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Quel pasticciaccio di via della Magliana
di Carlo Alberto Tregua

Alitalia c’è costata 4 miliardi

Tags: Poste Italiane Spa, Air France, Berlusconi, Bad Company, Alitalia



Quando il governo Berlusconi impedì ad Air France di assorbire Alitalia a costo zero per le casse dello Stato, prese una pessima decisione. Lui proclamò la difesa della compagnia affinché restasse italiana, ma in effetti favorì degli imprenditori che dall’operazione ne ebbero benefici. Anche in quel caso prevalse l’interesse di parte su quello generale.
Tale nefasta decisione costerà a noi cittadini intorno a 4 miliardi, anche se ancora il dato definitivo non si conosce, perché la liquidazione della Bad company è in corso e non si è ancora conclusa.
Il salvataggio a spese dell’erario non poteva avere un risultato positivo e, infatti, la cordata d’imprenditori presieduti da Roberto Colaninno non è riuscita a far funzionare il conto economico della compagnia di bandiera, la quale ha continuato a perdere soldi come un colabrodo e ora è arrivata sulla soglia del fallimento. Eccesso di personale, gestione dissennata, budget squilibrato, carburante più caro, le principali cause del dissesto preannunciato.

A questo punto, la cosa più ovvia da fare sarebbe quella di cedere la compagnia ad Air France, che è comunque socio di maggioranza relativa con il 25% del capitale, e non continuare in questa pena che costerà altri soldi ai contribuenti. Non si capisce a prima vista quali siano le motivazioni che inducono il presidente del Consiglio a occuparsi della faccenda Alitalia, se non quelle stesse che indussero Berlusconi al primo salvataggio, cioè interessi di parte.
Al viaggiatore non importa se si accomoda in aerei nazionali o esteri, importa che il prezzo del viaggio sia il più basso possibile in relazione alla qualità. Gli importa di poter godere di altri servizi, come accessi prioritari, salette riservate, servizio a bordo ed altro che rendono più confortevole il trasporto aereo nel suo insieme.
Alitalia, cioè Cai (Compagnia aerea italiana) sta andando in fallimento nonostante abbia avuto il monopolio della tratta Linate-Roma, seconda per fatturato. Dopo l’opportuna concorrenza delle Ferrovie con la Tav lamenta di aver perso tale monopolio.
Dobbiamo ricordare, però, che la compagnia è rimasta quasi monopolista sulla tratta Roma-Catania, nella quale pratica prezzi esosi con aerei quasi sempre completi.
 
Poste italiane Spa, negli anni 2010/12 ha stritolato gli editori più che raddoppiando le tariffe per le spedizioni in abbonamento di quotidiani e settimanali.
Ha tagliato efficacemente molte spese al proprio interno, ma ha penalizzato il servizio generale. La corrispondenza, fra cui quella dei giornali, arriva puntualmente in ritardo. Ha privilegiato i servizi finanziari fra cui il Postamat; insomma, si è quasi trasformata in un istituto bancario.
Ecco perché l’Abi, che teme la concorrenza dei 14.000 sportelli postali, non ha mai voluto fare convenzioni di circuito con Poste. Il suo amministratore delegato Massimo Sarmi ha deciso, non sappiamo se su impulso del governo o di propria iniziativa, di mettere ben 75 milioni della società nel rifinanziamento di Alitalia.
Il governo si è impegnato a dare garanzie per 75 milioni, 150 milioni li dovrebbero mettere gli attuali soci e per altri 200 ci sarebbe un prestito del sistema bancario. Tutto insieme, questo ammontare di 500 mln € servirà a dare ossigeno alla compagnia, ma non a rimetterla in equilibrio, perché il suo bilancio non è in equilibrio.   

Quindi, coprire una perdita, non risolve il problema perché se ne formerà altra. è come tentare di riempire una vasca da bagno che non abbia lo scarico chiuso. In effetti, Alitalia è troppo piccola per avere un punto di equilibrio, come piccolissima era Windjet con i suoi 2,8 mln di passeggeri: infatti è quasi fallita.
A questo punto l’interesse del Paese sarebbe consentire ad Air France di procedere al risanamento mediante assorbimento della compagnia italiana, ma ovviamente sono contrari i sindacati perché vi sarebbe una riduzione di personale e sono contrari tutti quei fornitori che riescono a farcire Alitalia di beni e prodotti spesso a prezzi superiori a quelli di mercato. Senza contare gli sprechi interni dovuti a disorganizzazione e clientelismo.
Ma anche questa volta il governo Letta, di centrosinistra, compirà il misfatto come fece quello di Berlusconi, di centrodestra: insomma un pasticciaccio della via Magliana, sede della società, che ricorda il pasticciaccio della via Merulana, famoso romanzo di Carlo Gadda (Milano, 1893 - Roma, 1973).

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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