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Quotidiano di Sicilia

Nella crisi delle imprese anche il settore dell’energia rinnovabile
di Michele Giuliano

Sono all’incirca 400 i lavoratori in cassa integrazione: la causa? L’eccessiva burocrazia della Regione. Dopo l’approvazione del Per, difficoltà burocratiche nel rilascio delle autorizzazioni

Tags: Burocrazia



PALERMO - In Sicilia succede di tutto. Può succedere anche che possa fallire persino l’iniziativa più moderna e calzante che può offrire il mercato del lavoro. Basta che a mettersi di traverso ci si mette la burocrazia e la Regione che sono state in grado di rallentare il settore imprenditoriale per l’Isola dovrebbe essere in questo momento quello più prolifico: e stiamo parlando dell’imprenditoria dell’energia rinnovabile.
Incredibile ma vero, anche questo comparto in Sicilia sembra essere decisamente in ginocchio: almeno 400, secondo quanto rende noto la Cgil, i lavoratori messi in cassa integrazione dalle aziende che si occupano di produrre energia alternativa, intesa come fotovoltaico o eolico.

Sembrerebbe che alla base di tutto questo ci siano un piano delle energie, da qualche mese varato dal governo siciliano, che stenta a decollare, e di contro una Regione che non riesce a sbloccare le pratiche per velocizzare gli iter di approvazione dei vari progetti. Un mix devastante che ha già comportato quindi delle conseguenze evidenti e che potrebbe ancora produrre degli effetti già sin dalle prossime settimane.
Quindi tutto questo significa che la crisi economica colpisce in Sicilia anche i settori più innovativi e le imprese che operano nel campo delle energie rinnovabili. La Sideco di Siracusa, azienda che produce pale eoliche, ha ancora in cassa integrazione 80 lavoratori che dovrebbero rientrare a breve secondo tabella di marcia. Mentre nell’indotto gravitano in area Cig da mesi 400 lavoratori.

“E' una crisi annunciata – commenta Giovanna Marano, segretaria generale regionale della Fiom Cgil – per le difficoltà burocratiche legate alle autorizzazioni. è uno degli argomenti di cui vorremmo discutere al più presto con l’assessore regionale all’Industria affinchè si individuino soluzioni”.
Nel settore metalmeccanico la crisi continua a gravare pesantemente anche su produzioni più tradizionali, ma finora esenti da contraccolpi, tanto da fare dire alla Marano che “per molti lavoratori è stata un’estate molto amara”.

La C.E.M.,azienda di manutenzioni di impianti di cementerie, con sede legale a Bergamo, ha fatto sapere ai sindacati che intende mettere in mobilità 100 lavoratori tra Palermo, Catania, Siracusa e Porto Empedocle, dopo avere già fatto ricorso alla Cigo. “Puntiamo ad accendere i riflettori su tutti i casi – sottolinea Marano – auspicando che il governo regionale riesca a mettere in campo interventi per tutelare i lavoratori e invertire questa tendenza”. Ma l’unica soluzione è quella di eliminare una volta per tutti quei lacci e laccioli che frenano spesso in Sicilia ogni occasione di sviluppo. Una burocrazia quindi che non perdona nessuno, tanto meno le imprese che sanno benissimo che il tempo è denaro. Il ricorso alla cassa integrazione quindi tocca anche settori che mai e poi mai, secondo le attuali regole dell’economia, avrebbero dovuto risentire della crisi. Purtroppo però l’esperienza insegna che la Sicilia non sempre ha viaggiato su binari coerenti.
 

 
A Catania. Tante le imprese che hanno investito sull’energia
 
Nella provincia di Catania proprio recentemente molte imprese hanno cominciato ad investire notevolmente nella produzione di energia alternativa. Motivo per cui potrebbe presto scoppiare un problema di reddito anche in questo territorio.
Sino a qualche mese fa la green economy sembrava essere per l’Isola il canale imprenditoriale giusto da seguire: “Non esistono ricette miracolose, ma è importante credere e investire in un settore che è in crescita – dice Silvio Raffa, presidente del distretto Etna Valley e della sezione hi-tech di Confindustria Catania - molte aziende non più competitive nel settore meccanico hanno impegnato la propria esperienza e tecnologia nel fotovoltaico, ma anche in altri ambiti come il recupero dei vettori energetici da produzione industriale o la produzione di idrogeno da lavorazione di semiconduttori”. E proprio questo potrebbe essere il pericolo: la nascita di queste imprese subirà, o sta già subendo, un duro contraccolpo proprio a causa del blocco delle autorizzazioni alla costruzione di impianti. Come può andare avanti un’impresa di fatto senza commesse?

Articolo pubblicato il 10 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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