Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Smau: start up al centro, ma la Sicilia è assente. Localizzate a Sud solo il 14% delle innovazioni
di Monica Basile

Le Regioni sono l’anello tra fondi erogati dalla Ce e le imprese italiane per investire in hi-tech, Ict, energia rinnovabile e life science. L’Italia oggi è il Paese a cui spettano più fondi Fesr e Fse dopo Polonia e Spagna ma ne utilizza solo il 40,27%

Tags: Smau, Startup



MILANO - Si è conclusa la 50° edizione di Smau con grande attenzione sulle start up e sul ruolo delle Regioni quali interlocutori principali dell’imprenditore. Anche in questo caso purtroppo la Regione Siciliana era assente ed anche tra gli stand non è stato facile trovare partner delle grandi aziende multinazionali provenienti dal nostro territorio.
 
Grazie al Decreto Crescita Bis nell’ultimo anno sono state molte le iniziative volte a promuovere l’innovazione e le start up nel territorio, in questo scenario le Regioni rappresentano l’anello di congiunzione tra i fondi erogati dalla Comunità europea e le imprese italiane, concretizzando quindi tutte le opportunità per accedere ai bandi e finanziamenti a supporto dell’innovazione . Quindi unico interlocutore istituzionale vicino alle imprese che può accendere quel circolo virtuoso necessario per uscire dalla crisi dando strumenti adatti a conoscere le diverse opportunità.

Lo sforzo fatto finora per le imprese, non è sufficiente , basta analizzare i dati più recenti: le PMI che vendono on line sono il 13% nell’Ue a 27, il 4% in Italia. Si investono in ricerca e sviluppo molte meno risorse rispetto alla media europea (1,26% contro il 2,01%) e i certificati hi tech europei sono solo 3,3 per milione di abitanti contro i 9,3 della media UE a 27. I fondi Fse e Fesr sono fondamentali. L’Italia oggi è il Paese a cui spettano più fondi dopo Polonia e Spagna. Ma ne utilizza solo il 40,27%. Fanno peggio solo Bulgaria e Romania. I più bravi ne utilizzano il 70%. Ci sono regioni che hanno già raggiunto il 70% dello sfruttamento delle risorse, altre sono ferme al 20%. Grande attenzione sulle Smart City ma essere Smart vuol dire avviare una cultura diversa: un processo che prevede tre grandi attori: il territorio, le persone e i digital device.

Un’azienda protagonista del settore come Vodafone, da anni collabora con le PA con l’obiettivo di contribuire concretamente allo sviluppo di soluzioni che consentano a PA e aziende di raggiungere più rapidamente i propri obiettivi di efficienza, offrendo al contempo un miglior servizio a cittadini e clienti, o con progetti di partnership con aziende private come Cento Stazioni che dal 2002 grazie alla liberalizzazione ha permesso di utilizzare al meglio gli immobili delle Stazioni dei Capoluoghi di Provincia che diversamente non avrebbero avuto né uno sviluppo commerciale né una corretta integrazione sul territorio essendo diventati oggi anche luoghi di aggregazione sociale.

Una novità di quest’anno è stata la presentazione da parte di Italia Startup, dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, con il supporto istituzionale del ministero dello Sviluppo Economico, della prima edizione del progetto “The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who”: un’analisi quali-quantitativa dell’intero comparto. I soggetti recensiti appartengono a tutte le categorie dell’ecosistema: startup finanziate, incubatori privati e pubblici/universitari, parchi scientifici e tecnologici, investitori, community online, ecc. Ad oggi sono state recensite 1227 startup innovative in Italia, 113 le startup hi-tech finanziate, 97 sono gli incubatori e acceleratori (64 pubblici e 33 privati), 32 gli investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati), 40 i parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati), 65 gli spazi di coworking e 33 le competizioni dedicate alle startup. Sono poi 7 le associazioni dedicate e 13 le comunità online che offrono risorse agli startupper.

Le startup innovative sono per il 50% localizzate al nord, per il 36% al centro e per il 14% al sud. Complessivamente nel 2012 sono stati investiti 112 milioni di euro in startup hi-tech. Per il 2013 si stima un valore di investimenti complessivi di 110 milioni di euro. Nel 2012 il 70% degli investimenti nelle startup hi-tech è stato effettuato da Investitori istituzionali, mentre il restante 30% fa capo a Business Angel, Family Office e Incubatori/Acceleratori. Osservando la distribuzione degli investimenti sui settori di appartenenza delle startup, il 73% ha un focus sull’ ICT, il 16% nell’energia e nelle rinnovabili, il 9% nelle Life Science.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus