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Isolani emigrati, oggi come ieri. Il siciliano è il dialetto più diffuso
di Antonio Leo

La Cina è la nuova America: nel triennio 2011-2013 boom di partenze per l’Oriente (+18,5%). L’Isola è la prima regione d’origine degli italiani all’Estero, con quasi 700.000 unità

Tags: Immigrazione, Emigrazione



PALERMO – Tu vo’ fa il cinese. È l’Asia la meta più gettonata degli italiani, che tra il 2011 e l’inizio del 2013 hanno preferito le opportunità dell’Oriente in espansione alle destinazioni tradizionali come Stati Uniti o i Paesi del Nord Europa.

Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, ma gli abitanti del Bel Paese restano pur sempre un popolo di migranti. La valigia non è più quella di cartone, i viaggi non consistono in estenuanti tragitti in treno e traversate transoceaniche in navi merci, ma la sostanza è sempre la stessa. Andare. Ci sono i giovani che si spostano per studio o formazione – magari reduci da un’esperienza Erasmus che li ha convinti a un futuro lontano dalla loro terra natia -, c’è chi fugge per sottrarsi alla morsa della disoccupazione o perché insegue un sogno professionale che qui è impossibile da realizzare.

I numeri dell’ottavo rapporto “Italiani nel mondo 2013” della Fondazione Migrantes fotografano una tendenza all’espatrio che non conosce battute d’arresto. A gennaio 2013 i cittadini iscritti all’Aire (Registry of Italians resident abroad), residenti fuori dei confini nazionali sono oltre 4 milioni e 300 mila, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia: un 3,1% in più rispetto al 2012 (cioè 132.179 iscrizioni), e di 5,5% rispetto al 2011. Non solo si continua ad emigrare, ma addirittura aumentano i partenti. Non più poeti, non più santi, restiamo “navigatori”.

La geografia della “diaspora” italiana.

È il Vecchio continente ad ospitare il maggior numero di italiani, con oltre 2 milioni e 300 mila “paisà” (la maggioranza dei connazionali all’estero, il 54,5% del totale). Ma resta ingente anche la popolazione tricolore che ha puntato, a dispetto dei tempi, sul sogno a stelle e strisce. Sono quasi 1 milione e 800 mila i “wop” o “daghi” (espressioni gergali in voga negli Usa all’inizio del secolo scorso per indicare gli immigrati della Penisola) trasferitisi negli Stati uniti, il 40,1% del totale. Restano a larga distanza l'Oceania (136.682, il 3,1%), l'Africa (56.583, l'1,3%) e l’Asia(44.797, l’1,0%). Ma, come dicevamo all’inizio, il Sol levante è in rapida ascesa nella lista dei luoghi più ambiti. Secondo il rapporto Migrantes, l’aumento più vistoso nel triennio 2011-2013 riguarda la comunità italiana in Asia (+18,5%) e, a seguire, quella in America (+6,8%), poi in Africa (+5,7%), in Europa (+4,5%) e l’Oceania (+3,6%).

È però in Argentina la comunità italiana numericamente “più incisiva”, con quasi 700.000 unità. Seguono quella tedesca (651.852), quella svizzera (558.545), la francese (373.145) e la brasiliana (316.699) per restare alle nazioni che accolgono collettività al di sopra delle 300 mila unità. A seguire, il Belgio (254.741), gli Stati Uniti (223.429) e il Regno Unito (209.720).

Siciliano è il dialetto italiano più parlato al mondo.
Sembra il destino dei popoli del Sud quello di migrare. “L’Italia si sta rendendo conto di essere sempre di più un paese di migranti. Sono soprattutto le regioni del Sud quelle che inviano più persone, evidentemente la situazione non è felice”, ha dichiarato monsignor Francesco Montenegro, presidente della Fondazione Migrantes.
Il 52,8% (quasi 2 milioni e 300 mila) degli italiani residenti all’estero all’inizio del 2013 è partito dal Meridione, il 32% (circa 1 milione 390 mila) dal Nord e il 15,0% dal Centro Italia (poco più di 662 mila).

Il dialetto, le tradizioni, la cultura sicula sono quelle più rappresentante nel mondo. La Sicilia, infatti, con 687.394 residenti, è la prima regione di origine degli italiani residenti all’Estero seguita dalla Campania, dal Lazio, dalla Calabria, dalla Lombardia, dalla Puglia e dal Veneto.

Se si vanno, però, ad analizzare i dati regionali del biennio 2012-2013 si nota una maggiore dinamicità della Lombardia (+17.573) e del Veneto (+14.195), mentre l’Isola si piazza al terzo posto (+12.822).
La comunità sicula più numerosa si trova in Germania (213.843), seguite a distanza da quelle trapiantate in Belgio (95.280) e in Argentina (77.631).

Agrigento e Catania, è boom di espatri.

A Giuseppe Fava il solo pensiero di abbandonare Catania “gli riempiva l’anima di oscurità”. Probabilmente ancora oggi molti catanesi fanno fatica a lasciare la terra del fuoco e del mare, con quelle sue strade e case nere, metà santa e metà profana. Eppure le condizioni di cui parlavamo poc’anzi – le opportunità scarse o scadenti per chi ha speso tempo e denaro in formazione, una bassa qualità della vita, l’assenza di un respiro quanto meno europeo – spingono ancora oggi tanti cittadini ad andare. Nell’ultimo anno hanno lasciato le falde dell’Etna quasi 110 mila catanesi. Di più, tra le province sicule, ha registrato solo Agrigento dove in oltre 150 mila hanno deciso di lasciarsi alle spalle la Valle dei Templi. Al terzo posto, poco sotto Catania, si piazza il Capoluogo dell’Isola, con 107 mila e passa palermitani volati verso altri lidi. In assoluto, l’analisi delle presenze all’estero per origine provinciale evidenzia la preminenza delle regioni del Sud Italia. E questa non è altro che l’ennesima cartina di tornasole per misurare il gap di opportunità tra Nord e Mezzogiorno.

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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