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Quotidiano di Sicilia

“Su Muos e basi militari, Italia e Usa sono entrambe in difetto”
di Chiara Borzì

Dibattito al Dipartimento di Scienze politiche di Catania: perché dire no alla costruzione dell’antenna Usa. Cariola: “Le condizioni di preesistenza della stazione radar sono incostituzionali”

Tags: Giuseppe Vecchio, Muos, Rosario Sapienza, Agatino Cariola



Catania - Per la prima volta l’Università siciliana affronta il tema delle basi americane in Sicilia e la recentissima questione del Muos. è accaduto a Catania, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali presieduto da Giuseppe Vecchio, meritevole d’aver organizzato l’incontro dal tema “Le basi militari straniere in Italia”.
 
Ad analizzare fenomeno ed eventi sono stati professori esperti di diritto internazionale e legislazione italiana, capaci con le loro esposizioni di chiarire alcuni punti della nota vicenda che sta contribuendo a porre la Sicilia in primo piano nei rapporti internazionali tra Italia e Stati Uniti. All’interno del dibattito sono emerse considerazioni rilevanti.

L’Italia cede sovranità, ma non dovrebbe
“Non c’è un grossa distinzione tra ciò che l’Italia sta concedendo secondo gli accordi dell’Alleanza Atlantica e ciò che coincide con gli accordi stretti con gli Usa – ha evidenziato il professore Rosario Sapienza - in senso sostanziale accade che il nostro Paese, pur non avendo ceduto sovranità, abbia il dovere di chiedere in alcuni casi autorizzazione agli Stati Uniti per intervenire sul proprio stesso territorio”. Sapienza sostiene che non esisterebbero le cosiddette doppie chiavi, ossia il libero accesso di entrambe le parti del trattato alle basi, ma un situazione che esclude di fatto solo l’Italia. I fatti recenti che hanno fatto registrare come imminente un attacco americano alla Siria, che passasse anche dalle basi italiane, ha di fatto avvicinato il nostro Paese ad una possibile contraddizione con il proprio articolo 11 della Costituzione, articolo in cui si ripudia la guerra. “È stata giusta l’opposizione fatta registrare dal ministro degli Esteri Bonino – ha considerato Sapienza – che ha dichiarato di non concedere le basi senza l’ok della Nazioni Unite. Il trattato di alleanza tra Italia e Stati Uniti è solo di tipo difensivo. Da quando il diritto si occupa del campo internazionale – ha concluso l’accademico - tutti i cavilli della legge sono stati messi a servizio di chi potrebbe utilizzarli. Sigonella dovrebbe servire da base d’appoggio, mentre in realtà accade l’opposto. Gli strumenti di diritto internazionale sono particolarmente difficili da applicare in questo campo”.

Le ragioni del Muos violano la Costituzione italiana
“Seppur a distanza di tempo dall’ingresso della Costituzione del ‘48, tardiamo a comprendere due articoli messi a disposizione dal nostro ordinamento: l’articolo 80 e l’articolo 11”. Sono state queste le prime considerazioni esposte dal professore Agatino Cariola. “L’articolo 80 – ha spiegato Cariola - regola l’articolazione dei trattati internazionali e deriva dall’articolo 5 dello Statuto Albertino, in cui era stabilito spettasse al governo presieduto dal re ratificare i trattati internazionali stessi”. Il nostro costituente ha modificato il vecchio ordinamento stabilendo il bisogno di una ratifica in co-adesione con il Parlamento. L’articolo 80 non produce dunque solo un allargamento del consenso, ma una completa trasformazione di senso della materia: la politica internazionale non è più riservata nella mani del governo, ma è sottoposta all’approvazione del Parlamento e dunque del corpo elettore.

Secondo la spiegazione fatta dal professore Cariola, per il caso Muos si devono guardare due trattati: quello pubblico del 1948 e quello segreto del 1954 in cui si disponeva l’utilizzo delle basi e le istallazioni infrastrutturali alleate sul nostro territorio. Il procedimento che ha portato agli accordi segreti del 1954, tramite per cui è giustificata oggi la possibilità di costruire in Italia l’infrastruttura Muos, è incostituzionale. Lo è perché dalla 1948 la Costituzione esige, per l’appunto, una partecipazione del Parlamento alle scelta di politica estera e non la possibilità di stringere accordi esclusivamente interni. Il trattato deve essere quindi ridiscusso.

Cariola si è concentrato anch’egli nell’analizzare l’erronea tendenza italiana a cedere sovranità. “Secondo quando stabilito dall’articolo11 – sostiene - l’Italia concede cessioni di sovranità solo a condizioni di parità. Cede i propri poteri, ma deve poter partecipare sempre al procedimento decisionale”. Questo in realtà non accade, nonostante la nostra Costituzione non sia di serie B, né scompaia di fronte gli ordinamenti internazionali.

Il risvolto allarmante che potrebbe profilarsi dalla scarsa comprensione e applicazione delle leggi in ballo, proietta la Sicilia verso un nuovo paradosso proprio relativo al Muos. Ancora secondo quanto stabilito dall’ordinamento italiano, è previsto che i beni militari costruiti sul nostro territorio da altri stati stranieri siano assorbiti, al termine della loro costruzione, come bene di demanio pubblico.

Tuttavia può essere oggetto di demanio pubblico solo il bene che ha una pubblica utilità, ed il Muos non ricade sotto questa fattispecie, perché un’infrastruttura di simile portata non rientra tra i bisogni di difesa italiani. Ciò potrebbe portare in un futuro ad un conflitto di legittimità che potrebbe risolversi solo attraverso una soluzione: pagare per ottenere il Muos per disporne secondo la nostra utilità.

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Lintervento del Prof. agatino Cariola, al centro (cb)
Lintervento del Prof. agatino Cariola, al centro (cb)