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La resa di Berlusconi tra le ceneri del Pdl
di Redazione

Il Cavaliere ci ripensa e dà la fiducia al Governo. Nuovo gruppo dei dissidenti

Tags: Berlusconi, Enrico Letta, Angelino Alfano, Roberto Formigoni, Fabrizio Cicchitto



ROMA - Resterà nella storia come il giorno del dietrofront, questo mercoledi mattina, dopo la scelta di Silvio Berlusconi che all’ultimo momento annulla la decisione di togliere la fiducia al Governo Letta. In effetti l'effetto sorpresa c'è stato, quando l'ex premier, denunciando un profondo travaglio interiore, ha annunciato che il suo partito avrebbe votato al Senato la fiducia al governo. Una svolta a 360° ventilata forse, ma sulla quale fino all’ultimo nessuno avrebbe scommesso.

Il colpo di teatro arriva verso le 13, quando si stanno esaurendo le dichiarazioni di voto. Berlusconi fino ad un'ora prima è rimasto seduto al suo scranno, con un foglio di carta davanti agli occhi e l'orecchio prestato ai vari Gasparri, Bonaiuti e Calderoli (molto meno a Razzi che, seduto accanto a lui, cerca in continuazione di entrare nella conversazione). Esce durante la replica di Enrico Letta, e tutti pensano che sia il sigillo della rottura. Invece poi riappare e prende la parola. Per dire, per l'appunto, che voteranno la fiducia lui e il suo partito.

Il punto però è proprio questo: cosa resta del suo partito. Perché se la votazione termina con cifre lusinghiere per l'esecutivo (235 sì, 70 no), nel frattempo il gruppo del Pdl si è nettamente assottigliato. Nasce, pronto a posizionarsi sul centro, un gruppo dei dissidenti. Nasce sia a palazzo Madama sia alla Camera. Secondo i primi conteggi sarebbero rispettivamente 25 e 26 parlamentari, sotto la guida politica di Angelino Alfano, Roberto Formigoni e Fabrizio Cicchitto.

Incassa il successo Enrico Letta, mentre Alfano, seduto a fianco del premier al momento dell'annuncio di Berlusconi, tira fuori un enorme sorriso e applaude convinto. Poi la scena si sposta alla Camera, ma ormai ogni pathos è sparito. Affiorano invece i pensieri per il domani. La frattura nel Pdl è più che evidente, conclamata. Bisogna vedere adesso la reazione del Cavaliere. Per quanto riguarda il Pd, bisogna invece attendere le reazioni interne al fatto che non è stato possibile scrollarsi di dosso un alleato così ingombrante.

Oggi c'è stato il “risultato come lo intendo io, che ci sarebbe stato comunque, per essere chiari fino in fondo, ed è un risultato rispetto al quale ho intenzione di lavorare mantenendo il punto fermo del fatto che non esiste un collegamento tra l'attività di governo e la giustizia”, ha detto il premier Letta tra gli applausi alla Camera. “Oggi è un giorno storico: abbiamo condizioni in più di chiarezza che ci consentono di guardare lontano”. Così Letta ha chiuso il suo discorso alla Camera. “Si lavorerà con una maggioranza politica coesa: se questa maggioranza è diversa dalla maggioranza che mi dà fiducia, lavorerò lo stesso con la maggioranza politica. È essenziale che ci sia chiarezza”.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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