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Anci: senza dati, esistenza inutile
di Michele Giuliano

Enti locali. Interessi da difendere e analisi del territorio.
Osservatorio. Si potrebbero utilizzare i dati dei 390 Comuni per monitorarne l’azione e l’efficienza. Attualmente, però, un’operazione di questo tipo non rientra nei piani per il futuro.
Dialogo. Da tempo si parla di un rapporto più disteso con la Regione, obiettivo che fino a questo momento non è stato ancora raggiunto. Si cerca un nuovo avvicinamento.

Tags: Enti Locali, Diego Cammarata



PALERMO - L’Anci Sicilia, l’Associazione nazionale Comuni siciliani, svuotata e improduttiva. Suo malgrado, dice il segretario generale Andrea Piraino, che ammette la marginalità dell’azione dell’organismo che dovrebbe tutelare in tutte le sedi, istituzionali e non, gli enti locali. Effettivamente le tantissime battaglie che da tempo porta avanti l’associazione non si sono mai concretizzate: i trasferimenti ai Comuni da Stato e Regione sono comunque diminuiti, il Consiglio delle Autonomie locali non è mai stato istituito, e la Conferenza Regione-Autonomie locali è rimasta tale e quale, senza alcuna riforma posta in essere. A tutto questo si aggiunge anche una marginalità dell’azione dell’associazione, che non è dotata di alcun Osservatorio, uno strumento fondamentale per monitorare “scientificamente” i problemi degli enti locali e sottoporli agli interlocutori.
“Ci rendiamo conto – dice Piraino – che un Osservatorio potrebbe tornare utile alla nostra attività, ma purtroppo non abbiamo risorse sufficienti per poterlo gestire”.

L’Anci Sicilia è attualmente dotata di cinque dipendenti a tempo indeterminato ma, come sottolinea lo stesso segretario generale, si tratta di soggetti non adatti a svolgere un eventuale compito di raccolta ed elaborazione dei dati.
“Fanno attività di segreteria – conferma – e non hanno le competenze per occuparsi di un lavoro del genere. L’istituzione di un Osservatorio potrebbe certamente condurre a una linea d’azione più ragionata, di principio, ma per il momento non è fra le nostre priorità”.

Si cercano quindi delle strade alternative: “In questi giorni – spiega il segretario generale dell’Anci - stiamo tentando di portare a compimento una convenzione con il Dipartimento di Economia dell’Università di Palermo per avere proprio un partner attendibile rispetto a determinate problematiche degli enti locali”.
Ben pochi, dunque, i risultati raggiunti, ma a cosa è dovuto questo fallimento dell’azione dell’Anci Sicilia?
“Non certamente da noi – si discolpa Piraino – ma dal governo della Regione che dovrebbe essere il nostro primo interlocutore. E invece negli ultimi anni questo dialogo è venuto a mancare”.
“Ci auguriamo – ha detto più volte il presidente dell’Anci Sicilia e sindaco di Palermo, Diego Cammarata – che questo dialogo possa effettivamente migliorare nell’ottica di una collaborazione tra le parti per la crescita della pubblica amministrazione in termini di qualità e servizi da offrire ai cittadini”.

Il riferimento è al recente commissariamento di ben 308 Comuni e 6 Province, altro provvedimento che ha visto fallire la linea dell’Anci che si è sempre opposta a questo tipo di soluzione.
“Mi chiedo – afferma Piraino - a cosa possa servire un commissariamento, sembra quasi che la Regione voglia far passare il messaggio di avere una certa autorità e potere quasi a voler sottomettere l’ente locale”. D’altro canto, il dito dovrebbe essere puntato anche verso i Comuni, incapaci di programmare un’adeguata azione economica rispettando i tempi imposti dalla legge.
A prendere atto in maniera diplomatica del fallimento della politica dell’Anci Sicilia è stato recentemente anche il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, il quale ha dichiarato come sia “importante il consolidamento dell’Anci perché, oggi più che mai, l’associazione è punto di riferimento non solo per le amministrazioni ma per la politica”. In pratica, ancora si deve cementare questo organismo per essere davvero utile ai Comuni.

L’Anci isolana costa ogni anno ai Comuni qualcosa come 800 mila euro: soldi che vengono versati all’Anci nazionale che poi stanzia per l’associazione dell’isola il 50 per cento della somma.
“Queste risorse – ci tiene a sottolineare Piraino – servono per la gestione della struttura, che conta cinque dipendenti a tempo determinato più altrettante unità lavorative legate da una forma contrattuale differente, e per coprire le spese correnti nell’arco di un anno”.
Di fatto però i Comuni versano una quota associativa, seppur minima, senza avere un reale ritorno.
“Ammetto – dice il segretario generale – che ci sentiamo davvero impotenti di fronte all’indifferenza e alla sordità di questo governo della Regione. È ovvio che noi come associazione ci sentiamo ridimensionati con questo stato di cose, anche perché siamo assolutamente inermi rispetto alle decisioni concrete che poi vengono prese in materia di pubblica amministrazione”.
Tutto ciò cozza pesantemente proprio con lo Statuto dell’associazione, che punta alla “Piena attuazione della pari dignità costituzionale fra tutti i livelli di governo della Repubblica e dell'Unione Europea, attraverso la tutela, la rappresentanza e il coordinamento delle autonomie locali e dei diritti dei loro aderenti”.

Ma gli stessi vertici dell’associazione hanno preso coscienza che questo ruolo oggi l’Anci non riesce ad averlo.
“L’Anci – conclude Piraino - è impegnata a mettersi nelle condizioni di intervenire sulle politiche locali in maniera strategica. Ci vogliono degli esperti, che con spirito di dedizione sappiano guidare gli amministratori verso delle scelte che a quel punto possono diventare termine di confronto con la Regione”.

Articolo pubblicato il 10 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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