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Pd pirla, Berlusconi furbo, Monti assente
di Carlo Alberto Tregua

Caotico quadro istituzionale

Tags: Pd, Berlusconi, Mario Monti



Domenica 29 settembre, data che ci ricorda una vecchia canzone dell’Equipe 84, Silvio Berlusconi ha compiuto 77 anni. Potremmo definirlo antico o anziano, se non avessimo il presidente della Repubblica prossimo agli 89 anni. Si dice che occorre fare largo ai giovani. Ma i giovani chi sono? Cicchitto, Bindi, D’Alema, Epifani ed altri dinosauri della politica? Ma mi faccia il piacere, direbbe il non dimenticato Antonio De Curtis.
Lo scenario istituzionale di questi giorni si è aggravato per un comportamento irresponsabile dei primi attori. Berlusconi ha annunciato le dimissioni di massa dei suoi parlamentari; Letta si è sentito accoltellato alle spalle e non ha approvato, in seno al Consiglio dei ministri di sabato 28, i provvedimenti che avrebbero consentito di non far aumentare l’Iva, di tagliare definitivamente la seconda rata dell’Imu e di fornire risorse a cassaintegrati ed esodati.
Questo comportamento stizzoso ha fatto cadere in trappola tutta la parte di centro sinistra che appoggia il governo, perché ha offerto l’occasione a Berlusconi di fare ritirare i suoi cinque ministri dal Governo.

Un atto di furbizia, si può definire. Ma non c’è il furbo se non c’è il pirla. Il terzo socio della vecchia maggioranza, cioè Mario Monti, non ha battuto un colpo, mentre questa poteva essere l’occasione per denunciare l’immobilismo della strana maggioranza, che cincischia da cinque mesi.
Tutti fanno riferimento alla legge di stabilità, come se essa avesse un effetto taumaturgico. Non è così, ma è pur vero che se essa non sarà presentata alle Camere entro il prossimo 15 ottobre, un tempo brevissimo, sarà l’Unione europea a scriverla e a imporla in maniera cogente, in forza della lettera d’impegni verso l’Ue che Berlusconi firmò nell’ottobre del 2011.
Il che sarebbe drammatico, anche sul piano istituzionale interno, perché significherebbe che non siamo più in condizione di gestire gli affari nostri.
La vicenda che osserviamo è precipitata per il peso che ha avuto la sinistra-sinistra, cioè tutti coloro che odiano Berlusconi e si comportano in modo insensato pur di vederlo fuori dalle istituzioni o in galera.
 
In queste settimane ho sentito alcuni giuristi di grande valore, che hanno simpatie per la sinistra, non per la sinistra-sinistra. L’opinione comune emersa è che la legge Monti-Severino non può essere applicata retroattivamente, per fatti compiuti prima della sua entrata in vigore, in virtù dell’art. 25 della Costituzione e dell’art. 66 del Cp.
Soprattutto, mi hanno spiegato, il Parlamento è sovrano (ovvio) e, quindi, non ha l’obbligo di eseguire pedessiquamente le sentenze dell’ordinamento giudiziario, proprio in funzione della separazione dei poteri dello Stato.
Il Parlamento, mi dicevano, fa valutazioni di ordine politico, appunto perché non è un altro livello di giudizio e, pertanto, valuta un fatto in relazione all’interesse generale. Va da sé che in questo momento l’interesse generale è quello di far funzionare questa strana maggioranza e, dunque, non c’era motivo di creare il casus belli.

Dato che il vitello non può essere contento di andare al mattatoio, Berlusconi non poteva accettare di perdere la protezione istituzionale e di ricevere nuovi mandati di cattura. Era ovvio che in queste condizioni avrebbe giocato il tutto per tutto.
Ecco perché l’interesse generale e il buon senso avrebbero dovuto indurre il Partito democratico a far rinviare la legge Severino alla Corte costituzionale, prendere 6/8 mesi di tempo e, nel frattempo, fare i provvedimenti che interessano ai cittadini, soprattutto quelli più deboli. Mi ricordavano, i giuristi citati, la vicenda di Toni Negri. La Commissione parlamentare non ritenne di eseguire la condanna definitiva per farlo decadere da deputato, per ragioni politiche.
Sono convinto che se segretario Pd fosse stato Matteo Renzi, nonostante la sua giovane età, non avrebbe seguito l’odio verso Berlusconi della sinistra-sinistra e avrebbe condotto la vicenda nell’interesse generale prima indicato.
Risulta inspiegabile il motivo per il quale il Consiglio dei ministri non abbia approvato la manovra indicata prima. Risulta altresì inspiegabile perché nella stessa manovra non sono stati inseriti i tagli di spesa necessari, ma ancora aumenti di tasse e di accise.

Articolo pubblicato il 01 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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