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Quotidiano di Sicilia

Fisco, somme iscritte a ruolo e tributi “non riscuotibili”
di Salvatore Forastieri

In mancanza di beni del debitore aggredibili, il credito dello Stato è destinato a restare tale. Qualità degli accertamenti, riscossione coattiva e “tax compliance”

Tags: Economia, Fisco, Equitalia, Riscossione Sicilia, Luigi Casero



ROMA - Lo scorso 11 luglio il Vice Ministro Luigi Casero del ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito alla Commissione Finanze della Camera i dati riguardanti la riscossione dei tributi in tutto il Paese.

È venuto fuori che, dal 2000 al 2012, degli 807,7 miliardi di euro di tributi iscritti a ruolo, 193,1 miliardi sono stati annullati attraverso la procedura dello sgravio e che, dei rimanenti 614,6 miliardi, ne sono stati incassati solo 69,1.

Praticamente, della somma originariamente iscritta a ruolo dagli uffici fiscali, solo una percentuale pari all’8,55% è stata riscossa. Un’altra fetta pari al 23,90% è stata annullata dopo l’iscrizione a ruolo e la rimanente parte corrispondente al 67,55%, pari a circa 545,5 miliardi, non è stata mai incassata dall’Erario anche se, a detta dei dirigenti del Tesoro, il 55% di quest’ultima parte sarà recuperata entro la fine del 2014.

Evidentemente, sapere che lo Stato non riesca a recuperare una parte così consistente dei suoi crediti, quelli già consolidati, non è che faccia tanto piacere. Tuttavia, se leggiamo con attenzione questi dati, ci accorgiamo che, pur essendo abbastanza allarmanti, essi non appaiono tali da fare gridare allo scandalo.

È bene ricordare, al riguardo, che il dato di 807 miliardi (riferito agli anni che vanno dal 2000 al 2012) rappresenta soltanto l’ammontare complessivo dei tributi iscritti a ruolo, ossia quelli che, dopo l’iter normale dell’accertamento tributario e della eventuale fase del contenzioso, sono stati affidati all’Agente del riscossione per il loro recupero coattivo.

Infatti, le somme riscosse dagli Uffici, con autoliquidazione e con accertamenti, negli anni sopra cennati, non sono state pari ad 807 miliardi, ma molto, molto di più. Solo nel 2012 le entrate tributarie erariali sono state 423 miliardi di euro, con un’evasione fiscale, purtroppo, stimata intorno a 180 miliardi.

La somma affidata all’Agente della Riscossione (Equitalia e Riscossione Sicilia per quanto riguarda la nostra regione), quindi, è solo quella che è rimasta dopo che i contribuenti hanno provveduto alla definizione delle loro controversie tributarie, attraverso l’acquiescenza, l’accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale, oppure che hanno pagato dopo il giudizio definitivo delle Commissioni Tributarie e, talvolta, anche della Corte di Cassazione.

Gli 807 miliardi, quindi, vanno visti come uno “zoccolo duro” sicuramente abbastanza alto di tributi i quali, nonostante l’attività dell’Amministrazione Finanziaria, prima, e dell’Agente della Riscossione, dopo, risultano non riscuotibili per diversi motivi.
Sicuramente, il motivo più ricorrente della mancata riscossione è la mancanza di beni del debitore aggredibili. Se il contribuente non ha nessun bene immobile, è privo di alcun reddito e non ha nemmeno beni mobili pignorabili, il credito dello Stato è destinato a rimanere tale.

Altro motivo è quello del fallimento. Specialmente oggi, in cui la crisi economica ha fatto aumentare le procedure concorsuali, è chiaro che l’Amministrazione Finanziaria, che non è ai primi posti dell’ordine dei creditori privilegiati, ben poco può recuperare dopo la ripartizione dell’attivo dell’azienda agli altri creditori che la precedono nell’ordine di pagamento.
Poi c’è il caso del decesso del debitore, circostanza quest’ultima che, a prescindere dalle sanzioni che, per legge, non sono addebitabili agli eredi, difficilmente consente il recupero totale del credito.

Tra le cause del mancato recupero, infine, alcuni includono la scarsa qualità degli accertamenti fatti dagli uffici.
A tal proposito non si può non riconoscere che una pretesa tributaria poco sostenibile induce il contribuente a resistere nei confronti del fisco fino a quando è possibile. Qualche volta, pertanto, dopo l’iscrizione a ruolo, le concrete possibilità dell’Erario di riscuotere quanto preteso, con il trascorrere del tempo, si riducono a zero. Una pretesa più solida, meglio motivata, invece, avrebbe forse indotto il debitore a definire la sua controversia, magari avvalendosi delle diverse forme di definizione agevolata.


L’approfondimento. Evitare l’ingiusta penalizzazione del contribuente

Ma le conseguenze di una cattiva qualità degli accertamenti si possono leggere anche dal dato, pure fornito alla commissione Finanze della Camera dal Vice Ministro Casero, riguardante gli sgravi effettuati. Una parte di questi sgravi, infatti, potrebbero essere anche conseguenza dell’annullamento in autotutela, da parte dell’Ufficio, dell’accertamento originariamente notificato. Quindi, si tratta di un dato che corrisponde ad un comportamento il quale, seppure generato da una cattiva gestione dell’ufficio, è sicuramente da apprezzare, perché denota la volontà dell’Amministrazione finanziaria di evitare un prelievo il quale, se fosse stato realizzato coattivamente, avrebbe determinato una ingiusta penalizzazione del cittadino, in violazione del principio della capacità contributiva previsto dall’art.53 della Costituzione nonché dallo Statuto dei Diritti del Contribuente. In conclusione, nel commentare i dati della riscossione coattiva, non possiamo non auspicare principalmente l’aumento della riscossione spontanea (più di quella coattiva), frutto della maggiore “compliance” dei cittadini, a ciò incoraggiati da un sistema tributario più equo, da una normativa più semplice e, principalmente, dalla consapevolezza di pagare i tributi in una nuova economia che punti veramente alla crescita del Paese con l’incremento dei posti di lavoro e la riduzione delle spese dello Stato.
Per l’aumento della riscossione coattiva, le misure recentemente introdotte con la legge “del fare”, specialmente nella parte in cui prevedono una maggiore rateizzazione del debito, faranno sicuramente la loro parte, invogliando i cittadini a saldare, magari con comode rate, quanto dovuto.

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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