il cui nome, però, non esiste fra quelli in servizio a Trapani. Dentro c’era una lettera con minacce di morte e, soprattutto, un proiettile calibro 9. A luglio, inoltre, qualcuno ha scelto le pareti di un ascensore e quelle di un centro commerciale per scrivere i suoi messaggi intimidatori. L’ascensore era quello della casa palermitana del procuratore. “Viola devi morire”, c’era scritto. L’altro messaggio era indirizzato a uno dei sostituti più impegnati nelle inchieste antimafia: “Tarondo la tua ora è arrivata”. Lo scorso ottobre qualcuno si era intrufolato nella macchina del pm antimafia, titolare, tra gli altri, del processo al senatore Antonio D’Alì. Gli agenti di scorta notarono il finestrino dell’auto abbassato mentre la vettura era ferma nel parcheggio del Palazzo di Giustizia. Nell’abitacolo c’erano alcuni fili scoperti sotto il cruscotto. Forse qualcuno voleva piazzare una microspia oppure lo aveva già fatto ed era andata a riprendersela.

Un clima appesantito per una situazione complessiva davvero ai limiti della sopportazione: infatti oltre ai già paventati allarmi sull’organico ridotto all’osso dei penitenziari e sulle difficoltà strumentali di commissariati di polizia e comandi dei carabinieri, da sempre in provincia c’è il problema dei pochi magistrati nei tribunali di Trapani e Marsala. Per le due istituzioni la situazione si sta aggravando per via della nuova legge introdotta dallo Stato che vieta di assegnare i magistrati di prima nomina alle funzioni di sostituto procuratore e il passaggio di funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente all’interno della stessa regione. Provvedimento che sta progressivamente continuando a svuotare gli organici degli uffici di Procura.

 
Nel mirino i magistrati del capoluogo. Hanno effettuato grandi sequestri e scoperto intrighi della Chiesa

TRAPANI - La verità è che oramai da mesi, in modo anche abbastanza plateale, i magistrati trapanesi sono finiti nel mirino. Pare che ci sia un preciso disegno per intimidire o comunque rallentare il percorso della giustizia nel territorio. I casi accaduti a raffica negli ultimi tempi ne sono la testimonianza. A fine dicembre scorso, Viola aveva ricevuto una lunga lettera spedita alla sua segreteria. A scrivere non era stato il solito anonimo, ma qualcuno “bene informato” che non si limitava a minacciare di morte il magistrato, ma lo metteva in guardia. Gli faceva sapere che “è arrivata qualcosa per lei”. Nella lettera a Viola c’erano chiari riferimenti a delicate indagini. I grandi sequestri, primo fra tutti quello ai danni del patron della Valtur, Carmelo Patti, e l’inchiesta sull’intrigo della Chiesa trapanese che ha portato alla rimozione del vescovo monsignor Francesco Miccichè quando si è scoperto l’ammanco di denaro in due fondazioni gestite dalla Curia.

Articolo pubblicato il 27 settembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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